Il tribunale per le notizie

Nei giorni scorsi, ma già ieri e oggi molto meno, si è acceso un dibattito sulla, chiamiamola, bontà delle notizie. È sotto gli occhi di tutti che una buona parte dell’opinione pubblica si abbeveri alle fonti di siti propinatori di notizie verosimili ma false come i soldi del Monopoli. Il fatto che la stragrande maggioranza di questi siti costruttori di colossali panzane, alle quali molti desiderano credere per corroborare il proprio giudizio nei confronti dei propri avversari politici, siano in mano ad una società che detiene la proprietà del secondo più votato partito italiano, non pare secondario. 

Il consenso elettorale basato su questa che è chiamata post-verità, non perché venga “dopo” ma perché va oltre la verità (è questa la corretta interpretazione di questa locuzione), non è un fenomeno solo italiano, visto che si dice sia stato alla base del successo di Trump nelle elezioni presidenziali americane. Per questo Google e Facebook, i due collettori di notizie più potenti presenti nel web, hanno dichiarato di voler modificare i loro algoritmi per scovare e non divulgare le notizie false. 

Può questa attività di scrematura o di censura, se vogliamo chiamarla con il suo appropriato nome, essere lasciata in mano a delle società private che hanno nel loro scopo sociale solo quello di far soldi e non quello di rendere il mondo più giusto? È quello che si è chiesto il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella che ha proposto la creazione di una rete di organismi nazionali indipendenti capace di identificare e rimuovere le notizie false. 

Si è alzata, potente, una voce a stroncare l’iniziativa, quella di Beppe Grillo, sentitosi chiamato in causa, visto che i siti di cui parlavamo all’inizio sono sostanzialmente i suoi. La sua controproposta è stata la creazione di una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei Tg. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del Tg o in prima pagina. Come facciano i cittadini scelti a sorte a stabilire quale notizia sia vera e quale sia falsa non è dato sapere, visto che i suddetti cittadini, o comunque una gran parte di questi, giudicano ogni giorno come vere delle bufale colossali. 

I giornali di carta, e ormai vecchia memoria, così come i telegiornali di tutte le reti in onda nel nostro Paese, si sono a loro volta ribellati, citando a volte Eco sull’inaffidabilità della rete, nella speranza che la loro indignazione riuscisse a rimbalzare sulle pareti di vetro dei nostri smartphone o computer. Non si rendono conto, o forse lo sanno perfettamente, che i gattini sulle colonne destre dei siti web delle loro testate online o gli ammiccamenti alle wags di questo o quel calciatore hanno lo stesso scopo delle bufale di molti siti farsa ovvero far arrivare su una certa pagina del world wide web, il famigerato www, per poter guadagnare soldi a colpi di click. Stessa strategia e stesso risultato, l’obiettivo non è informare ma fare soldi con le non notizie. Il tempio dell’informazione non è nient’altro che un mercato. 

E di non notizie, in questi anni, anche le testate reputate come più prestigiose, si sono riempite, tanto da alimentare le “notizie che non lo erano” e farle diventare un libro. Ve lo ricordate il caso del Fluad, il vaccino antinfluenzale che ogni giorno ammazzava persone tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015? Quella notizia raccontata male creò un allarmismo che ha fatto sì che il 2015 sia stato l’anno in cui per la prima volta dal 1945, l’aspettativa di vita delle persone sua diminuita: gli anziani e le persone a rischio non si sono vaccinati, il numero dei morti a causa delle complicazioni derivate dal l’influenza è stato più alto rispetto agli anni precedenti, la durata media della vita ne è risultata regredita nei numeri. E anche questa notizia è stata usata male dai giornali benpensanti, che hanno benpensato di attribuirne il risultato alla crisi, all’inquinamento, alle scie chimiche e all’affermarsi di Belzebù. Aspettiamo in gloria i dati sul 2016 per vedere se è come dicono loro, dispensatori di allarmismi che hanno lo scopo di far vendere più copie dei loro giornali o far arrivare più internauti sulle loro homepage, o se si dimostrerà che sono degli irresponsabili che hanno causato la morte prematura di migliaia di individui. 

Noi ci accapigliamo con i nostri stessi amici che ritwittano e condividono articoli dei quali presumono la correttezza e imparzialità. In realtà siamo pedine in mano di editori, imprese ma anche singoli individui senza scrupoli, con in mente una sola cosa: il guadagno.  L’unico strumento che abbiamo in mano è studiare, leggere, imparare, verificare come si arriva alla fonte, valutare la reputazione dei vari intermediatori senza avere sott’occhio le stellette di TripAdvisor. Anche quelle sono drogate da personaggi che si offrono ai ristoratori e dietro il pagamento di una quota, anche modesta, mettono 50-100 recensioni positive su un tal locale. Le 5 stelle di quel sistema sono troppe volte non meritate perché false, ricevute con un trucco che noi che leggiamo le recensioni non riusciamo a vedere, come non vediamo i trucchi dei maghi che presenziano alle feste di paese. Per scoprirlo dobbiamo andare a vedere, forse farci fregare una volta, se abbiamo gli strumenti per capirlo. Lo stesso è nella politica. Invece di fermarsi a leggere le recensioni facendoci fregare da quelli che dicono le cose che ci aspettiamo di sentire, andiamo, partecipiamo, diciamo la nostra guidati dall’onestà prima di tutto intellettuale. Non possono averla coloro che per mestiere metteno in giro la post-verità, che con la post-politica aspirano a raggiungere il potere, che non si lasciano giudicare ma pretendono di giudicare. Siccome, come visto, i propinatori delle bufale paiono essere da tutte le parti, siamo sicuri che valga la pena acciuffarsi tra di noi? Non sarebbe il caso che mettessimo i nostri sforzi insieme per affermare la verità rifuggendo dai mercanti nel tempio?

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