Raccomandazioni

Me li ricordo negli anni ’80 le persone che avvicinavano il mio babbo, assessore al personale del comune di Pisa, che si raccomandavano per avere un posto di lavoro. Mi ricordo i cesti di frutta, i panettoni e i dolci che arrivavano per Natale. E mi ricordo il mio babbo che li prendeva, uno a uno, e li riportava a casa di chi li aveva mandati. Ci sono stato anch’io, qualche volta, ad accompagnarlo. Ogni volta che leggo di un assessore, di un sottosegretario, di un eletto in una qualunque carica pubblica che si è fatto corrompere o che ha addirittura concusso qualcuno, resto sbigottito. È vero che accanto a quelli che non si può che definire dei farabutti ci sono un bel po’ di persone oneste, ma certo le altre fanno decisamente più notizia.

Purtroppo il malcostume è decisamente radicato e, come è facile vedere, non riguarda solo gli eletti, non riguarda solo i politici, ma anche persone che politici non sono. Fa scaldalo, giustamente, il sottosegretario di qualche governo fa accusato di essere un ladro, ma la stessa riprovazione sociale non mi pare esserci nei confronti dei funzionari che si sono fatti corrompere. Quei funzionari siamo noi, siamo i cittadini. Siamo i cittadini che chiedono agli amici degli amici se conoscono qualcuno alla ASL per anticipare quella visita medica di cui abbiamo bisogno, che chiedono al parente del parente se raccomandano il proprio figlio per quel posto, per essere messi nella sezione C a scuola, per farsi togliere una multa per un parcheggio in quarta fila. La classe politica è, ad oggi, lo specchio dei nostri comportamenti (lo so, è una frase banale). Ci voglio rendere conto che siamo noi quelli che, quando possibile, rubiamo? Oh, lettori di questo articolo esclusi, è chiaro…

In un periodo della mia vita ho provato a fare lo scienziato. Ero in Australia e volevo andare negli Stati Uniti per una nuova borsa di studio. Chiesi al mio capo cosa dovessi fare per poter ambire ad un certo posto presso la CalTech. Lui mi disse che mi avrebbe scritto una lettera di raccomandazione. Lo guardai perplesso, visto che, nonostante fosse 20 anni fa, la raccomandazione non mi sembrava una cosa giusta per uno che ambiva a fare lo scienziato. Lui con pazienza mi spiegò cosa era una lettera di raccomandazioni e mi spiegò che con quella lui si esponeva. Se avesse raccomandato una persona non valida, lui avrebbe perso completamente di credibilità agli occhi del mondo esterno e da quel momento i suoi raccomandati non sarebbero più stati accolti in nessun posto nel mondo. Capite? La raccomandazione impegnava lui e la sua reputazione. Da noi il raccomandato, se è scarso, rimane comunque nel suo posto e di chi l’ha raccomandato si perde semplicemente traccia: aveva potere prima, tanto è vero che il suo raccomandato è stato preso, e continuerà ad avere potere dopo.

Credo che babbo avesse una concezione della raccomandazione come quella del mio capo in Australia. Quel cesto di frutta come avrebbe potuto dargli assicurazioni sulle capacità di chi l’aveva comprato? Fino a che non cambierà questa mentalità le raccomandazioni da noi continueranno ad essere riprovevoli.

 

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