La comunicazione del rischio chimico

In Italia ed in Europa sono state emanate una serie di norme che riguardano la salvaguardia della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra tutti i rischi che devono essere valutati c’è anche il rischio associato all’utilizzo e all’esposizione alle sostanze ed alle miscele (i prodotti costituiti dal mescolamento di più sostanze) pericolose.

Al di là delle sostanze che possono formarsi durante le attività lavorative, per le quali è opportuno consultare un professionista chimico per conoscere quali potrebbero formarsi, in tutte le attività vengono utilizzate sostanze e miscele pericolose (agenti chimici) che si trovano all’interno di contenitori di varia forma e volume. Considerate che oltre il 90% dei prodotti che utilizziamo per le operazioni di pulizia sono classificati pericolosi. Ci accorgiamo di trovarci di fronte ad un agente chimico pericoloso quando, guardandone l’etichetta, ci accorgiamo della presenza di un simbolo di pericolo. Qui sotto vedete ciò che c’è sul CIF Gel Candeggina, che si trova in molte delle nostre case.

corrosivo

Lo vedete quello che apparentemente è un rombo (ma in realtà è un quadrato) con il bordo rosso ed un disegno di due provette che gocciolano un liquido su una mano e su un pezzetto di metallo? Quel simbolo indica che la miscela contenuto in qual contenitore è corrosiva.Questo non è il solo simbolo esistente, ma ne esistono altri per indicare altre caratteristiche di pericolo. Sono pericoli per la sicurezza o pericoli per la salute.

Questi simboli sono stati cambiati qualche anno fa dall’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA), ma i nuovi sono entrati in vigore il 1 giugno 2015, quindi circa un anno e mezzo fa. Tra questi simboli c’era, prima, il simbolo delle sostanze tossiche e molto tossiche che tutti associavano facilmente ad un qualcosa pericoloso per la salute. Prima il simbolo era fatto così (a sinistra) e nella nuova versione è così (a destra).

Non è cambiato un granché, giusto? Il teschio con le tibie incrociate dà un’idea abbastanza immediata del fatto che ci troviamo di fronte ad un qualcosa di pericoloso per la salute. Sono definiti agenti chimici tossici tutti quelli che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono implicare rischi per la salute, di gravità variabile, e raramente la morte in piccola quantità. In questa definizione c’è un concetto che è bene conoscere che riguarda la dose e manca invece una indicazione sulla possibilità che gli effetti indesiderati si possano manifestare in modo acuto (in breve  tempo dopo l’esposizione) o in modo cronico (in tempi lunghi dopo l’esposizione).

L’aspetto della dose è troppo spesso dimenticato, soprattutto da coloro che di questa materia capiscono poco o niente ma amano fare del sensazionalismo da divulgare attraverso gli allarmi dati sulla rete. Vale ogni volta la pena di ricordare che Paracelso nel 1500 affermò una cosa che è alla base anche della moderna tossicologia.

 Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.

Volete un esempio di come funziona questa cosa della dose? Prendiamo come esempio l’alcool etilico. Se beviamo un bicchiere di vino durante un pasto non abbiamo alcun effetto sulla nostra salute. Se ne beviamo tre, avremo degli effetti sul nostro umore e sulla nostra attenzione (e sul nostro portafoglio se una pattuglia della stradale ci fermerà all’uscita del ristorante mentre stiamo guidando), ma nessun effetto particolare sulla nostra salute. Se però tutti i giorni dovessimo bere ad ogni pasto una bottiglia di vino è probabile che dopo qualche anno andiamo incontro ad una malattia cronica ben conosciuta che si chiama cirrosi epatica (effetto cronico). Se mi scolassi una bottiglia di vodka in un breve tempo è probabile che vada incontro ad un coma etilico (effetto acuto), di cui sono piene le cronache dei giornali che parlano dei ragazzi molto giovani che si sballano così.

Anche sostanze apparentemente innocue possono avere effetti tossici. Quelle sostanze non sono classificate tossiche solo perché la dose che serve a far manifestare l’effetto dannoso è piuttosto elevata. Per esempio l’ingestione di una quantità di acqua vicina ai 10 litri può portare ad ua grave patologia che si chiama iponatriemia che si verifica allorquando (grossolanamente) si ingerisce una quantità d’acqua superiore rispetto a quella che i nostri reni riescono a filtrare.

Quindi non esistono sostanze sicure in assoluto e non esistono sostanze tossiche in assoluto: in tutti i casi a dar luogo agli effetti tossici è la dose della sostanza che viene assunta. Chiaro?

Bene, ora che abbiamo chiarito dobbiamo però parlare delle sostanze classificate cancerogene. Purtroppo in generale non è possibile stabilire una “dose sicura” per le sostanze che causano il cancro. Per alcune sostanze cancerogene correlate con il lavoro è consigliabile adottare una politica basata su una eliminazione del 100 %, anche se questo in pratica non è mai possibile perché non possiamo mai essere sicuri di aver eliminato una sostanza completamente ma solo di averla eliminata, al massimo, fino al suo limite di rilevabilità strumentale (il livello più basso che riusciamo ad individuare attraverso un’alidi chimica). Non è possibile, in pratica, l’eliminazione completa di molte sostanze disperse nell’ambiente (consideriamo che esistono centinaia di sostanze cancerogene che hanno origine completamente naturale) e per questo motivo ad alcune sostanze cancerogene sono associate delle concentrazioni di esposizione ridotte ad un livello da essere considerate accettabili dalla società (si dice per esempio che si accetta che solo 1 persona ogni milione o dieci o cento milioni di persone esposte a quella concentrazione possa sviluppare il cancro).
1024px-hazard_t-svg

Nel sistema precedente le sostanze cancerogene erano associate allo stesso simbolo di pericolo delle sostanze tossiche, ovvero questo. Il fatto di vedere il teschio con le tibie incrociate allarmava le persone che, anche se non sapevano se la sostanza fosse “solo” tossica o addirittura cancerogena, comunque si preoccupava.

img_14681

Oggi le sostanze cancerogene sono associate ad un nuovo simbolo di pericolo che è questo a sinistra. IN realtà questo simbolo si usa per le sostanze classificate tossiche a lungo termine (croniche), alle cancerogene, alle mutagene ed alle sostanze tossiche per i ciclo riproduttivo.

Ogni volta che guardo questo simbolo mi faccio una domanda: siamo sicuri che le persone che trovano questo simbolo sul contenitore di una sostanza o una miscela (per esempio uno smacchiatore per tessuti che si compra al
supermercato), siano allarmate del pericolo che questo simbolo vuol comunicare? Ho l’impressione che, non essendoci stata una campagna di sensibilizzazione sul significato dei simboli di pericolo, in realtà le persone comuni non abbiano idea del pericolo da associare a questa strana figura di mezzobusto ed in realtà sottovalutino il rischio che invece nelle intenzioni di chi ha creato quel simbolo avrebbe dovuto essere enfatizzato. Abbiamo fatto un buon lavoro nel comunicare quel pericolo? Io non ho naturalmente una soluzione migliore.

carcinogen-symbol-iso-warning-sticker-lb-2622Anche il simbolo della doppia elica interrotta proposto dalla ANSI ISO, non è più facilmente identificabile di quella scelta dall’ONU con il Global Harmonised System a livello mondiale senza avere un’idea di cosa sia la doppia elica del DNA. Certo però che occorre fare un’opera di sensibilizzazione per far capire quanto più pericolosa sia la silhouette dell’uomo esplodente rispetto al pericolo che ci fa intravedere.

Un tentativo di spiegazione l’hanno fatto una serie di agenzie europee (tra cui l’INAIL per l’Italia), attraverso un cartone animato, non so quanto efficace.