Com’è questa cosa del vitalizio?

In questi giorni sento da parte anche di commentatori importanti e non sprovveduti, che i parlamentari starebbero pensando alla possibilità di andare avanti fino al 15 settembre 2017 per poter avere il vitalizio. È una cosa non esattamente vera.

Il vitalizio infatti è stato abolito dal governo Monti ed i parlamentari di questa e delle prossime legislature non godranno più di questa elargizione. Ma i parlamentari pagano i loro contributi previdenziali obbligatori per legge. Da quei contributi viene poi calcolata proporzionalmente la pensione  che percepiranno una volta raggiunti i 65 anni. Quello che versano è pari all’8,8% della loro indennità parlamentare lorda. Visto che il loro stipendio è di circa 10400 circa, vuol dire che versano poco più di 900 € al mese di contributi e quindi fino ad ora (46 mesi dopo l’inizio della legislatura) hanno versato circa 42mila euro di contributi.

Per i lavoratori il requisito per poter avere la pensione, oltre all’età anagrafica, è quello di aver versato i contributi previdenziali per almeno 20 anni (ma ci sono situazioni per le quali ne bastano anche “solo” 15). I parlamentari per avere diritto alla pensione devono versare i contributi almeno per 4 anni 6 mesi ed un giorno. Può sembrare poco, ma questo tempo deve essere parametro al fatto che sono pochi coloro che rimangono in parlamento per più di una legislatura, ovvero 5 anni.

Questa situazione riguarda tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle, tutti alla prima legislatura, ma anche molti degli altri, per esempio 209 del PD. In tutto sono 608 su un totale di 945 parlamentari (417 alla Camera e 191 al Senato). Se la legislatura dovesse finire prima del 15 settembre 2017, i 42mila euro che hanno versato verrebbero persi.

Naturalmente la cosa che non torna è che la “pensione” dei parlamentari che siedono in Parlamento da prima del 2012 non viene calcolata così. Ma questo non riguarda  i parlamentari alla prima legislatura, che ricordo è iniziata nel 2013, che sono quelli di cui si sta parlando.

La pensione dei parlamentari alla prima legislatura, se questa durerà fino al 15 settembre 2017, verrà calcolata con il metodo contributivo e sarà pari a circa 230 € al mese una volta raggiunti i 65 anni di età. Siamo sicuri che la ragione per tirare per la le lunghe questa legislatura sia questa?

Nel bilancio 2015 della Camera dei deputati, la voce «Assegni vitalizi di reversibilità», è stata pari a 25,3 milioni di euro, per il Senato circa 18 milioni, per un totale di 43 milioni. Visto che i risparmi di 50 milioni che si sarebbero ottenuti con l’abolizione del Senato sono stati giudicati dai più una robetta di poco conto, forse non dovremmo scandalizzarci neppure per questa uscita.