Dove cade la mela dell’albero scosso

L’Italia è un Paese di destra. Lo è stato dalle prime elezioni democratiche e lo è rimasta praticamente sempre. È una destra che si è connotata di anticomunismo, anche quando i comunisti sono, anche nominalmente, scomparsi. Ricordate le parole d’ordine di Silvio Berlusconi nel 1994? Non erano, nella sostanza, diverse da quelle dei manifesti elettorali con la frase dio di vede, Stalin no.
Le vittorie dell’Ulivo prodigano sono state ottenute grazie all’apporto di esponenti e partiti di destra: da Lamberto Dini a Clemente Mastella. Senza quei voti, e presentandosi unito, il centrodestra avrebbe vinto anche quelle due volte lì. Anche dopo i disastri dell’ultima volta, il debito, lo spread, i “nostri” non sono riusciti ad andare oltre l’onorevole non vittoria.
Poi è arrivato Renzi, certamente non accusabile di essere comunista, e alle prime elezioni possibili chi, turandosi il naso in nome dell’anticomunismo votava di là, votò Partito Democratico ottenendo più del 40% dei suffragi. Una cosa mai vista.
Una serie di errori ma soprattutto non essersi saputo difendere da una serie di attacchi, molti dei quali pretestuosi, ha denudato il Re. Il Movimento 5 Stelle ed i suoi esponenti hanno iniziato un martellante attacco mediatico che ha scosso dalle radici l’albero, mettendo in evidenza le manchevolezze del progetto politico renziano. I giornali, inizialmente accondiscendenti nei confronti del fiorentino, hanno iniziato a prendere le distanze ed a raccontarne le pecche, le cose non riuscite, modificando, a volte artatamente, la reale portata di molte delle iniziative renziane.
Tutti hanno pensato, loro per primi, che tutto ciò avrebbe aperto praterie per le truppe penta stellate, pronte a raccogliere i frutti caduti dall’albero scosso. Ed invece non sta andando così. L’elettorato di destra, attratto inizialmente dal non più comunista partito di sinistra, si è guardato indietro ed avendo visto che Renzi non c’è più è tornato alla casa del padre. Il centrodestra vola nei sondaggi. Nessuno ricorda più i disastri ante 2012, la condanna a Berlusconi per evasione fiscale (il reato grazie al quale l’Italia è nelle condizioni disastrose nelle quali si trova, il reato per il quale nostri connazionali rubano migliaia di volte più di tutti i politici messi insieme con i loro privilegi), i soldi rubati dalla Lega con il finanziamento pubblico dei partiti. Invece di votare M5S, del quale, avendo sale nella zucca, non si fidano, gli italiani si schierano di nuovo dalla parte verso la quale hanno sempre votato. A raccogliere le mele cadute dall’albero renziano sarà di nuovo Silvio Berlusconi e non Luigi di Maio, il cui compito sarà, come ai tempi in cui ha avuto un lavoro vero, accompagnare i vip nelle poltrone della tribuna che vanno a vedere lo spettacolo.

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