La prima volta

Non è la prima volta che scrivo qui dei miei buoni propositi per l’anno nuovo, ma c’è sempre la prima volta per qualcosa di nuovo che ci si propone di fare e che ci fa stare sereni forse per un giorno.

Non è neppure la prima volta che ho voglia di scrivere di corsa, questa passione che ormai mi accompagna da 5 anni. Ricordo la prima volta che vidi la maratona di Pisa, sarà stato il ’98 o il ’99. Ero nei pressi di Calci con quella che oggi è mia moglie, Silvia. Mi chiedevo come fosse possibile rallentare il traffico per ore (forse al tempo avrò pensato non ad un rallentamento ma ad un vero e proprio blocco) ma ricordo di essere stato in fila forse per 10 minuti. “Come fa questa gente a voler correre tra le macchine che sgassano a pochi metri dai loro polmoni? come fanno a ridursi così, madidi di sudore e trasfigurati in volto dalla fatica”. Abbassai anche il finestrino per dire ad uno in fondo “vai, che arrivi primo!” Coglione!

Poi il 1° gennaio del 2008 ho cominciato a correre io ed era la prima volta, lo sapete già. Non che prima non avessi mai corso, ma il ricordo della corsa era il ricordo di quella che la maggior parte delle volte era una punizione. Anche le squadre di basket che ho allenato per venticinque anni all’inizio della stagione la prima cosa che facevano era correre e se qualcosa andava storto nell’allenamento “10 giri di corsa!”. Ricordo questi ragazzi poco più che ventenni correre dietro all’attempato preparatore atletico e loro andavano lemmi come se superarlo avesse voluto dire mancargli di rispetto. Ricordo anche la prima volta che Ida, preparatrice di una mia squadra, disse ai miei increduli cestisti “correte a bocca aperta e parlate!”. Era una rivoluzione per tutti quelli come me che avevano sempre sentito dire che si corre a bocca chiusa e guai a proferite parola. Invece per correre ci vuole aria da far arrivare ai polmoni e con la bocca aperta ne entra decisamente molta di più. Ricordo la prima volta che a Federico feci fare, a lui ed a tutti i ragazzi della squadra di Ghezzano, quella interminabile corsa di 20 minuti (ovvero il tempo di un tempo di partita) a cui lui arrivò primo. Per gli altri, quasi tutti gli altri, fu una tortura. Lui ora corre per ore nelle ultramaratone magari anche grazie a me.

La prima volta che ho corso in gruppo è stato il 1° gennaio dell’anno successivo. Corsi per la corsa di San Rossino. Mi fece conoscere il gruppo al quale dopo poco mi sono iscritto, il G.P. Rossini. Quella salita è stata dura, ma in compagnia non puoi smettere e la feci tutta. Emozionante fu anche la mia prima corsa competitiva un mese dopo per la mezza Santa Margherita Ligure-Portofino. Quanta gente accalcata in quella piazza e che odori. Ho un buon ricordo anche della prima maratona, unica tra le mie maratone a non essere portata a termine. Mi ritirai proprio lì, a Calci, dove avevo visto altri dieci anni prima arrancare. Nessun coglione mi urlò “vai che arrivi primo”. La prima maratona terminata fu giusto qualche mese dopo a Lucca in 4 ore e un mondo, e dopo un anno a Venezia la mia prima volta sotto le 4 ore: mi veniva da piangere al telefono con Silvia tanta era la soddisfazione. E della prima volta di una maratona all’estero, a Londra, vogliamo parlarne? È stata anche la prima volta che ho fatto una raccolta di beneficenza; non ebbi il risultato sperato ma sono ancora grato a quanti contribuirono. Nè mi dimenticherò facilmente la non maratona nella mia prima volta a New York City: prima o poi ci tornerò a quella maratona non tanto per la corsa quanto per la città.
La prima volta che ho letto un libro che in qualche modo parlava di corsa è stato quando ho letto quello di Murakami. Ogni volta che ci penso penso che il titolo in italiano sia completamente sbagliato, avrebbero fatto bene a tradurre quello originale. Perché la piacevolezza della corsa sta in massima parte lì, nell’avere il tempo di pensare. Si avrebbero dovuto intitolarlo “ciò di cui parlo quando parlo di corsa” e non ammiccare allo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, if you know what I mean.

Detto tutto questo, un po’ di fretta e senza approfondire tanto, qualcuno si stupirà leggendo il mio buon proposito per il nuovo anno. Nel nuovo anno smetto. Si, avete letto bene. Smetto di correre. Meglio, smetto di correre lento. Quest’anno correrò veloce! Ci deve essere una prima volta anche per questo.

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23 ottobre, maratona di Lucca

Ieri mattina appena uscito di casa per raggiungere la partenza della Maratona di Lucca ho incontrato Alessandro che mi ha chiesto se avessi un obiettivo per la mia corsa. Io gli ho ripetuto quello che in settimana avevo detto a Paolo, a Donatella, a Ivo ed a tutti quelli che me l’avevano chiesto. Il programma di allenamento che sto seguendo in vista della Maratona di Firenze per oggi diceva 30 km a ritmo maratona +7″ e due chilometri a rm -20″ ovvero un lunghissimo alla Tergat. Poi, avevo detto, l’idea è di iniziare a camminare, farmi raggiungere dai palloncini delle 4 ore, e, se ce la faccio, andare all’arrivo con loro. Rispetto alle maratone della scorsa primavera sarebbe un discreto miglioramento, anche se non il mio primato personale fatto proprio un anno fa a Venezia.
A Lucca alla partenza la temperatura è piuttosto rigida, circa 4°C, e sono soddisfatto della scelta di indossare i pantaloni a pinocchietto, che tiene le cosce coperte e non fa consumare subito un bel po’ di calorie per mantenerle in temperatura, e maglia a maniche lunghe.
Quanti saremo? Secondo me non si arriva ad 800, ma comunque il clima è come al solito di festa. L’impressione è che in molti, come me, abbiano deciso di correre questa maratona come preparazione per qualcos’altro: Firenze, Pisa, …
Si parte, come sempre tra frizzi e lazzi. Qualcuno con i palloncini si lamenta che quelli della Rossini che a tutte le maratone gli si appicchiamo addosso come sanguisughe. Vedo un nutrito gruppo di podisti tutto spostato sulla destra della carreggiata sulle mura dietro i palloncini delle 4h15′. Mi avvicino e scopro che una delle pacer indossa una mise che non trova (posso dire giustamente?) l’approvazione di una sua compagna di squadra: pantacollant neri trasparenti che lasciano vedere (senza intra) delle minuscole mutande altrettanto nere (non trasparenti). Si sa l’uomo è spesso allupato e con tutti gli in bocca al lupo del pre-gara il comportamento è stimolato…
Dopo i quattro chilometri di mura e lo scorcio nel centro cittadino si esce sul lungo rettilineo che porta verso Ponte a Moriano. Il mio passo si stabilizza su un 5’14″/km che è qualche secondo più veloce del preventivato, ma insomma, ci può stare. Salto il ristoro dei 5 km, ma voglio fare tutti gli altri. Peccato che le bottigliette d’acqua che prendo ai 10 ed ai 15 km siano gelate: forse non si poteva fare diversamente, ma certo che durante la tapasciate del Tre Province il tea caldo non manca mai ad ogni ristoro e stamani ci sarebbe stato proprio bene…
In lontananza scorgo i palloncini azzurri delle 3h45′; sembra che rimangano sempre lì e non si avvicinino mai. L’iPhone, con il quale corro, è impostato per dirmi a voce ad ogni chilometro il passo medio. Ho aumentato un poco e sono a 5’12”. Uso la tecnica che ho letto di nuovo qualche giorno fa su un sito americano: puntare uno di quelli che ti stanno davanti per cercare di raggiungerlo. Quando li sei accanto concentrati sul tuo respiro, non ascoltare il suo ed inquadra il prossimo obiettivo. Funziona. Solo quando raggiungo una ragazza mi deconcentro perché il suo respiro è proprio pesante. Abbiamo passato il ventesimo e tra poco c’è il giro di boa della mezza.
Ai 21,097 il mio cronometro segna 1h 50′ 42″, secondo più secondo meno. Al ventiquattresimo inquadro davanti a me Graziano, che oggi corre la sua 165° maratona. Scambiamo due parole. Mi dice che i palloncini delle 3 e 45 ormai sono lì e sono in vantaggio sul tempo di almeno 2 minuti e mezzo. Al cartello dei 25 li raggiungo. Ad uno dei pacer i palloncini sono scoppiati. Gli chiedo se per caso se l’è mangiati. Lui risponde chiedendomi come mai ho ancora così tanto spirito, evidentemente quelli accanto a lui non sono più tanto presenti. Tanto tra un po’ mi fermo, rispondo io, ai 30 manca poco.
Mi accorgo che ho nella tasca dietro dei pantaloncini un gel, ma non ne sento il bisogno eppoi mi dico che oggi voglio provare senza: fossero stati quelli che a Milano ed a Trieste hanno contribuito a scombussolare il mio intestino?
Ai 30 aumento la velocità: 4’57″/km. Vado avanti per un km e mezzo e sento che ce la faccio ma un tarlo mi entra nella testa: e la la finissi? Inconsciamente rallento. Infatti dopo un po’ sento che l’iPhone dice la media è diventata 5’13”, poi 5’14”. Va bene, va bene. Il mio l’ho fatto. Certo più di quei due che da una decina di km stanno viaggiando con me. Peccato che si alternino uno correndo e l’altro cavalcando una bicicletta. Certi tratti sono tutti e due in bicicletta con uno sulla canna. Cerco di scorgere il loro numero di pettorale, perché questa è una cosa che mi sta francamente sugli zebedei, ma gli astuti l’hanno coperto…
Si entra a Lucca. C’è una stretta curva a gomito con salita al cartello che segna il chilometro 38 che ci riporta sulle mura da percorrere in senso inverso rispetto ai primi km. Incontro Marco. È venuto con Alessandro in bicicletta per seguire Matteo e gli altri. Mi dà una grossa mano dal punto di vista psicologico, perché davvero adesso potrei rallentare molto, sono stanco. Mi racconta degli altri, di Fabio che non è poi così lontano, mi da la spinta sulla discesa che riporta verso piazza Napoleone. Sento anche Ale che mi scorge dietro un gruppetto di 6-7 persone che mi precede ma che io sto superando quando ormai mancano i fatidici 195 metri alla fine. Taglio il traguardo sfinito. L’ultimo chilometro a 4’55”, ed il tempo finale 3h 41′ 37″, il mio record frantumato di ben 7 minuti. Firenze, ci vediamo tra un mese!

Untitled per valterballantini in Garmin Connect – Dettagli.

dall’Arno alla Verru’a

Da due giorni lotto con un forte mal di schiena che mi ha costretto praticamente a stare sdraiato. Ma stamani non ho potuto non andare ad una non competitiva locale che si chiama “Dall’Arno alla Verru’a”.
Come tutte le non competitive si parte ad un orario compreso tra le 7,45 e le 8,15. ed all’arrivo c’e’ una festa a base di cibarie. Io sono arrivato alle 8,00 sul posto e c’era gente che era gia’ arrivata alla fine e mangiava un risotto fumante…
Piu’ di 2000 partecipanti ai nastri di partenza con persone che erano li’ per fare una marcia, chi con il cane, diversi li’ per correre 🙂
Era possibile scegliere tra diversi percorsi: 3, 6, 9, 14, 18 e 23 km. Sono partito pensando di fare la 14 ma poi al bivio ho tirato dritto per la 18. Giunto al bivio tra 18 e 23 ho scelto quella corta ed e’ cominciata la salita.



I ragazzi sul percorso hanno detto che era meno dura di quella dell’anno scorso ma per me e’ stata terribile: piu’ di 2 km con dislivello di 200 m Il GPS dice che ho salito per 450 m ma e’ francamente troppo). Strada sterrata con tanti sassi. Non ce l’ho fatta. Ho camminato. E la discesa e’ stata peggiore: una mulattiera.

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Dopo due km di discesa uno pensa di aver finito ed invece niente, altra salita, altro km per me terribile in salita ed un altro in discesa…
Poi finalmente in piano, il sorriso sulla faccia di quasi tutti. Arrivo con la schiena a pezzi, prendo il mio pacco gara /1 kg di pasta e mezzo litro di latte fresco), bevo te caldo e mangio torta di mele e due bruschette.
Ci pensero’ bene prima di partecipare ad un’altra di queste non competitive.

dall'arno alla verru'a
corsa non competitiva Dall’Arno alla Verru’a