Se fosse me

Nel 1977 ero poco più che un bimbetto ma appassionato di politica grazie a mio padre che mi faceva frequentare la sezione del PCI di Porta a Mare, la sezione “Fabbriche” insieme agli operai che avevano fatto il ’68. 

Nel 1977 venne a parlare Massimo D’Alema, e io, sbarbatello si sarebbe detto, feci presente quello che non mi piaceva nel Partito. Non mi piaceva che le discussioni nelle sezioni fossero finte, come dimostravano le vicende del movimento studentesco di quel periodo. Per quanto noi discutessimo ed avanzassimo proposte, di tutto il nostro parlare a Roma non arrivava niente e le decisioni nella FGCI le prendeva lui, tutti gli altri non contavano niente. 

Sentirlo quindi oggi dire che nel PD di Renzi non c’è discussione e le decisioni vengono tutte prese dal capo, ma fa un po’ sorridere. 

In effetti dopo quel mio intervento nel 1977 e la risposta di D’Alema, non rinnovai più la tessera della FGCI. Non mi meraviglia quindi che coerentemente lui decida di non stare più nel PD di oggi, se fosse me. 

La comunicazione del rischio chimico

In Italia ed in Europa sono state emanate una serie di norme che riguardano la salvaguardia della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra tutti i rischi che devono essere valutati c’è anche il rischio associato all’utilizzo e all’esposizione alle sostanze ed alle miscele (i prodotti costituiti dal mescolamento di più sostanze) pericolose.

Al di là delle sostanze che possono formarsi durante le attività lavorative, per le quali è opportuno consultare un professionista chimico per conoscere quali potrebbero formarsi, in tutte le attività vengono utilizzate sostanze e miscele pericolose (agenti chimici) che si trovano all’interno di contenitori di varia forma e volume. Considerate che oltre il 90% dei prodotti che utilizziamo per le operazioni di pulizia sono classificati pericolosi. Ci accorgiamo di trovarci di fronte ad un agente chimico pericoloso quando, guardandone l’etichetta, ci accorgiamo della presenza di un simbolo di pericolo. Qui sotto vedete ciò che c’è sul CIF Gel Candeggina, che si trova in molte delle nostre case.

corrosivo

Lo vedete quello che apparentemente è un rombo (ma in realtà è un quadrato) con il bordo rosso ed un disegno di due provette che gocciolano un liquido su una mano e su un pezzetto di metallo? Quel simbolo indica che la miscela contenuto in qual contenitore è corrosiva.Questo non è il solo simbolo esistente, ma ne esistono altri per indicare altre caratteristiche di pericolo. Sono pericoli per la sicurezza o pericoli per la salute.

Questi simboli sono stati cambiati qualche anno fa dall’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA), ma i nuovi sono entrati in vigore il 1 giugno 2015, quindi circa un anno e mezzo fa. Tra questi simboli c’era, prima, il simbolo delle sostanze tossiche e molto tossiche che tutti associavano facilmente ad un qualcosa pericoloso per la salute. Prima il simbolo era fatto così (a sinistra) e nella nuova versione è così (a destra).

Non è cambiato un granché, giusto? Il teschio con le tibie incrociate dà un’idea abbastanza immediata del fatto che ci troviamo di fronte ad un qualcosa di pericoloso per la salute. Sono definiti agenti chimici tossici tutti quelli che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono implicare rischi per la salute, di gravità variabile, e raramente la morte in piccola quantità. In questa definizione c’è un concetto che è bene conoscere che riguarda la dose e manca invece una indicazione sulla possibilità che gli effetti indesiderati si possano manifestare in modo acuto (in breve  tempo dopo l’esposizione) o in modo cronico (in tempi lunghi dopo l’esposizione).

L’aspetto della dose è troppo spesso dimenticato, soprattutto da coloro che di questa materia capiscono poco o niente ma amano fare del sensazionalismo da divulgare attraverso gli allarmi dati sulla rete. Vale ogni volta la pena di ricordare che Paracelso nel 1500 affermò una cosa che è alla base anche della moderna tossicologia.

 Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.

Volete un esempio di come funziona questa cosa della dose? Prendiamo come esempio l’alcool etilico. Se beviamo un bicchiere di vino durante un pasto non abbiamo alcun effetto sulla nostra salute. Se ne beviamo tre, avremo degli effetti sul nostro umore e sulla nostra attenzione (e sul nostro portafoglio se una pattuglia della stradale ci fermerà all’uscita del ristorante mentre stiamo guidando), ma nessun effetto particolare sulla nostra salute. Se però tutti i giorni dovessimo bere ad ogni pasto una bottiglia di vino è probabile che dopo qualche anno andiamo incontro ad una malattia cronica ben conosciuta che si chiama cirrosi epatica (effetto cronico). Se mi scolassi una bottiglia di vodka in un breve tempo è probabile che vada incontro ad un coma etilico (effetto acuto), di cui sono piene le cronache dei giornali che parlano dei ragazzi molto giovani che si sballano così.

Anche sostanze apparentemente innocue possono avere effetti tossici. Quelle sostanze non sono classificate tossiche solo perché la dose che serve a far manifestare l’effetto dannoso è piuttosto elevata. Per esempio l’ingestione di una quantità di acqua vicina ai 10 litri può portare ad ua grave patologia che si chiama iponatriemia che si verifica allorquando (grossolanamente) si ingerisce una quantità d’acqua superiore rispetto a quella che i nostri reni riescono a filtrare.

Quindi non esistono sostanze sicure in assoluto e non esistono sostanze tossiche in assoluto: in tutti i casi a dar luogo agli effetti tossici è la dose della sostanza che viene assunta. Chiaro?

Bene, ora che abbiamo chiarito dobbiamo però parlare delle sostanze classificate cancerogene. Purtroppo in generale non è possibile stabilire una “dose sicura” per le sostanze che causano il cancro. Per alcune sostanze cancerogene correlate con il lavoro è consigliabile adottare una politica basata su una eliminazione del 100 %, anche se questo in pratica non è mai possibile perché non possiamo mai essere sicuri di aver eliminato una sostanza completamente ma solo di averla eliminata, al massimo, fino al suo limite di rilevabilità strumentale (il livello più basso che riusciamo ad individuare attraverso un’alidi chimica). Non è possibile, in pratica, l’eliminazione completa di molte sostanze disperse nell’ambiente (consideriamo che esistono centinaia di sostanze cancerogene che hanno origine completamente naturale) e per questo motivo ad alcune sostanze cancerogene sono associate delle concentrazioni di esposizione ridotte ad un livello da essere considerate accettabili dalla società (si dice per esempio che si accetta che solo 1 persona ogni milione o dieci o cento milioni di persone esposte a quella concentrazione possa sviluppare il cancro).
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Nel sistema precedente le sostanze cancerogene erano associate allo stesso simbolo di pericolo delle sostanze tossiche, ovvero questo. Il fatto di vedere il teschio con le tibie incrociate allarmava le persone che, anche se non sapevano se la sostanza fosse “solo” tossica o addirittura cancerogena, comunque si preoccupava.

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Oggi le sostanze cancerogene sono associate ad un nuovo simbolo di pericolo che è questo a sinistra. IN realtà questo simbolo si usa per le sostanze classificate tossiche a lungo termine (croniche), alle cancerogene, alle mutagene ed alle sostanze tossiche per i ciclo riproduttivo.

Ogni volta che guardo questo simbolo mi faccio una domanda: siamo sicuri che le persone che trovano questo simbolo sul contenitore di una sostanza o una miscela (per esempio uno smacchiatore per tessuti che si compra al
supermercato), siano allarmate del pericolo che questo simbolo vuol comunicare? Ho l’impressione che, non essendoci stata una campagna di sensibilizzazione sul significato dei simboli di pericolo, in realtà le persone comuni non abbiano idea del pericolo da associare a questa strana figura di mezzobusto ed in realtà sottovalutino il rischio che invece nelle intenzioni di chi ha creato quel simbolo avrebbe dovuto essere enfatizzato. Abbiamo fatto un buon lavoro nel comunicare quel pericolo? Io non ho naturalmente una soluzione migliore.

carcinogen-symbol-iso-warning-sticker-lb-2622Anche il simbolo della doppia elica interrotta proposto dalla ANSI ISO, non è più facilmente identificabile di quella scelta dall’ONU con il Global Harmonised System a livello mondiale senza avere un’idea di cosa sia la doppia elica del DNA. Certo però che occorre fare un’opera di sensibilizzazione per far capire quanto più pericolosa sia la silhouette dell’uomo esplodente rispetto al pericolo che ci fa intravedere.

Un tentativo di spiegazione l’hanno fatto una serie di agenzie europee (tra cui l’INAIL per l’Italia), attraverso un cartone animato, non so quanto efficace.

Il tribunale per le notizie

Nei giorni scorsi, ma già ieri e oggi molto meno, si è acceso un dibattito sulla, chiamiamola, bontà delle notizie. È sotto gli occhi di tutti che una buona parte dell’opinione pubblica si abbeveri alle fonti di siti propinatori di notizie verosimili ma false come i soldi del Monopoli. Il fatto che la stragrande maggioranza di questi siti costruttori di colossali panzane, alle quali molti desiderano credere per corroborare il proprio giudizio nei confronti dei propri avversari politici, siano in mano ad una società che detiene la proprietà del secondo più votato partito italiano, non pare secondario. 

Il consenso elettorale basato su questa che è chiamata post-verità, non perché venga “dopo” ma perché va oltre la verità (è questa la corretta interpretazione di questa locuzione), non è un fenomeno solo italiano, visto che si dice sia stato alla base del successo di Trump nelle elezioni presidenziali americane. Per questo Google e Facebook, i due collettori di notizie più potenti presenti nel web, hanno dichiarato di voler modificare i loro algoritmi per scovare e non divulgare le notizie false. 

Può questa attività di scrematura o di censura, se vogliamo chiamarla con il suo appropriato nome, essere lasciata in mano a delle società private che hanno nel loro scopo sociale solo quello di far soldi e non quello di rendere il mondo più giusto? È quello che si è chiesto il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella che ha proposto la creazione di una rete di organismi nazionali indipendenti capace di identificare e rimuovere le notizie false. 

Si è alzata, potente, una voce a stroncare l’iniziativa, quella di Beppe Grillo, sentitosi chiamato in causa, visto che i siti di cui parlavamo all’inizio sono sostanzialmente i suoi. La sua controproposta è stata la creazione di una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei Tg. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del Tg o in prima pagina. Come facciano i cittadini scelti a sorte a stabilire quale notizia sia vera e quale sia falsa non è dato sapere, visto che i suddetti cittadini, o comunque una gran parte di questi, giudicano ogni giorno come vere delle bufale colossali. 

I giornali di carta, e ormai vecchia memoria, così come i telegiornali di tutte le reti in onda nel nostro Paese, si sono a loro volta ribellati, citando a volte Eco sull’inaffidabilità della rete, nella speranza che la loro indignazione riuscisse a rimbalzare sulle pareti di vetro dei nostri smartphone o computer. Non si rendono conto, o forse lo sanno perfettamente, che i gattini sulle colonne destre dei siti web delle loro testate online o gli ammiccamenti alle wags di questo o quel calciatore hanno lo stesso scopo delle bufale di molti siti farsa ovvero far arrivare su una certa pagina del world wide web, il famigerato www, per poter guadagnare soldi a colpi di click. Stessa strategia e stesso risultato, l’obiettivo non è informare ma fare soldi con le non notizie. Il tempio dell’informazione non è nient’altro che un mercato. 

E di non notizie, in questi anni, anche le testate reputate come più prestigiose, si sono riempite, tanto da alimentare le “notizie che non lo erano” e farle diventare un libro. Ve lo ricordate il caso del Fluad, il vaccino antinfluenzale che ogni giorno ammazzava persone tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015? Quella notizia raccontata male creò un allarmismo che ha fatto sì che il 2015 sia stato l’anno in cui per la prima volta dal 1945, l’aspettativa di vita delle persone sua diminuita: gli anziani e le persone a rischio non si sono vaccinati, il numero dei morti a causa delle complicazioni derivate dal l’influenza è stato più alto rispetto agli anni precedenti, la durata media della vita ne è risultata regredita nei numeri. E anche questa notizia è stata usata male dai giornali benpensanti, che hanno benpensato di attribuirne il risultato alla crisi, all’inquinamento, alle scie chimiche e all’affermarsi di Belzebù. Aspettiamo in gloria i dati sul 2016 per vedere se è come dicono loro, dispensatori di allarmismi che hanno lo scopo di far vendere più copie dei loro giornali o far arrivare più internauti sulle loro homepage, o se si dimostrerà che sono degli irresponsabili che hanno causato la morte prematura di migliaia di individui. 

Noi ci accapigliamo con i nostri stessi amici che ritwittano e condividono articoli dei quali presumono la correttezza e imparzialità. In realtà siamo pedine in mano di editori, imprese ma anche singoli individui senza scrupoli, con in mente una sola cosa: il guadagno.  L’unico strumento che abbiamo in mano è studiare, leggere, imparare, verificare come si arriva alla fonte, valutare la reputazione dei vari intermediatori senza avere sott’occhio le stellette di TripAdvisor. Anche quelle sono drogate da personaggi che si offrono ai ristoratori e dietro il pagamento di una quota, anche modesta, mettono 50-100 recensioni positive su un tal locale. Le 5 stelle di quel sistema sono troppe volte non meritate perché false, ricevute con un trucco che noi che leggiamo le recensioni non riusciamo a vedere, come non vediamo i trucchi dei maghi che presenziano alle feste di paese. Per scoprirlo dobbiamo andare a vedere, forse farci fregare una volta, se abbiamo gli strumenti per capirlo. Lo stesso è nella politica. Invece di fermarsi a leggere le recensioni facendoci fregare da quelli che dicono le cose che ci aspettiamo di sentire, andiamo, partecipiamo, diciamo la nostra guidati dall’onestà prima di tutto intellettuale. Non possono averla coloro che per mestiere metteno in giro la post-verità, che con la post-politica aspirano a raggiungere il potere, che non si lasciano giudicare ma pretendono di giudicare. Siccome, come visto, i propinatori delle bufale paiono essere da tutte le parti, siamo sicuri che valga la pena acciuffarsi tra di noi? Non sarebbe il caso che mettessimo i nostri sforzi insieme per affermare la verità rifuggendo dai mercanti nel tempio?

Roma-Italia

Con il sempre più probabile scaricamento di Virginia Raggi da parte del Movimento 5 Stelle (l’avete sentito ieri Alessandro Di Battista), si accettano scommesse: si voterà prima per le politiche o per il Comune di Roma?

L’intrepidezza

Cosa serve per governare? Secondo me c’è bisogno di avere una visione del futuro che guidi le decisioni. Putrtoppo solo il futuro potrà dire se le decisioni prese sono state corrette o sbagliate. Ma se la paura di sbagliare ti permette solo di volgere le spalle ai problemi e al massimo  rimandare, allora non stai governando. 

Le soluzioni devono essere meditate e non prese frettolosamente. Ma poi occorre prenderle ed a niente vale se le procrastini all’infinito.

“Il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare”. 

La testa nel pallone

Vivo vicino a Pisa e chi segue il calcio, non come me, avrà percepito che la squadra del Pisa Calcio, che milita in serie B, è in cattive acque. 

Non so nulla della vicenda, ne ho seguito qualche risvolto leggendo distrattamente i post su facebook di qualche conoscente tifoso. Ci sono, tra queste, persone rispettabilissime, persone di intelligenza acuta ma che di fronte a questa passione perdono il lume della ragione. Come quando qualche mese fa inscenarono una manifestazione che bloccò la stazione ferroviaria della città o quando leggo che avrebbero voluto impedire alla squadra di partire per una trasferta. 

Credo di essere una persona tutto sommato tollerante, ma queste manifestazioni fuori dalle righe non le tollero. Non come singole persone, ma come gruppo, questi conoscenti non farebbero mai una manifestazione per sensibilizzare la cittadinanza al fenomeno del femminicidio, per far capire ai ragazzi l’abominio rappresentato dal bullismo, per protestare contri la chiusura di una bibblioteca pubblica. E invece si strepita, ci si imbufalisce, si impegnano ogni settimana migliaia di cosiddette forze dell’ordine per 22 persone che giocano per farci divertire. Divertire, avete capito bene. Ma anche se fosse business, ci si può brutalizzare per il business di qualcun’altro? A loro non toccano nemmeno le briciole del business che c’è dietro. Eppure si incatenano, rovesciano cassonetti (mi sa che è per quello che se ne vedono sempre meno, altro che raccolta differenziata porta a porta). 

Datevi una calmata, riprendete a ragionare, fate arrivare ossigeno al cervello e togliete la testa dal pallone. È bella anche una partita tra Bellani eFreccia  Azzurra. 

Rispettate le donne!

Ho scorto, in questi giorni, un garbato invito agli stranieri che arrivano in Italia a rispettare le nostre leggi, come facciamo noi ed a rispettare lo donne, come facciamo noi. Ecco, forse è meglio non fare come facciamo noi, visto che nei primi 350 giorni dell’anno 2016 i nostri connazionali hanno commesso 112 femminicidi.

Gabriella Fabbiano
5
 dicembre
Caterina Perotta
5
 dicembre
Jennifer Sterlecchini
2
 dicembre
Elizabeth Huayta Quispe
Anna Manuguerra
Maria Melziade
Rosamaria Radicci
Angela Doppiu
Maria Rita Tomasoni
9
 novembre
Teresa Castellone
2
 novembre
Giada Agrosi
2
 novembre
Martina Agrosi
2
 novembre
Rosanna Prete
2
 novembre
Aisha Bentifour
Nona Movila
Natalina Montanaro
Stefania Formicola
Patrizia Gallo
Nadia Arcudi
Santina Lodi
Olga Shugai
8
 ottobre
Lamiae Chriqi
6
 ottobre
Olga Matei
6
 ottobre
Natalina Carnelli
Giulia Ballestri
Elisa Pavarani
Pashke Babaj
Carmela Aparo
Gianna del Gaudio
Maddalena Pavesi
Barbara Fontana
Rosaria Lentini
3
 agosto
Vania Vannucchi
3
 agosto
Marina Zuccarello
Giuseppina Minatel
Gisella Purpura
Loretta Gisotti
Maria Licari
Catia Dell'Omarino
Diana Gogoroia
T.N.
8
 luglio
Mariela Josefina Santos Cruz
Gilberto Manoel Da Silva
Manuela Preceruti
Bernadette Fella
Simona Rossi
Paola Borghi
Maria Ungureanu
Bruna Innocenti
Virginia Quaranta
Angelina Fusco
Fernando Thiago Batista
Esther Johnson
Micaela Masella
Maria Adeodata Losa
Rosa Grossi
Alessandra Maffezzoli
9
 giugno
Michela Di Baldo
8
 giugno
Lavdije Kruja
7
 giugno
Federica De Luca
7
 giugno
Kamaljit Kaur
1
 giugno
Maria Teresa Meo
Isabella Panzella
Sara Di Pietrantonio
Danielle Claudine Chatelain
Anna Recalcati
 Deborah Desiree Fuso
Natalia Gorbati
Michela Noli
Mariangela Mancini
Mariana Szekeres
Slavica Kostic
Annalisa Bartolini
Assunta Finizio
Emilia Casarin
Liliana Bartolini
Valentina Tarallo
Fiorella Radaelli
Liliana Mimou
Moira Giacomelli
9
 aprile
Franca Ranghino
7
 aprile
Elena Salmaso
5
 aprile
Monica De Rossi
5
 aprile
Sabina Iuliana Chis
Rosa Landi
Laura Germignani
Mirella Guth
6
 marzo
Mariana Caraus
3
 marzo
Gisella Nano
1
 marzo
Rodica Monteanu
Anna Maria Luci
Marianna Luberto
Ernestina Bianca Chiari
Larisa Elena
Mirela Balan
Marinella Pellegrini
2
 febbraio
Luana Finocchiaro
1
 febbraio
Anna Giordanelli
Nerina Zennaro Molinari
Patrizia Alvigini
Isabella Noventa
Gloria Rosboch
Nelly Pagnussat
Nadia Guessons
Ashley Olsen
9
 gennaio
Bonaria Sanna
8
 gennaio
Katia Havrylyuk
8
 gennaio
Marina Havrylyuk
8
 gennaio
Gemma Majerotto
4
 gennaio