Il problema dello stipendio dei parlamentari 

Il PD e i suoi esponenti e parlamentari sono un partito e gente di merda. Hanno infatti affossato il disegno di legge per il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari. 

Il ddl è in realtà tornato alla commissione parlamentare che non aveva espresso il necessario parere come avviene per tutti i ddl. 

Lo stipendio del parlamentare è legato a quello di un giudice della Corte Costituzionale che però non mi risulta venga toccato. Spero che al più presto si intervenga anche su questi, su quelli dei giudici della Cassazione e sui dirigenti pubblici e delle azoende pubbliche che, tra l’altro, secondo me svolgono mansioni mano importanti di quelle dei parlamentari. 

Se ho fatto bene i conti, con la riduzione dello stipendio dei mangiapane a ufo risparmieremo 20 milioni l’anno, ovvero 35 centesimi di euro ad italiano. 20 milioni di euro su circa 520 miliardi (non milioni) di euro di bilancio dello Stato, pari allo 0,004%. 

Per questo voterò SI al referendum del 4 dicembre con il quale grazie all’abolizione dello stipendio per tutti i senatori (risparmio di altri 20 milioni l’anno), la riduzione consistente dello stipendio dei consiglieri regionali e la sparizione definitiva dei Consigli e delle Giunte provinciali in totale, secondo i pessimisti, si risparmieranno 50 milioni l’anno e secondo il Governo, ma io non ci credo, 500 milioni complessivamente. 

Ora, vi chiedo, quello che ho detto è coerente? Perché da quello che leggo chi è d’accordo con la prima parte è contro la seconda e chi vuole la seconda non sembra d’accordo con la prima. Boh. 

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I sondaggi sull’esito del referendum

In questi giorni se ne sentono tante sui sondaggi fatti dai vari istituti di ricerca e commissionati da giornali, televisione, partiti, ecc. e di variazioni tendenziali.
Siccome mi piace andare a vedere davvero come stanno le cose ho fatto una piccola tabella con i risultati dei quelli realizzati la settimana scorsa e pubblicati nel corso di questa sul sito deputato a raccoglierli tutti, www.sondaggipoliticoelettorali.it

Questo è ciò che viene fuori. Tra un paio di settimane ricontrollerò.

data Istituto SI NO
10/10 Domopolis 49,3 50,7
13/10 Index Research 48,6 51,4
14/10 Winpoll 46 54
14/10 Tecnè 48 52
14/10 Euromedia Research 47 53
15/10 IPR Marketing 48,5 51,5
media settimanale 48 52

L’immunità parlamentare per i senatori

Con l’immunità parlamentare è consentito sottoporre ad indagini i parlamentari senza richiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza, arrestare il parlamentare in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna e mettere in arresto il parlamentare nel caso in cui sia colto nell’atto di commettere un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Non è invece consentito all’autorità giudiziaria, senza la preventiva autorizzazione della Camera sottoporre a perquisizione personale o domiciliare il parlamentare, arrestare o privare della libertà personale il membro del Parlamento ad eccezione di una sentenza irrevocabile o della flagranza, e procedere ad intercettazioni delle conversazioni o comunicazioni e a sequestro della corrispondenza.

Quanti sono oggi i senatori che godono dell’immunità parlamentare (qui c’è un interessante articolo del giugno di quest’anno su Internazionale a proposito dell’immunità parlamentare in Turchia. Cosa c’entra? È giusto per capire qual è il significato di questo istituto)? Sono 315, più i 5 designati a vita dal Presidente della Repubblica, più gli ex Presidenti. 

Quanti saranno i senatori che avranno l’immunità parlamentare se al referendum di dicembre vincerà il si? 95 più 5 designati non più a vita dal Presidente della Repubblica. 

Questi 100 si aggiungeranno ai 320? No. I 100 saranno al posto dei 320. Vuol dire che se vincerà il “SI” ci saranno 220 politici in meno che avranno l’immunità parlamentare. Capito? Se voti no ad avere l’immunità saranno in 320, se vince il SI saranno 100. 

Qui c’è un articolo su come funziona l’immunità negli altri Paesi, perché questa cosa non è solo italiana. Ci sarà un motivo per cui è prevista?

La certificazione del biologico e non solo

La puntata di Report su Rai3 del 10 ottobre 2016, intitolata BioIllogico,  ha messo in cattiva luce tutta la produzione agricola cosiddetta biologica. Ci sono alcune riflessioni che l’inchiesta mi ha fatto sorgere.

La prima riguarda il fatto che nella maggior parte dei casi le analisi chimiche fatte sui prodotti tradizionali e su quelli biologici porta agli stessi risultati.

La seconda che la migliore qualità anche organolettica dei prodotti biologici rispetto a quelli tradizionali è nella maggior parte dei casi millantata.

La terza che in un mondo nel quale la tradizione viene venduta come il faro a cui rivolgersi, nel campo agricolo la tradizione è vista con sospetto.

La quarta riguarda il valore della certificazione. Non solo quella che riguarda i prodotti biologici ma anche le certificazioni nel campo aziendale, la iso 9000 sui sistemi di qualità aziendale, la 14000 sulla certificazione ambientale, la 8000 che riguarda la certificazione etica, la 18000 con la quale si certificano i sistemi di gestione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

I sistemi di certificazione funzionano, tutti, attraverso la valutazione da parte di un soggetto terzo, indipendente da coloro che si fanno controllare e da coloro che usano le attività dei controllati, per attestare le performance rispetto a regole standardizzate. Le regole standardizzate servono in modo che siano chiari i principi su cui si basano ed avere la certezza che tutti sappiano quali sono i limiti entro cui il controllo ha valore. Tutti i sistemi, per esempio, prevedono il rispetto delle leggi che regolano quel settore.

Tutti i sistemi di certificazione sono ad adesione volontaria. L’impresa che lavora nel campo agricolo non è obbligata a lavorare secondo i criteri della produzione biologica. Se lo vuol fare è una sua scelta. Lo stesso nessuna impresa è obbligata a lavorare secondo gli standard di qualità previsti dalla norma iso 9000; farlo è una scelta dell’imprenditore o del consiglio di amministrazione di un’impresa.

Il lavoro di controllo da parte del soggetto terzo, organismo di certificazione, ha un costo ed il soggetto terzo è sempre un’impresa. Chi paga quindi il costo? In un sistema ideale, il costo di un soggetto terzo indipendente dovrebbe essere pagato dai due soggetti interessati alla certificazione, ovvero colui che si fa controllare e colui che vuol essere certo che l’impresa lavora rispettando un certo standard.

Sapere quale impresa voglia farsi certificare è piuttosto facile. L’impresa manifesta in modo evidente la sua volontà di aderire ad un sistema volontario. Sapere quale cliente di quell’impresa voglia che l’impresa sia certificata è più complicato. Io potrei volere assolutamente che il produttore dei miei prodotti ortofrutticoli lavori secondo il metodo biologico ma ai miei vicini potrebbe non importare niente, altri potrebbero, anche se interessati, non poterselo permettere visto che i prodotti biologici costano di più degli altri. Quindi gli unici a cui è ragionevolmente possibile addebitare i costi dei controlli sono coloro che aderiscono volontariamente al sistema.

Certo, il fatto che chi deve essere controllato paghi di fa il controllo non pare quantomeno eticamente corretto. Il sistema allora ha previsto che gli organismi di certificazione siano a loro volta acrediatati da un organismo senza fini di lucro che ha come soci Ministeri, grandi amministrazioni nazionali, organizzazioni d’impresa e professionali, e le altri parti interessate come associazioni di consumatori e sindacati. Questo organismo di accreditamento in Italia si chiama Accredia che opera in base al Regolamento Europeo 765/2008.

C’è anche un altro possibile problema. Dal momento che il controllo fatto dal soggetto terzo implica quasi le interruzioni delle attività lavorative, i controlli no sono a sorpresa ma pianificati. L’impresa che subisce il controllo viene avvertita con largo anticipo del giorno in cui verrà fatta l’ispezione. In questo tempo potrebbe essere possibile far sparire tutto quanto di non conforme è avvenuto dall’ultima ispezione. Un bravo ispettore però, di norma, si accorge di questi “aggiustamenti”.

Il sistema non è evidentemente perfetto se accadono le cose riportate nella trasmissione Report, ma mette in evidenza come le nostre scelte debbano avere alla loro base la conoscenza. Dire genericamente “voglio mangiare prodotti biologici”, così come “voglio che i servizi erogati da una certa impresa siano resi in modo etico ovvero non sfruttando i lavoratori qui e in qualunque parte del mondo”, è un’aspirazione del tutto legittima. Per accertarsi del rispetto di queste aspettative ci si deve fidare di chi produce i prodotti che vogliamo o di chi eroga i servizi di cui abbiamo bisogno o ci si deve fidare di coloro che si propongono di controllare in vece nostra. Se qualcuno si prende gioco della nostra fiducia commette una frode e, se preso, ne risponderà alle autorità competenti, quando scoperto (qui entrerebbero in gioco il numero dei controllori e le tasse e, scusate, in questo momento passo). Se non ci fidiamo, e da quanto abbiamo visto ci sono ragioni per non fidarsi, è inutile cercare i sistemi certificati, di qualunque tipo essi siano.

Il Parlamento illegittimo

Alcuni dei contrari alla riforma Costituzionale, dicono che dal momento che questo Parlamento è stato eletto con una legge valutata poi incostituzionale dalla Corte, gli atti emanati sarebbero illegittimi. 

Le cose stanno un po’ diversamente e lo dice proprio la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale. 

“Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti.

Del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali.

[…] le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare.”

La sentenza completa è disponibile qui http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1#

La scelta dei Senatori

La composizione dell’eventuale nuovo Senato è regolata dall’art. 57. 

Il Senato è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. 

In totale, quindi, al massimo ci saranno 100 senatori ma comunque almeno 95. Oggi sono trecentoquindici più 6 eletti all’estero più quelli a vita il cui numero non è ben determinato perché l’art. 59 dice che il Presidente della Repubblica ne può nominare 5. Pertini e Cossiga ne nominarono 5 a testa, Ciampi e Napolitano li nominarono solo in sostituzione di altri senatori morti. Poi ci sono gli ex Presidenti. Quindi diciamo 327. 327-100=227 senatori in meno, se questo vuol dire qualcosa. 

I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. […] 

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.

Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio. 

Il testo mi pare piuttoso chiaro. Come verranno scelti i senatori NON è scritto nella Costituzione (come non c’è scritto come si eleggono i deputati) ma il tutto è demandato ad una legge ordinaria. Sarà in quella sede che decideremo e potremo regolarci come meglio crediamo, muovendoci nelle indicazioni date dall’art. 57. L’art. 57 dice chiaramente che la scelta andrà fatta in conformità alle scelte degli elettori. Perché quindi accanirsi sul fatto che noi cittadini non sceglieremo i senatori? Non è così. Lo potrà forse diventare, ma lo diventerà se lo prevederà la legge che ancora deve essere proposta ed approvata. Sarebbe anticostituzionale se non prevedesse di tenere conto delle scelte di noi cittadini. 

Crisi costituzionale

Ieri, il mio amico Eugenio, una delle persone che più stimo sulla faccia della terra ed ai cui giudizi tengo in modo particolare, ha risposto ad un mio post su Facebook nel quale dichiaravo il mio si al referendum costituzionale, affermando la sua “personale convinzione che la crisi profonda derivi dal fatto che si sono irrobustiti i Governi sui parlamenti e che di conseguenza l’orizzonte temporale si è ristretto a quello tipico dei governi massimo 5 anni mentre i parlamenti hanno orizzonti più ampi“. Ecco io credo che le cose stiano in modo diametralmente opposto, ovvero la mia convinzione è che i governi siano, in generale, fragili nei confronti del Parlamento. Lo dicono i fatti, lo dicono i numeri. Non a caso il governo Renzi, che si è insediato il 21 febbraio 2014 ed in quindi in carica, oggi 6 ottobre 2016, da 956 giorni ovvero 2 anni 7 mesi e 15 giorni, è uno dei più longevi. Nessun governo italiano dalla nascita della Repubblica ad oggi, ha mai avuto un orizzonte lungo 5 anni, mentre i Parlamenti quell’orizzonte l’hanno visto spesso, anche se non sempre. Nel passato anche recente, molti governi sono durati meno di un anno e spesso sono stati in balia di formazioni politiche poco rappresentate (PLI, PRI, PSDI ed anche lo stesso PSI che poco più del 10% di consensi faceva il buono ed il cattivo tempo). Queste formazioni hanno imposto provvedimenti o modifiche tutt’altro che marginali che hanno portato allo sconquasso di bilancio italiano di cui stiamo pagando le conseguenze in questi ultimi anni.

Se confrontiamo la durata in carica dei nostri governi con quello che succede negli altri Paesi occidentali, il paragone è impietoso, tanto è vero che se andiamo in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, quasi tutte le persone con un minimo di istruzione sanno dirti chi è il Primo Ministro in carica nei vari Paesi Europei, ma del Primo Ministro italiano quasi tutti ignorano il nome, tanto alto è il turn over nella posizione. Si, si ricordano di Berlusconi, ma per altre vicende, ma gli altri non riescono ad elevarsi oltre il rumore di fondo.

Il governo attuale si regge su una maggioranza estremamente eterogenea dove ai 302 deputati del PD alla Camera, si aggiungono 31 voti dei deputati di Area Popolare, 20 di Scelta Civica,13 del Centro Democratico, 6 delle minoranze linguistiche, 5 del PSI/PLI e 5 dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani. Gli equilibrismi per cercare di mettere tutti d’accordo, soprattutto quando le elezioni le ha vinte il centrosinistra, non ultime le elezioni del 2013 quasi vinte da Bersani, hanno portato a governi di cui a fatica si ricordano i provvedimenti presi (governo Renzi escluso, chissà perché).

In tutto il mondo governi e parlamenti vanno di pari passo, con la sola eccezione degli Stati Uniti, dove il sistema è impostato in modo che l’elezione del Presidente della Repubblica e quindi la designazione del governo che da questi dipende, sia completamente indipendente dall’elezione del Parlamento. Il cambio del primo ministro in Gran Bretagna che è avvenuto quest’anno è un evento eccezionale legato ad un esito referendario sottovalutato da David Cameron. Da noi il cambio del Presidente del Consiglio è una regola che forse è il caso di cambiare, visto quali sono stati negli gli esiti raggiunti. Con il nuovo sistema proposto, che prevede che il governo possa essere sostenuto da un singolo partito e quindi probabilmente eliminare i ricatti dei piccoli, le cose andranno meglio? Dal momento che la sfera di cristallo non è a disposizione di nessuno, la risposta non può essere certa, mentre è certo il disastro al quale siamo arrivati con il sistema attuale.