Strategia Energetica Nazionale e chimica

Oggi il governo ha presentato la Strategia Energetica Nazionale, http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/strategia-energetica-nazionale, un piano decennale sul sistema energetico che ha vari obiettivi tra i quali si distinguono l’efficentamento, lo sviluppo economico, la riduzione delle emissioni di gas serra facendo ricorso a maggiori quantità di fonti rinnovabili. A parte la stranezza di un piano che va oltre gli orizzonti di questo governo ormai a termine (se vinceanno le destre o il M5S, le strategie potrebbero cambiare radicalmente) ci sono un paio di punti che non mi pare siano del tutto chiari al Ministero dell’Ambiente Galletti. Una delle azioni proposte riguarda l’incentivazione per l’acquisto di auto elettriche con l’obiettivi di arrivare a 5 milioni entro il 2030, per ridurre la quantità di emissioni di CO₂. Queste cosa, di per se apprezzabile, non arriverà a cogliere l’obiettivo se non si incrementa in modo significativo la produzione da fonti alternative a quelle fossili, ma anzi, rischia di aumentare le emissioni. L’elettricità che alimenterà quelle auto deve essere prodotta da un’altra parte e questo genera uno spreco di energia.

Il primo dovuto ad un doppio passaggio da materiali che producono energia chimica, ad energia chimica che deve essere trasformata in energia elettrica, cosa che termodinamicamente porta ad una perdita netta, il secondo causato dalla dispersione, che può arrivare al 50%, dovuta alla necessità di trasportare l’energia dal luogo di produzione al posto dove l’auto dovrà essere caricata. L’abbandono dell’orizzonte dell’auto all’idrogeno ed in generale dell’economia all’idrogeno teorizzata ormai più di 10 anni fa da Rifkin, a me sembra poco lungimirante e scientificamente scorretta. 

Il secondo riguarda la trasformazione che dovranno avere i nostri centri urbani per raccogliere questa massa di ipotizzate auto elettriche. I 5 milioni di auto che si hanno come obiettivo vogliono dire, mediamente, 50mila auto a provincia. In un posto come Pisa, per esempio, potrebbe voler dire realizzare 5-10mila posti di ricarica delle auto elettriche. Rapportato ai numeri odierni di colonnine per auto elettriche, qualche decina, vuol dire stravolgere completamente l’aspetto urbano ed un investimento monstre. 

A questo si aggiungono, oggi, i tempi necessari alla ricarica di una batteria. La sfida per migliorare questo processo è una sfida prima di tutto chimica! Trovare un materiale che permetta di accumulare una quantità di energia sufficiente a consentire gli spostamenti necessari per muoversi all’interno delle città in tempi brevi dovrebbe essere uno degli orizzonti a cui puntare. Così come tutto chimico è l’obiettivo di trovare un materiale che permetta di riprodurre artificialmente la fotosintesi, processo antientropico di produzione di energia. Per questo l’avvicinamento di un sempre maggior numero di giovani allo studio della scienza chimica è auspicabile, così come un reindirizzamento della ricerca delle nostre università verso questo settore. Purtroppo ho più di un timore che questo aspetto non venga colto dai nostri. 

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