La mia bolla

Ho appena letto un post su Facebook della mia amica Daniela. Per come la conosco, e la conosco da una vita, Daniela è una persona intelligente, sensibile e non superficiale. Quando ero un ragazzino, la domenica mattina andavo a portare il giornale (L’Unità, perché al tempo non esisteva altro giornale, come esisteva il Partito e subito riconoscevo quale) a casa sua. Sua mamma lo comprava, chissà se per convinzione o solo perché in fondo mi voleva bene.

Daniela ha scritto quello che, mi pare, pensa la maggior parte delle persone che non si sono appassionate alla questione referendum, perché i suoi interessi sono altri che la politica. A me sembra incredibile che oggi, dopo mesi che se ne parla, dopo che si sono consumati fiumi d’inchiostro, usate miliardi di parole, ci spossa essere qualcuno che ancora non sa su cosa il 4 dicembre si vada a votare esattamente. Che ci sia qualcuno che dica, come succede su molti dei referendum per i quali siamo stati chiamati ad esprimerci in questi anni, che “chi è per il si deve votare no e chi è per il no deve votare si”. Ma invece è proprio così.
Leggevo, qualche giorno fa, un articolo su ilpost.it relativo alle “bolle”. Ognuno di noi è immerso in una sua bolla, con dentro le cose che gli interessano e spesso non ha idea di quello che succede nelle bolle degli altri. C’è chi sa tutto sul campionato di calcio, chi conosce tutte le uscite dell’ultimo mese di Sellerio, chi quali sono i colori di quest’anno, chi quali sono gli spettacoli in cartellone questa stagione al Teatro Verdi, chi cos’è un cover up, chi la composizione chimica della luna (siccome ha i buchi qualcuno pensa sia fatta di groviera). Una bolla naturalmente non è fatta di un solo argomento, ma di molti, così ci sarà chi riesce a conciliare il calcio con la musica e la letteratura, e chi concilierà il teatro, con la moda ed il windsurf. Non voglio giudicare se la mia bolla sia più degna di essere conosciuta della bolla di un altro, non credo di potermelo permettere, anzi credo che nessuno si possa permettere di giudicare la bolla di nessun’altro. E lo snobismo non mi piace. Però certo, mi aspetterei che alcune notizie di base fossero patrimonio di tutti perché apprese negli anni della scuola dell’obbligo.
Tutti paiono d’accordo sull’abolizione del CNEL, anzi forse sarebbe meglio dire che a nessuno interessa un fico secco del fatto che il CNEL rimanga in vita. Ma pochissimi sanno cosa sia il CNEL, Consiglio Nazionale Economia e Lavoro? Io l’ho scoperto quando qualche anno fa mi è stato chiesto di far parte di una commissione istituita al suo interno. Ne ho fatto parte per 3 anni e tutt’oggi mi arrivano delle mail dal CNEL che mi raccontano cosa si fa lì dentro. Il CNEL è un organo inserito nella costituzione del 1948 che aveva il compito di essere di supporto dei ministeri e del Parlamento, perché composto dai rappresentanti delle più disparate categorie sociali: imprenditori, sindacati, professioni liberali, università, ecc. Durante la Costituente infatti si parlò per un certo tempo di un luogo dove le varie categorie potessero incontrarsi e proporre soluzioni condivise relativamente all’economia del Paese. Per questo ci furono forze politiche che volevano che fosse il Senato il luogo del confronto tra le diverse categorie. Non se ne fece di niente, e alla fine le due assemblee elettive, per un compromesso tra destra e sinistra, finirono per avere i medesimi compiti, ma elettorato passivo (elettori che lo votavano) ed attivo (persone che venivano elette) diversi. Pareva però necessario che le varie anime “non politiche” del Paese si incontrassero e presentassero le loro proposte. Così fu inserito il CNEL. In 68 anni però il CNEL non è stato usato per gli scopi per il quale era nato e ci si è resi conto che nonostante producesse studi di alto livello, poco, pochissimo veniva messo in pratica e sfociava in leggi. Per questo la conoscenza del CNEL non è tra le nozioni che ci si aspetta che tutti debbano conoscere, e a nessuno pare interessare se il CNEL sopravviverà o meno, ad eccezione forse di quelli che ci lavorano o la praticano.
Quindi? Quindi niente. Ci si appassiona, si discute, ci si scambiano le idee sulle cose che ci interessano. Nella mia bolla mi appassiona, discuto e scambio idee, bene o male, di politica, di chimica, di basket, di corsa, di matematica, di libri, un po’ di musica, di cose da mangiare e anche di altro. A volte sconfino nelle bolle dei miei conoscenti ma anche di perfetti sconosciuti. Forse dovrei smettere e rimanere nella mia. Per non dare fastidio e non averne dagli altri.

Non vedo l’ora che tutto cambi

Credo che ciascuno di noi rifletta su ciò che gli accade intorno e di cosa sarebbe meglio per lui/lei e per le persone che lo/la circondano. Anche un evento apparentemente lontano come le elezioni americane questa notte, al di là delle conseguenze che si avranno nel mondo e nei rapporti tra Stati, ha avuto delle conseguenze sulla mia percezione di quello che mi circonda. Sto pensando ad alta voce perché non voglio che gli avvenimenti mi passino addosso come le gocce d’acqua in una giornata di pioggia.

Per alcuni, per le borse ad esempio, sembra che non sia successo assolutamente niente. Questo corrobora, ancora una volta, la mia idea Che alla finanza non importi niente delle decisioni che chi è al di fuori del suo cerchio prende. Non contano le politiche dei governi, non contano le persone che fanno le cose, che si spremono le meningi per cercare le soluzioni ai problemi della maggioranza.

Ormai al posto dei proletari di tutto il mondo in nome della lotta al capitale, gli elettori di tutto il mondo si stanno unendo contro coloro che rappresentano i governanti che si alternano da trent’anni a questa parte. Una moltitudine vuole votare per il “nessuno dei suddetti” del film di trent’anni fa con Richard Prior. Come dargli torto? Basta guardare le condizioni nelle quali viviamo, le ruberie, il ladrocini che si sono ripetuti indipendentemente dal coloro coloro che avevano vinto le elezioni. Anche se non sono tutti uguali, perché io sono convinto che non siano tutti uguali, c’è la voglia di avere a che fare solo con quelli che non sono neanche minimamente imparentati con quelli che ci sono stati fino ad ora. Non è una questione di onestà. I cartelli sventolati con scritta quella parola, gli slogan urlati a ritmo con tre sillabe facili facili, sono una facciata che gratifica gli urlatori, ma non è davvero quello che muove loro. Perché non si può urlare a squarciagola onestà eppoi votare per un truffatore, uno che non ha pagato le tasse per vent’anni cantandosene, che ha abusato più donne senza colpo ferire nella patria delle opportunità; e non si può nemmeno in Italia dove il leader degli onesti è una persona responsabile e condannata per la morte di tre persone dovuta a sua imperizia (non colpa). 

Però non ne possiamo più dei suddetti, dei parolai, dei manovrati dalla finanza, dai cosiddetti poteri forti e vogliamo affidarci a due nuovi leader che in vita loro non hanno mai fatto niente, nessun mestiere, nessuna verificata capacità se non quella di non essere neppure lontanamente imparentati con i suddetti. 

Davvero, non vedo l’ora che questo cambiamento arrivi, non solo nelle città, alcune anche importanti, ma al governo del Paese. Vorrei davvero vedere se è possibile un altro modo di fare politica e di governare, reggere le sorti di uno Stato in modo nuovo e diverso. Perché è inutile continuare a rimandare, procrastinare l’improcrastinabile, sostituire coloro che abbiamo giudicato incapaci con coloro che non sappiamo se lo saranno. Con Trump è un salto nel buio. Ne riparleremo tra quattro anni o forse prima se l’incapacità sarà palese ed i suoi controllori, ovvero i cittadini americani, si renderanno conto di essere caduti nella brace. È una scommessa ed i gambler, gli scommettitori, hanno deciso di giocare. 

In Italia il salto sarà nello stesso buio o forse di più. Ma dobbiamo accertarci se cambiare si può. Vogliamo prima aspettare le prove che i nuovi ci daranno nelle città o giocare subito la partita grossa, che il tempo ormai non può più aspettare? Sto cominciando a pensare che la volontà della maggioranza sia di provate il salto, sperare che i sei numeri che usciranno dalle urne siano quelli del biglietto che abbiamo in mano. Chi saranno coloro che guideranno il cambiamento. Ci fidiamo delle loro capacità? Sulla base di quali fatti? 

Per favore, fate vincere il cambiamento alle prossime elezioni. Perché vinca il cambiamento c’è necessità che l’italicum non cambi, altrimenti i nuovi non avranno mai i numeri per formare un governo. Però, mi spiace, io non ce la farò a votare quel simbolo lì, magari mi asterrò. Non voglio dover dire anch’io che tutto è cambiato accorgendomi che nulla sarà cambiato per davvero, che governare è una cosa diversa, che gli ideali si scontrano con la necessità di scontentare per forza qualcuno. D’altra parte se non vedo l’ora è solo perché ho dimenticato di mettere l’orologio nel taschino. 

La mossa del cavallo

No, non ci sto! Sarei d’accordo ma lo sarò davvero solo se cambiate A, B, C e anche D. Mando a trattare per me quello che ha conteso a lui il vertice dell’organizzazione.Sorprendentemente cambiano A, B, C e anche D. Io l’avevo sparata alta perché ero sicuro che non avrebbero accettato mai. E ora? Ora, siccome delle mie richieste in realtà non me n’è mai fregato veramente niente, chi se ne frega se le hai accettate? IO NON CI STO!

Se adesso mi mandano a spigare, me e la ditta, non mi posso lamentare. O no? Se non ci sto, queste modifiche non verranno mai fatte. E, dico io tornando me stesso, speriamo davvero che non si facciano. 

Chi sicuramente non vincerà 

Stasera a 8eMezzo Scalfari ha detto che voterà SI solo se si toglierà il ballottaggio per non far vincere il M5S. 

Nei giorni scorsi, più volte, Alessandro Di Battista ed il M5S hanno detto che vogliono modificare radicalmente la legge elettorale.  Dicono, che pur sapendo che a loro farebbe comodo la nuova legge attualmente in vigore, visto che tutti i sondaggi danno loro vincitori al ballottaggio, secondo loro l’Italicum non è giusto. Fa loro onore, ma cambiare condannerebbe il M5S ad una futura nuova opposizione. Infatti il Presidente della Repubblica chiamerebbe probabilmente uno di loro al Quirinale, ma verificato che non avrebbero i numeri per ottenere la fiducia in Parlamento, non volendo fare alleanze con altri, sarebbe costretto a revocare il mandato. Il risultato sarebbe non governare, ovvero l’obiettivo cui vuol giungere Scalfari. 

Renzi ha detto che potrebbe essere disposto a cambiare l’Italicum, ma tutti sanno che non ha intenzione di farlo, tanto è vero che la sinistra interna al PD continua a sbraitare che stia solo perderndo tempo in attesa di andare al referendum. D’altra parte il Presidente del Consiglio ha ripetuto fino allo sfinimento che il suo obiettivo è quello di avere la sera stessa delle elezioni la certezza  di chi governerà. Nessuna legge elettorale proporzionale permetterà di arrivare a questo risultato. Quindi, pur sapendo che i sondaggi dicono che al ballottaggio con ogni probabilità il PD perderebbe contro il M5S, vuol andare avanti per la sua strada. Fa a lui onore preseverare nella sua convinzione. Forse in cuor suo crede che il PD potrebbe ottenere più del 4o% alle prossime politiche, come già avvenuto alla ultime Europee. Il ragionamento è legato al fatto che se al referendum dovesse vincere il NO, lui si farebbe da parte uscendo sconfitto in modo inequivocabile. Ma se dovesse vincere il SI, visto che il PD, e nemmeno tutto, è praticamente l’unico partito a sostenere l’approvazione della riforma costituzionale, potrebbe non essere imposdibile ottenere, in quel caso, più del 40% alle elezioni politiche e quindi il premio di maggioranza. Se un partito prende più del 40% il ballottaggio non si fa. 

Qualunque cosa succeda, quindi c’è un Partito che non vincerà per davvero, ma si accontenterà di dire, a loro parere, le cose giuste.