Non riciclare la carta termica

C’è una cosa che abbiamo per le mani tutti i giorni a cui facciano poco caso ma che dovrebbe destare qualche preoccupazione in più. Si tratta della carta termica con la quale sono fatti la maggior parte degli scontrini. Molti la chiamano impropriamente carta chimica, ma tutti i tipi di carta sono chimici, così come sono chimiche tutte le cose che ci circondano. Quindi, per favore, chiamatela con il nome giusto: carta termica. 

La carta termica contiene una sostanza che si chiama bisfenolo A (BPA, bisphenol A). Il BPA è un modificatore endocrino, che vuol dire che altera il modo con il quale il nostro corpo produce gli ormoni. Gli studi effettuati nel corso degli ultimi anni dimostrano che più del 90% delle persone hanno questa sostanza nelle loro urine, cosa cosa che dimostra la grande dispersione della sostanza che c’è negli ambienti sia di vita che di lavoro. 

Questa sostanza non è usata soltanto per la carta termica ma per molte altre applicazioni, principalmente nella produzione di alcune plastiche. Ogni anno se ne producono circa 3 milioni di tonnellate. 

Se per produrre carta riciclata si usano anche carte che contengono il BPA, anche la carta riciclata ne sarà contaminata (cosa che puntualmente si verifica). Quindi, per favore, non mettete gli scontrini della spesa nel contenitore nel quale si mette a casa la carta da riciclare: invece di fare una buona azione ne faremmo una che contribuisce ad inquinare la carta che usiamo tutti i giorni. 

Al momento non c’è un modo per separare il BPA dalla carta termica per poterne produrre di riciclata in modo sicuro al 100%. Non esiste neppure una alternativa valida al suo uso. Al momento si sta usando, in circa il 50% della carta termica, il bisfenolo S (BPS), che ha una struttura molto simile a quella del BPA, ed un indice di pericolosità minore ma comunque non sicuro. 

L’unica possibilità di rimedio, è l’abbandono di questo tipo di tecnologia (ma c’è una legge che obbliga la carta termica ad avere certe caratteristiche),  sostituendola con stampe di scontrini con inchiostri, oppure non obbligando più gli esercenti delle attività commerciali all’emissione degli scontrini, che però rappresenterebbe un problema a livello fiscale.

L’agenzia europea per le sostanze (ECHA) ha stabilito, in un recente pronunciamento, che il rischio per le lavoratrici gestanti che maneggiano gli scontrini in carta termica è non controllato, mentre il rischio sarebbe trascurabile per la popolazione generale. Adesso la Comunità Europea si dovrà pronunciare sulla restrizione all’uso del BPA nella carta termica, dal momento che l’analisi socio-economica fatta al riguardo ha stabilito che il costo per la sostituzione della sostanza sarebbe pari a 0,20-0,60€ a persona per anno, e quindi economicamente affrontabile. 

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