Il quesito referendario

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C’è una legge approvata dal Parlamento e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 88 del 15 aprile 2016 che si intitola «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».

C’è un referendum, previsto dalla Costituzione, che deve chiedere se sei per il Si o per il No a questa legge. Il testo del quesito referendario è “Approvate il testo della legge costituzionale che si intitola così approvata dal Parlamento e pubblicata in una certa Gazzetta?”.

Pare che qualcuno avrebbe voluto che ogni scheda fosse in realtà costituita da 56 pagine, come quelle predisposte dalla Camera dei Deputati e che chiunque può leggersi comodamente a casa http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf

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Ma non c’è il quorum per questo referendum?

No, non c’è. Lo dice la Costituzione. Lo dico a quelli che dicono che la nostra è la più bella Costituzione del mondo, ma che non ci sia il quorum per un argomento così importante è una cacata pazzesca.

In realtà, il fatto che non ci sia è addirittura un vantaggio per coloro che sono per il no. Visto che questa legge di modifica della Costituzione è stata approvata dal Parlamento ed è già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 15 aprile 2016, se la volessimo abrogare, come si fa normalmente con i referendum, basterebbe fare campagna per l’astensionismo e sommare i voti di coloro che vogliono mantenere la legge a quelli di coloro che stanno a casa comunque. Ricordate come sono andati gli ultimi referendum? Quanto abbiamo criticato coloro che facevano campagna per l’astensione?

Bene, in questo referendum chi non vuole abrogare la legge di riforma costituzionale, non può fare il furbo ed unire i suoi voti a quelli di coloro che comunque non sarebbero andati a votare. A causa di questo meccanismo tutti i voti contano uguali e chi non vota non conta nulla. Nessuno potrà avvantaggiarsi.

È proprio vero, in questa parte, la nostra è la più bella Costituzione del mondo. In alcune altre lo diventerà e, in altre ancora, lo rimarrà.

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Le dimissioni non c’entrano con il fatto di essere indagati

Il motivo per cui l’assessore Muraro non avrebbe dovuto essere scelta dalla giunta guidata da Virginia Raggi, non c’entra niente con il fatto che lei sia indagata. Come ho avuto più volte modo di dire, a me non interessa un granché che tizio o caio sia indagato e neanche che sia rinviato a giudizio, visto quanti poi alla fine della faccenda risultano assolti da tutte le accuse. Il motivo che avrebbe dovuto spingere coloro che si dichiarano paladini dell’ambiente a non scegliere Paola Muraro ad assessore all’ambiente è l’evidente incompetenza della stessa.

Forse qualcuno di voi ha avuto la sfortuna di leggere un mio precedente intervento sui rifiuti. In quell’articolo spiegavo che alcuni comuni ed alcune imprese per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani, fanno i furbi. Fanno sparire i rifiuti urbani facendoli pseudo-trattare dagli impianti di tritovagliatura. Questi impianti riducono solo il volume dei rifiuti, ma le 100 tonnellate che entrano nell’impianto rimangono 100 tonnellate, con un altro effetto collaterale che conviene ben spiegato. L’effetto collaterale consiste nel fatto che entrano come rifiuti urbani ed escono come rifiuti speciali. Può sembrare strano, ma è esattamente così. I rifiuti urbani sono quelli fatte nelle nostre case, quelli speciali sono quelli fatti nelle aziende. Siccome il trattamento di rifiuti urbani viene fatto da un’azienda, quello che l’azienda produce dopo aver fatto questa triturazione sono rifiuti speciali. Escono quindi dal conto dei rifiuti urbani, facendo far bella figura al comune che può dire di averne smaltiti 100 tonnellate, quando invece sono ancora lì ma con un altro nome.

Per questa pratica, nel 2009 l’Unione Europea ci ha affibbiato una salatissima multa, che naturalmente abbiamo pagato noi cittadini ignari ,e nel 2011 ci è stata comunicata una seconda procedura di infrazione. Per questo il Ministero dell’Ambiente nel 2013 ha emanato una ennesima circolare per lo stop alla tritovagliatura.

Cosa fa quindi la dottoressa Muraro quando si trova a dover operare, prima come consulente e poi come assessore, per risolvere il problema rifiuti a Roma? Consiglia di inviare i rifiuti al tritovagliatore?

Ma ci sei, o ci fai?

La tesi n. 4 dell’Ulivo

Correva l’anno 1995 e l’Ulivo, coalizione di un numero imprecisato di partiti estremamente eterogenei, si preparava alle elezioni che poi si sarebbero tenute l’anno dopo, pubblicando il suo programma in 88 tesi. 

La rete ci permette di andarlo a rileggere all’indirizzo http://www.perlulivo.it/radici/vittorieelettorali/programma/tesi/index.html

Una delle prime, la numero 4, si intitola “Una Camera delle Regioni” e dice esattamente così:

“La realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento.

Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza.

Il numero dei Senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle Regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole.
Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle Regioni rappresentate.
I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell’attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.”
Se quindi vi state chiedendo chi è stato l’ispiratore di questa riforma Costituzionale, è inutile andare a scomodare Belzebù, tra gli ispiratori c’è stato uno con i baffi che ora, essendo il più intelligente di tutti, organizza il no. 

Giudici e PM

Il problema legato alle richieste dimissioni di chi è indagato o ha ricevuto un avviso di garanzia ha a che fare con un vizio che ci si ostina a non voler vedere. Questo vizio ha a che fare con la pervicacia con cui si continuano a chiamare giudici i Pubblici Ministeri. Invece i PM non giudicano, non decidono chi è colpevole o chi è innocente, ma rappresentano la pubblica accusa tutta da dimostrare. A giudicare ci pensano altri, i “veri” giudici, appunto. A volte giudicano a favore dei PM a volte degli accusati che riescono a dimostrare la loro innocenza.

Ora posso farci un pensiero

Dopo che la sindaca di Roma ha affermato di sapere da luglio che l’assessora Muraro era indagata ma aspettava di leggere le carte, ho finalmente capito che il Movimento 5 Stelle è come gli altri partiti. 

Adesso comincerò a pensare se sono un partito da votare, come il PD. 

Facciamo senza

È inutile nascondersi dietro un dito. I partiti tradizionali hanno fallito. I nuovi messi alla prova si dimostrano dappertutto inadeguati. La domanda qui di diventa: ma allora chi ci metti?

Vi ricordate il Belgio? Due anni senza governo e l’economia era florida (poi hanno scoperto fosse l’epicentro del terrorismo in Europa). Adesso è il momento della Spagna. Da 9 mesi senza governo e sono il Paese europeo con l’economia più florida. 

Due indizi non fanno una prova, ma insomma…