Pubblicato l’accordo Stato-Regioni sulla formazione degli RSPP

Sul sito della Conferenza Stato-Regioni c’è il riferimento all’accordo siglato http://www.statoregioni.it/dettaglioDoc.asp?idprov=17436&iddoc=54190&tipodoc=2&CONF=CSR

Il testo completo dell’allegato si scarica da qui http://www.statoregioni.it/Documenti/DOC_054190_REP%20128%20CSR%20%20PUNTO%201%20ODG.pdf

Purtroppo con grande rammarico nell’allegato I, ovvero quello delle classi di laurea che esonerano dalla frequenza ai corsi di formazione di cui all’art. 32 comma 2 primo periodo del D.Lgs. 81/2008, le lauree in Chimica e Chimica Industriale non sono previste!!!!
Viene considerato esonerante prendere una laurea in Ingegneria gestionale o in Ingegneria Informatica, ma non avere una laurea in Chimica o in Chimica Industriale.

Ancora una volta chi scrive questi testi non si rende conto che gli aspetti coperti dal D.Lgs. 81/2008 sono non solo relativi alla sicurezza ma anche alle materie inerenti la salute sul luogo di lavoro. I rischi di tipo igienienistico, tra cui il rischio di esposizione ad agenti chimici e cancerogeni, o il rischio di esposizione ad agenti fisici (per il quale nella laurea in chimica vecchio ordinamento noi avevamo 4 esami e gli ingegneri no), che devono essere misurati e valutati da chi ha le competenze in questo settore, ed i chimici, unici nel panorama professionale così come sancito dal DPR 328/2001, queste competenza le hanno, devono fare la stessa trafila dei periti industriali o dei geometri. Ricordo infatti che il DPR 328/2001 dice che

Formano attività professionale per il Chimico iscritto all’Albo

  • le consulenze in materia di sicurezza e igiene sul lavoro, relativamente agli aspetti chimici; assunzione di responsabilità quale responsabile della sicurezza di sensi del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626;

  • le consulenze e pareri in materia di prevenzione incendi;

  • la verifica di impianti ai sensi della legge 5 marzo 1990, n. 46;

  • le verifiche di pericolosità o non pericolosità di sostanze chimiche infiammabili, nocive, corrosive, irritanti, tossiche contenute o presenti in recipienti, reattori, contenitori adibiti a trasporto, magazzini di deposito, reparti di produzione e in qualsiasi ambiente di vita e di lavoro;

  • le misure ed analisi di rumore ed inquinamento elettromagnetico;

Nessun’altra professione ha tra le sua attività professionali queste voci, eppure tutto ciò viene ignorato!

Sono d’accordo che la sicurezza sia una materia molto delicata ed importante e che probabilmente il nostro percorso formativo non dia gli strumenti per poter fare tutto, ma allora altrettanto deve essere previsto per i laureati in Ingegneria, tanto più che, ripeto, vengono esonerati dottori in branche dell’ingegneria (nemmeno quindi abilitati all’esercizio della professione) che di sicurezza ed igiene industriale non hanno alcuna conoscenza.

Credo che sarebbe opportuno intervenire per manifestare il nostro disappunto nei confronti di questo scempio!!!

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Formazione sulla sicurezza e RSPP

È giunto in dirittura d’arrivo l’iter per la revisione dell’Accordo Stato-Regioni del 2006 che definiva i percorsi formativi per i Responsabili dei Servizi di Prevenzione e Protezione, incarico che io svolgo per alcune imprese toscane.

Il testo, approvato lo scorso 7 luglio, ad oggi non è ancora disponibile. Pare tuttavia che ci siano diverse novità, tra le quali una alla quale avevo lavorato durante il mio mandato al Consiglio Nazionale dei Chimici, ovvero l’apertura ad altre classi di Laurea dell’esonero ad alcuni dei moduli formativi. C’è un allegato, l’allegato I, che indicherà l’elenco delle classi di Laurea (fino ad ora solo i laureati in Ingegneria erano esonerati, anche di branche dell’ingegneria che francamente niente c’entrano con la salute la sicurezza nei luoghi di lavoro).

C’è però un piccolo punto che rimane fuori, forse perché tra i tecnici che hanno lavorato a questo testo mancano i professionisti, ovvero coloro che lavorano poi materialmente sul campo. La parte che manca, ma che sarebbe opportuno integrare, riguarda il riconoscimento di questi corsi, come corsi che possano essere usati anche per la formazione continua professionale a norma dell’art. 7 del DOR 137/2012. Per questo ho scritto agli uffici legislativi coinvolti nella stesura di questo testo, la mail che trovate qui sotto.

In questi giorni abbiamo letto dell’approvazione in sede di Conferenza Stato-Regioni dell’Accordo finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.
In attesa della pubblicazione del provvedimento vorrei farvi presente una criticità facilmente risolvibile.
Come ben sapete, molti professionisti iscritti in Ordini e Collegi, sono obbligati alla formazione continua professionale ai sensi dell’art. 7 del DPR 137/2012. È previsto che tutta la formazione svolta dai professionisti debba essere autorizzata dai Consigli Nazionali degli Ordini e dei Collegi. Tra queste attività di formazione/aggiornamento rientrano a pieno titolo anche le attività svolte per svolgere il ruolo di RSPP e regolate nell’emanando Accordo. Per questo motivo credo che sarebbe opportuno che il testo del provvedimento della Conferenza Stato-Regioni preveda un meccanismo di armonizzazione con il DPR 137/2012, e stabilisca in modo chiaro che le attività di formazione svolte dai professionisti ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, siano automaticamente riconosciute come autorizzate, senza la necessità del passaggio formale presso i Consigli Nazionali degli Ordini e dei Collegi.
Certo che vorrete tenere in considerazione questa che è una necessità di semplificazione, vi invio i miei più cordiali saluti.

Raccomandazioni

Me li ricordo negli anni ’80 le persone che avvicinavano il mio babbo, assessore al personale del comune di Pisa, che si raccomandavano per avere un posto di lavoro. Mi ricordo i cesti di frutta, i panettoni e i dolci che arrivavano per Natale. E mi ricordo il mio babbo che li prendeva, uno a uno, e li riportava a casa di chi li aveva mandati. Ci sono stato anch’io, qualche volta, ad accompagnarlo. Ogni volta che leggo di un assessore, di un sottosegretario, di un eletto in una qualunque carica pubblica che si è fatto corrompere o che ha addirittura concusso qualcuno, resto sbigottito. È vero che accanto a quelli che non si può che definire dei farabutti ci sono un bel po’ di persone oneste, ma certo le altre fanno decisamente più notizia.

Purtroppo il malcostume è decisamente radicato e, come è facile vedere, non riguarda solo gli eletti, non riguarda solo i politici, ma anche persone che politici non sono. Fa scaldalo, giustamente, il sottosegretario di qualche governo fa accusato di essere un ladro, ma la stessa riprovazione sociale non mi pare esserci nei confronti dei funzionari che si sono fatti corrompere. Quei funzionari siamo noi, siamo i cittadini. Siamo i cittadini che chiedono agli amici degli amici se conoscono qualcuno alla ASL per anticipare quella visita medica di cui abbiamo bisogno, che chiedono al parente del parente se raccomandano il proprio figlio per quel posto, per essere messi nella sezione C a scuola, per farsi togliere una multa per un parcheggio in quarta fila. La classe politica è, ad oggi, lo specchio dei nostri comportamenti (lo so, è una frase banale). Ci voglio rendere conto che siamo noi quelli che, quando possibile, rubiamo? Oh, lettori di questo articolo esclusi, è chiaro…

In un periodo della mia vita ho provato a fare lo scienziato. Ero in Australia e volevo andare negli Stati Uniti per una nuova borsa di studio. Chiesi al mio capo cosa dovessi fare per poter ambire ad un certo posto presso la CalTech. Lui mi disse che mi avrebbe scritto una lettera di raccomandazione. Lo guardai perplesso, visto che, nonostante fosse 20 anni fa, la raccomandazione non mi sembrava una cosa giusta per uno che ambiva a fare lo scienziato. Lui con pazienza mi spiegò cosa era una lettera di raccomandazioni e mi spiegò che con quella lui si esponeva. Se avesse raccomandato una persona non valida, lui avrebbe perso completamente di credibilità agli occhi del mondo esterno e da quel momento i suoi raccomandati non sarebbero più stati accolti in nessun posto nel mondo. Capite? La raccomandazione impegnava lui e la sua reputazione. Da noi il raccomandato, se è scarso, rimane comunque nel suo posto e di chi l’ha raccomandato si perde semplicemente traccia: aveva potere prima, tanto è vero che il suo raccomandato è stato preso, e continuerà ad avere potere dopo.

Credo che babbo avesse una concezione della raccomandazione come quella del mio capo in Australia. Quel cesto di frutta come avrebbe potuto dargli assicurazioni sulle capacità di chi l’aveva comprato? Fino a che non cambierà questa mentalità le raccomandazioni da noi continueranno ad essere riprovevoli.