Provo un nuovo strumento: Telegram

Se andate su Google e cercate notizie su Telegram ne trovate a vagoni. È una app multipiattaforma (iOs, Android, Windows Phone, ma anche tutti i tablet ed i computer con Windows, Mac Os X e Linux) per la messaggistica. Un po’ come WhatsApp ma con molte più funzioni, molto meno invadente, molto più sicura, senza pubblicità di alcun tipo e senza la possibilità di “vendere” il database utenti a fini commerciali.Tra le varie cose che ci sono, c’è la possibilità di aprire dei canali. Per prova ne ho aperti due. Il primo è raggiungibile da http://telegram.me/valterb e ci rimetterò quello che scrivo in questo blog. Il secondo è un esperimento in ambito chimico che si chiama HIO4, ovvero acido periodico per gli ignoranti (nel senso che ignorano la nomenclatura chimica 😜). Perché acido lo scopriremo mano a mano che ci scriverò; il periodico perché… ma che ve logico a fare, siete persone intelligenti! Si legge da qui http://telegram.me/HIO4_acido_periodico

 

Mi sono dopato per correre la maratona

La polemica del campione del mondo indoor di salto in alto Gianmarco Tamberi a proposito del marciatore vincitore dell’Olimpiade di Pechino nel 2008 Alex Schwazer ha bisogno, secondo me, di qualche riflessione.

Mi chiedo, e vi chiedo: cos’è il doping? L’uso di sostanze proibite, potrebbe essere la risposta semplice. Il link che si raggiunge cliccando su sostanze proibite apre la pagina del sito del CONI dove c’è la lista Wada (l’Agenzia Mondiale Antidoping-Doping) valida per il 2016. È una lista nuova rispetto a quella in vigore nel 2015, che ha portato ad includere sostanze che prima non c’era e ha fatto sì che Marija Šarapova sia stata accusata di doping. Intanto allora c’è una lista di sostanze: se una sostanza è nella lista, allora prenderla è doping; se non è nella lista, assumerla non è doping a meno che successivamente non venga inclusa.

Quindi perché alcune sostanze sono incluse nell’elenco delle sostanze vietate? Perché fanno male alla salute. Per molte sostanze questa affermazione è vera, ma altre sono farmaci che vengono presi per curare certe patologie. Altre sono sostanze che possono essere comprate senza bisogno di alcuna prescrizione medica. Un esempio per tutti: da quando sono piccolo la mia mamma mi ha curato la congestione della mucosa nasale (il moccio, si direbbe in Toscana) con l’argotone ®. Dentro c’è l’efedrina, un alcaloide che accelera il metabolismo e migliora la pervietà delle vie respiratorie superiori, con il risultato di migliorare le prestazioni sportive. L’efedrina è nell’elenco delle sostanze vietate. Quindi mio figlio di 10 anni quando si spara una pipetta di argotone nella narice per togliere il moccio, prende qualcosa che è dannoso alla sua salute? Devo smettere di darglielo? Si dopa?

Allora forse il problema è non tanto il danno alla salute, ma il fatto che queste sostanze alterano le prestazioni. Anche qui mi viene da fare qualche riflessione. Da piccolo mamma mi dava da mangiare il pesce quando avevo in vista una giornata di scuola impegnativa, perché nel pesce c’è il fosforo e il fosforo è l’elemento del cervello. Oppure ci sono quelli che prendono i multivitaminici in inverno per non andare incontro alle malattie della stagione fredda. Ma parliamo di sport, no? Chiedo ai miei amici maratoneti, cosa avete mangiato la settimana prima della corsa? E soprattutto perché? Cosa avete preso per dare il meglio di voi durante quei 42 chilometri? E per la partita di calcetto nel torneo dei circoli ARCI? Lo so, qualcuno dirà che si è fatto una bella birra, quello è il suo doping. Mai se quella è davvero la cosa che prendete per migliorare le vostre prestazioni, quello è il vostro doping. No, non scherziamo, quello non è doping, perché non migliora le prestazioni, e infatti non è vero che si prende prima delle prestazioni sportive, ma eventualmente dopo.

L’anno scorso mi sono fatto arrivare delle bottigliette di succo di barbabietola rossa, dopo aver letto un po’ di articoli che ne decantavano le proprietà. Funziona? Non è quello che conta. Se migliora le prestazioni, allora è doping. Dite no? Dite che essendo una sostanza naturale allora non è doping? Ma lo sapete che il colostro, sostanza naturale, a causa del fatto che contiene ormoni della crescita, è proibito? E la cannabis, l’hashish e la marijuana sono sostanze naturalissime ma ugualmente vietatissime.

Allora cos’è il doping? È una convenzione. Come tale deve essere rispettata. Ciò che è proibito non si può prendere, quello che è consentito lo è fino a che non diventerà proibito.

Dopodiché un atleta che viene scoperto ad utilizzare una sostanza proibita viene squalificato. La squalifica deve essere a vita? Forse no, se lo fanno una volta. Allora una volta finita la squalifica la persona è degna di tornare a gareggiare? Se sono coerente, visto che per me, come dice la Costituzione, la pena ha fini rieducativi ed una volta finita la persona ha diritto a provare a fare una vita retta, lo stesso deve valere nello sport. Ma lo sport è un’attività che si fa per scelta, mica come la vita. E non si possono ingannare i pari, gli avversari, il pubblico. Quindi nello sport no, nello sport la rieducazione non esiste. D’altra parte chi si dopa, altera il suo corpo, trucca la sua macchina e se smette di doparsi comunque la sua macchina rimane truccata. 🙄

Io mi sono dopato. Da due anni mangio solo alimenti ottenuti non uccidendo animali, perché penso che questo migliori la mia vita. E, per favore, non dite che palle.

L’accordo di Parigi

Domani all’Onu un certo numero di Paesi firmerà l’accordo sul​ clima definito durante la recente conferenza di Parigi. L’accordo prevede l’impegno a non far aumentare la temperatura globale di più di 2 °C, anche se solo si chiedono che sia contenuta di 1° e mezzo. Trovate qui un interessante articolo su questo ultimo dibattito. 

In pratica questo cosa vuol dire? Dal momento che degli ultimi 130 anni, dal 1880, data dalla quale cominciano ad esserci le registrazioni sistematiche della temperatura, ad oggi la temperatura media sulla terra è aumentata di 0,8 °C (0,4°C negli ultimi cinquant’anni) vuol dire permettere la produzione di gas serra in quantità pari a tre o quattro volte rispetto a quella prodotta fino ad ora.

Ci state prendendo per i fondelli?

Quando c’era l’Ulivo

Quando c’era l’Ulivo, grande creazione politica voluta fortemente da Massimo D’Alema, c’era davvero la sinistra al governo.

Nel governo Prodi I (esponente comunista), c’erano l’estremista di sinistra Lamberto Dini, Beniamino Andreatta (rivoluzionario), il livornese e protagonista del ’21 Carlo Azelio Ciampi.

Nel governo Prodi II c’erano il castrista Clemente Mastella ed il leninista Tommaso Padoa Schioppa.

Così, per dire.

Le pensioni non sono una elargizione dello Stato

Ancora una volta in questi giorni si riparla di pensioni. Se ne parla dopo che Tito boeri, presidente dell’Inps, ha detto che i giovani di oggi andranno in pensione a 75 anni​. Giustamente c’è stata una mezza sublimazione popolare. Ho l’impressione però che la maggior parte di coloro che si sono risentiti, lo facciano perché non sanno esattamente come funzionano le pensioni. Trovo strano che a risentirsi siano dei sindacalisti, che la materia dovrebbero conoscerla molto bene. Allora potrà forse sembrare strano che a parlarne sia chi di mestiere fa il libero professionista e non il dipendente di un’azienda pubblica o privata.  Ma il fatto è che chi fa il mio mestiere ha a che fare direttamente con i contributi previdenziali perché periodicamente li deve versare prendendo direttamente i soldi dal proprio conto in banca e quindi “vede” quello chr succede. Al contrario, spesso, un dipendente pubblico o privato quando arriva alla fine del mese prende lo stipendio e solo pochi si mettono a leggere ciò che c’è scritto nella loro busta paga. 

La pensione non è una elargizione dello Stato, come pare pensino in molti, ma è una sorta di stipendio differito che si continua a prendere una volta che si sia smesso di lavorare. Il datore di lavoro di una impresa versa per il lavoratore oltre che lo stipendio, tra le varie cose, anche i contributi previdenziali, pari al 33% dello stipendio che arriva in tasca al lavoratore. Il cumulo di questi versamenti sarà poi restituito ala lavoratore sottoforma di pensione. Quello che il lavoratore prenderà  di pensione è proporzionato a ciò che è stato versato come contributo previdenziale.

La matematica attuariale, sulla base della quale si calcola la pensione, è una brutta besti; io mi limiterò a fare dei calcoli molto più semplici e facilmente comprensibili giusto per avere un ordine di grandezza. Se un lavoratore versa per 40 anni di lavoro 500 € al mese di contributi previdenziali (vuol dire che il suo stipendio è di cirva 1500 €), al termine del periodo  lavorativo avrà versato una cifra corrispondente a 240.000 € (500 x 12 c 40). Ripeto, è una semplificazione che non tiene conto del fatto che lo stipendio cambia nel corso degli anni, le tredicesime e le quattordicesime, per chi ce l’ha. 

Se i 40 anni di contributi li raggiunge a 60 anni di età, perché ha iniziato a lavorare a 20 anni, il calcolo della sua pensione viene fatto valutando quella che è lacsua aspettativa di vita. Visto che, oggi, la vita media sono 84 anni, i suoi € 240.000 verranno divisi per 288 mesi [(84-60)x 40]. La sua pensione lorda sarà quindi di 833 € al mese (240.000 / 288). Da questi soldi andranno sottratte le tasse, in quanto i contributi previdenziali non sono stati tassati al momento in cui sono stati versati. Questo pensionato, con questa pensione, sarà al di sotto della soglia di povertà. 

Se invece andrà in pensione a 65 anni, perché ha cominciato a lavorare quando aveva 25 anni, i mesi sono 228, e quindi la sua pensione mensile sarà di 1050 €. Anche questi naturalmente sono soldi al lordo delle tasse da pagare, e anche in questa situazione siamo in condizioni di povertà. 

Fatti questi semplici calcoli, si capisce che a causa dell’assolutamente benvenuto aumento dell’aspettativa di vita, c’è la necessità di mettere da parte una quantità di soldi che permetta di fare una vita dignitosa una volta raggiunta l’età per andare in pensione. I quaranta anni di lavoro, come abbiamo visto, potrebbero non essere abbastanza, se l’aspettiva di vita finito il lavoro è di venti anni o più. 

Si può discutere su cosa si intende con vita dignitosa, e cosa si deve considerare come soldi messi da parte. Possiamo cioè riflettere sul fatto che si debba calcolare quando andare in pensione solo sulla base del montante previdenziale messo insieme durante gli anni dello svolgimento della propria attività lavorativa, o se sia invece opportuno mettere in quella somma anche quelli che sono i propri risparmi, il fatto di possedere una casa, o se si sono magari guadagnati dei soldi speculando in borsa, o perché si è ricevuta una consistente eredità o vinto al superenalotto. Se non avete in vista una di queste prospettive, ad eccezione forse per la casa, che però se ci abitate voi o se l’avete data in usufrutto gratuito ai vostri figli, non porterà direttamente un reddito, forse dobbiamo metterci la anima in pace e considerare di continuare a lavorare fino a settant’anni. Avremo a quel punto da goderci i 15 anni che ci rimangono prima di lasciare questa terra ed andare nel paradiso pastafarisno a rifocillarci con il vulcano che erutta birra. Lì di denaro, forse, non ne servirà.

Arrivederci cari!

Chi entra papa nel conclave, ne esce cardinale.

Questo è ciò che mi è venuto in mente ieri quando mi sono stati comunicati gli esiti delle assegnazioni delle cariche all’interno del CNC. Personalmente avevo auspicato la soluzione che poi è stata scelta per il Presidente, anzi la Presidentessa, ma la cosa non era affatto scontata. Da quello che ho capito, credo ci sia stato un autentico colpo di teatro durante la discussione per la scelta, preparato con attenzione ma evidentemente non aspettato dagli eligendi papi.

Anche qualcuno che ha tentato dall’esterno di agire da puparo per piazzare la sua mano all’interno del direttivo è rimasto con un palmo di naso.

Sono naturalmente rimasto male che nella successiva discussione sia stato scelto di farmi fuori dalla redazione della newsletter che sto portando avanti da settembre 2012, ma come ho detto a chi probabilmente se ne occuperà a partire da ora, non avendo io evidentemente operato bene in questi anni è probabilmente giusto che sia così. Forse è per questo che sono così acido? Sono uno degli sconfitti del primo round che c’è stato un paio di mesi fa. Adesso ce ne sono altri e gongolo come hanno gongolato loro. È un attengiamento spregevole il mio, ma cercherò di convivere con questa colpa.

Signori, ci vediamo il prossimo anno!

Una buona notizia

Ricevo in via prioritaria la notizia che la mia amica Nausicaa Orlandi è stata eletta Presidentessa del Consiglio Nazionale dei Chimici. È proprio una gran bella notizia, considerato anche quali erano le alternative.

Adesso spero che la squadra si completi in modo da far lavorare loro nel modo migliore possibile e che non ci siano le ripicche degli esclusi.

Urrà!

Big Ben

Oggi è l’ultimo giorno del mio impegno a Roma. Domani si insedia il nuovo CNC. 

All’indomani della proclamazione degli eletti qualcuno ha detto che da quel momento, non essendo stato rieletto, non avrebbe più dato il suo contributo. Per questo sono curioso di vedere chi ci sarà all’ultima riunione, perché stasera c’è quella che, un po’ irriverentemente, potremmo chiamare l’ultima cena e, si sa, a Roma è tutto un magna magna. 

Ho fatto venerdì scorso l’ultima cosa che mi rimaneva da fare e stamani andrò sereno a chiudere questa esperienza. 

Poi si, io questa sera alla cena non parteciperò. 

Voi siete dei fessi

Voi che non credete alle scie chimiche,
Voi che non capite che i farmaci sono veleni a meno che non li prendiate con una diluizione almeno 13C, Voi che non comprendete che occorre bere solo acqua naturale perché l’altra è  addizionata di un acido carbonico, possibile che non abbiate fatto caso che nell’aria c’è una sostanza subdolamente chimica ad azione cronica che ci fa morire tutti in media nel giro di 84 anni? Non c’è nessun altro motivo che la scienza abbia capito.

RibellateVi, sbattete i pugni sul tavolo, vogliate sapere! Perché noi no, ma Voi siete dei fessi. 

Si stava meglio quando si stava peggio?

È una domanda che mi viene da farmi quando ascolto certe affermazioni o leggo certi commenti sulle anomalie del mondo moderno, che pare stiano portando l’uomo moderno all’autodistruzione. Certo è difficile definire cosa sia esattamente stare meglio o stare peggio. Propongo qui di prendere in considerazione la cosiddetta speranza di vita alla nascita (qualcuno la chiamerebbe non proprio correttamente vita media degli individui). Siccome la speranza di vita è diversa Paese da Paese, prenderei in considerazione un Paese particolare che è l’Italia, che è, nella classifica degli Stati, al terzo posto dopo il Principato di Monaco ed il Giappone (quindi forse è per questo che spesso si sente dire che è al secondo posto). In Italia l’aspettativa di vita alla nascita, in questo momento, è pari a 84,84 anni: un bambino che nasce oggi in Italia ha la speranza di vivere quasi 84 anni e se è una bambina quasi 86. Nei giorni scorsi ci sono state notizie allarmistiche sulla diminuzione dell’aspettativa di vita che si sarebbe registrata nel corso del 2015, ma vale la pena ricordare che come tutte le statistiche possono esserci situazione “puntuali” in cui un dato è in controtendenza rispetto all’andamento medio. Ma vale la pena ricordare anche che questo dato è molto influenzato dall’insensato allarme vaccini che c’è stato nel 2014 legate al caso Fluad e del quale abbiamo visto le conseguenze qualche mese dopo.

Ma torniamo a noi. Sapete quanto era l’aspettativa di vita in Italia nel 1860, l’anno dell’Unità? Meno di 30 anni!

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C’erano Paesi messi meglio di noi, al tempo. In Francia ed in Svezia l’aspettativa di vita era di poco sopra i 40 anni. Adesso siamo sopra quasi chiunque altro. A cosa è dovuto questo cambiamento? In 150 anni la nostra aspettativa di vita è praticamente triplicata!

Ci sono stati certamente enormi progressi nella medicina, con la scoperta di nuove cure. Cure, ovvero medicinali, ovvero sostanze (non c’è bisogno di etichettarle come chimiche, visto che tutte le sostanze lo sono). Nel 1929  Alexander Fleming isolò la penicillina, il primo antibiotico, e questa “scoperta” gli valse il premio nobel per la medicina nel 1945. È stato grazie alla penicillina che si sono cominciate a risolvere le infezioni batteriche, e la produzione industriale cominciò nel 1943 per la necessità di curare i feriti durante la seconda guerra mondiale. Il fatto che la penicillina causi reazioni allergiche immediate nello 0,5% della popolazione con anafilassi (con la possibilità di morte immediata), l’orticaria e l’edema angioneurotico, e causi reazioni allergiche ritardate (a 7-10 giorni dall’assunzione)  nell’8% dei pazienti, causando la malattia da siero, vari tipi di eruzioni cutanee (p. es., a carattere maculare, papulare e morbilliforme) e la dermatite esfoliativa, certo non ne fanno diminuire l’importanza e l’uso. I vantaggi che sono derivati dall’uso hanno risolto un numero di problemi superiori a quelli che ha causato.

Un altro fattore che ha contribuito in modo significativo all’aumento dell’aspettativa di vita sono le condizioni igieniche nelle quali le persone vivono. Una parte del miglioramento è dovuto alle operazioni di detersione e di disinfezione (mettendole insieme si parlerebbe di sanificazione)  che sono diventate più facili con l’introduzione di detergenti (saponi) e disinfettanti, ovvero di un certo tipo di sostanze. Il sapone fu registrato nella farmacopea francese nel 1746 ma fino all’inizio del 1900 era considerato un prodotto di lusso, anche perché gravato da forti tasse. Quando le tasse verranno eliminate verso la fine del XIX secolo, la sua diffusione aumentò considerevolmente. Quasi tutti i detergenti che sono oggi sul mercato sono però classificati come pericolosi, irritanti per la pelle e/o per gli occhi, ma difficilmente ci rinunceremmo. Ce ne sono fortunatamente anche di non pericolosi (molto pochi), ma dopo l’entrata in vigore del Regolamento Europeo 1272/2008 avvenuto lo scorso 1 giugno 2015, anche molti di quelli venduti nei negozi “naturali” e quelli venduti alla spina hanno subito la stessa sorte, e certo (quasi) nessuno in Italia rinuncerebbe al loro uso.

Che dire poi del cambiamento significativo nell’alimentazione delle persone. Questo cambiamento è dovuto, in gran parte, alle nuove tecniche agronomiche derivanti dall’introduzione dei fertilizzanti, ovvero sostanze che aumentano la fertilità del terreno, il primo dei quali, il perfosfato di calcio, fu sintetizzato nel 1842. L’aumento della produzione agricola ha avuto come conseguenza anche l’aumento della zootecnia e la possibilità per un numero maggiore di persone di mangiare carne, cosa che negli anni passati era possibile solo per coloro che se lo potevano permettere (quanti ricchi avevano la gotta?). Poi è stata la volta dei pesticidi, che oggi sappiamo avere effetti dannosi sulla salute a lungo termine e quindi la tendenza è quella a cercare di mangiare prodotti che non ne abbiano fatto uso. Tra i pesticidi più discussi, la storia iniziò nel 1962, c’è sicuramente il DDT, Dicloro-Difenil-Tricloroetano. La sua messa al bando, per la sua classificazione come agente cancerogeno, cominciò con un libro di  Rachel Carson  Primavera silenziosa, ed in Italia ne è vietato l’utilizzo dal 1978. Il DDT è classificato dallo IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, come sostanza 2B, possibile cancerogeno, insieme ad altre 287 sostanze. Come ho già scritto qualche settimana fa qui, lo IARC classifica le sostanze per la loro cancerogenicità in questo modo:

  • Gruppo 1, Cancerogeno per l’uomo
  • Gruppo 2A, Probabile cancerogeno per l’uomo
  • Gruppo 2B, Possibile cancerogeno per l’uomo
  • Gruppo 3, Non classificabile come cancerogeno per l’uomo
  • Group 4, Probabilmente non cancerogeno per l’uomo.

Secondo le definizioni date dallo IARC stesso, le sostanze del gruppo 2 sono quelle che si trovano in mezzo alla situazione tra 1 e 3 e per le quali, quindi, ad un estremo, il grado di prova di cancerogenicità nell’uomo è quasi sufficiente e, all’altro estremo, non ci sono dati sull’uomo, e non vi è evidenza di cancerogenicità in animali da esperimento. Gli agenti sono assegnati a Gruppo 2A (probabilmente cancerogeno per gli esseri umani ) o Gruppo 2B ( possibile cancerogeno per l’uomo ) sulla base di dati epidemiologici e prove sperimentali di cancerogenicità e dati rilevanti meccanicistici.  I termini probabilmente cancerogene e possibilmente cancerogene non hanno un significato quantitativo e vengono utilizzati semplicemente come descrittori di diversi livelli di evidenza di cancerogenicità, e probabilmente cancerogeno ha un più alto livello di evidenza rispetto a possibilmente cancerogeni, caso del DDT. Per dire, la la carne rossa, che ha sicuramente contribuito ad aumentare la speranza di vita, è classificata 2A!

Il DDT ha permesso di eradicare la malaria in un buon numero di Paesi, Italia compresa. Ogni anno vengono registrati 500 milioni di nuovi casi clinici (di cui il 90% in Africa tropicale) e 1 milione di morti all’anno! L’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, ha dichiarato l’Italia come zona indenne dal pericolo nel 1970, e 8 anni dopo l’Italia ha messo al bando la sostanza. Abbiamo fatto bene, visto che quel pericolo non esisteva più, anzi, forse ci abbiamo messo addirittura troppo a prendere quella decisione. Ma la stessa OMS nel 2006 ha chiesto di tornare ad utilizzare il DDT nei Paesi dove la malaria è ancora una malattia endemica, “perché se usato bene non è dannoso per uomo e ambiente”. Perché l’OMS ha preso questa decisione? Perché i danni fatti dalla malaria sono di molto superiori a quelli fatti dal DDT. Ogni volta che si prende infatti una decisione si deve infatti fare una attenta valutazione del rischio e tra due o più alternative si deve scegliere la cosa con il rischio più basso. Il DDT, che è pericoloso, ha un rischio più basso della malaria, che è pericolosissima.

Si sta meglio senza l’uso di sostanze chimiche! Quindi mangerò solo prodotti che non ne contengano! Ora, , parte il fatto che molti si meraviglierebbero di sapere cosa c’è dentro un frutto tutto naturale

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ma lo sapete che nell’agricoltura biologica ci sono comunque sostanze chimiche (capite bene perché qui l’aggettivo chimico l’ho messo) consentite? La lista la trovate qui, stilata dalla federazione delle aziende biologiche. Di alcune di queste famigerate sostanze, evidentemente, non si riesce a fare a meno.

Per rimanere nel campo alimentare, una spinta decisiva alla possibilità di detenere i prodotti alimentari per tempi più lunghi di quanto non si possano detenere i prodotti freschi l’ha data sicuramente il frigorifero (lo so che stavate pensando che avrei detto le sostanze conservanti, ma sarebbe stato troppo facile). Il frigorifero, un’invenzione americana del 1851, è stata fatta inizialmente grazie alla conoscenza delle proprietà chimico-fisiche dell’ammoniaca , ma in seguito grazie soprattutto alla sintesi, nel 1931 da parte di Thomas Midgley, del  freon, un cloro-fluoro carburo. In realtà dal 1985 sappiamo che i clorofluorocarburi sono responsabili del buco nello strato d’ozono, buco che si sta pian piano richiudendo da quando i clorofulorocarburi sono stati messi al bando in tutto il mondo per essere sostituiti da altre sostanze, ad eccezione di quelle applicazioni in cui non si sono ancora trovati dei gas sostitutivi.

Ma perché non parlare dei materiali da costruzione, dell’isolamento termico delle case utilizzando materiali sintetici, della possibilità di riscaldarle utilizzando combustibili più efficienti del legno, della possibilità di produrre elettricità con processi chimico-fisici, elettricità che è stata trasportata da fili di materiale conduttore, e… Quante applicazioni chimiche si sono succedute nel corso di questi 150 anni che hanno portato la nostra aspettativa di vita da 30 a più di 80 anni?

Qualche giorno fa, mentre rimuginavo sulla possibilità di scrivere un articolo su questo argomento, parlando con un amico di questa situazione lui mi ha detto “ma hai letto di quella popolazione che vive sulle Ande in Ecuador dove mangiano solo minestre di verdure, verdura e frutta e non conoscono nella loro popolazione né il cancro né il diabete”. Ora, visto che sono vegetariano, questa cosa mi ha fatto molto piacere, ma lui lo diceva per sottolineare che è la vita moderna che ha portato noi ad avere queste malattie che invece le popolazioni che sono rimaste legate all’origine dell’uomo non conoscono. este_165_21320Allora ho fatto una ricerca ed ho trovato l’articolo di cui parlava il mio amico. Eccolo qui. È vero, queste persone non conoscono né il cancro né il diabete. Nessuno di loro si è mai ammalato di queste due malattie. Però queste persone hanno la sindrome di Laron, sono alti poco più di un metro, sono affetti da micropenia (cosa che ha molto disturbato il mio amico), non sono immuni da malattie e hanno un’aspettativa di vita simile al resto della popolazione: spesso diventano obesi, hanno il colesterolo alto e le ossa fragili. E, stando ai dati raccolti in Ecuador, di frequente finiscono per fare abuso di sostanze come l’alcol.

 

Ci sono naturalmente anche altre situazioni che hanno portato ad aumento della speranza di vita. Una che mi piace ricordare è stata pubblicata su una importante rivista medica nel 2014. Dice che è dimostrato da Linda Waite, una sociologa dell’Università di Chicago, che le coppie felicemente sposate hanno una vita più lunga degli individui non sposati. Gli uomini spostati vivono, in media, 10 anni di più di quelli non sposati; le donne sposate vivono all’incirca 4 anni in più di quelle non sposate. Oddio, ma è la chimica dell’amore che allunga la vita! La chimica!

SAN VALENTINO