Il glifosato e le notizie come sono

Durante questa settimana forse vi è capitato di leggere qualche notizia a proposito del glifosato. Il glifosato è l’erbicida più utilizzato in Italia ed utilizzato dal 1970, con bassissima penetrazione nel suolo (circa 20 cm), cosa che vuol dire che difficilmente inquina le falde acquifere. La concentrazione che si trova nelle acque sotterranea nei luoghi dove è usato, secondo studi condotti dalla U.S. Geological Survey nel 2015 è di 9,1 ng/m3. In Italia dei 45 punti di monitoraggio fatti da ISPRA per la presenza di fitosanitari, 1 è risultato avere una concentrazione superiore a 0,1 μg/l, valore limite specifico per tutti i fitosanitari.

Nel marzo dello scorso anno la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha pubblicato uno studio dove si dice che questo erbicida, insieme a due insetticidi (malathion e diazinon) sono da considerarsi come probabili cancerogeni per l’uomo (categoria 2A). In questo momento la situazione delle sostanze valutate per la loro cancerogenicità da parte dello IARC è la seguente:

  • Gruppo 1, Cancerogeno per l’uomo, 118 sostanze
  • Gruppo 2A, Probabile cancerogeno per l’uomo, 75 sostanze
  • Gruppo 2B, Possibile cancerogeno per l’uomo, 288 sostanze
  • Gruppo 3,  Non classificabile come cancerogeno per l’uomo, 503 sostanze
  • Group 4, Probabilmente non cancerogeno per l’uomo, 1 sostanza

Secondo le definizioni date dallo IARC stesso, le sostanze del gruppo 2 sono quelle che si trovano in mezzo alla situazione tra 1 e 3 e per le quali, quindi, ad un estremo, il grado di prova di cancerogenicità nell’uomo è quasi sufficiente e, all’altro estremo, non ci sono dati sull’uomo, e non vi è evidenza di cancerogenicità in animali da esperimento. Gli agenti sono assegnati a Gruppo 2A (probabilmente cancerogeno per 26 gli esseri umani ) o Gruppo 2B ( possibile cancerogeno per l’uomo ) sulla base di dati epidemiologici e prove sperimentali di cancerogenicità e dati rilevanti meccanicistici.  I termini probabilmente cancerogene e possibilmente cancerogene non hanno un significato quantitativo e vengono utilizzati semplicemente come descrittori di diversi livelli di evidenza di cancerogenicità, e probabilmente cancerogeno ha un più alto livello di evidenza rispetto a possibilmente cancerogeni.

Nella monografia dedicata al glifosato si dice che questa sostanza è un “Agents with limited evidence in humans ” (agente con limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo).

Volete avere qualche altro esempio delle 75 sostanze che sonno classificate 2A dallo IARC? Beh, c’è la acrilammide, che si forma ogni volta che friggiamo un alimento contenente amido (patate, farina, ecc.), il fumo generato dalla combustione delle biomasse, principalmente legno (nonostante le rassicurazioni dei cultori del pane e della pizza cotte nei forni a legna), il lavoro del parrucchiere e del barbiere (ma qualcuno lo deve pur fare), il rifornimento di carburante (ma le macchine devono poter andare, anche grazie ai distributori self-service), la carne rossa (io infatti sono vegetariano).

C’è anche il DDT. So che adesso quelli che si erano tranquillizzati davanti agli esempi di sostanze e situazioni classificati 2A con i quali si è disposti a convivere forse faranno di nuovo un passo indietro. Forse la cosa ci sfugge di mano, è difficile da comprendere.

Qualche giorno fa la Commissione Europea ha proposto che il Glifosato possa essere ancora prodotto per altri 15 anni. La decisione sarà presa il prossimo 7 marzo.

Appena è giunta questa notizia sui giornali è apparsa la notizia delle birre tedesche contaminate dal glifosato. La quantità contenuta è poco meno di 0,5 μg/l quando nell’acqua potabile il limite previsto è di 0,1 μg/l. Questo limite, lo ricordo, è non specifico per la sostanza ma indifferenziato ed uguale per tutti i prodotti fitosanitari. Non trovate che ci sia una strana coincidenza nel fatto che appena la Commissione Europea dirama la proposta di mantenere l’autorizzazione alla produzione di questo erbicida esca uno studio (?) che dice che allarma la popolazione?

A noi interessa capire e non fare del sensazionalismo o peggio dell’allarmismo. L’anno scorso, a novembre, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) con sede a Parma, ha aggiornato il profilo tossicologico della sostanza, concludendo che è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo ed ha proposto nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti. La valutazione è stata fatta prendendo in considerazione tutti gli studi presenti in letteratura e non solo quelli fatti dai produttori della sostanze come affermato da alcuni. Lo studio è stato del tipo peer review. Capite anche perché le notizie sui giornali parlano della birra tedesca. Immagino che sia un riflesso del fatto che lo studio utilizzato da EFSA sia stato fatto in realtà dalla BfR, l’Agenzia Tedesca per la valutazione del rischio.

Perché partendo dagli stessi dati la IARC e l’EFSA giungono a due risultati diversi? Probabilmente perché i criteri per la classificazione delle sostanze cancerogene sono diversi. Le differenze di interpretazione sono il pane quotidiano degli scienziati. La conclusione dello IARC è probabilmente più precauzionale. Inoltre la IARC ha condotto i suoi studi concentrandosi sui formulati (le miscele secondo la nuova nomenclatura) che contengono il glifosato. La BfR ha invece studiato soltanto la sostanza attiva. È chiaro che la combinazione di diversi composti porti ad un effetto sinergico (maggiore della somma delle sue parti), e di conseguenza l’impatto sulla salute delle miscele commerciali possa essere maggiore, come stabilito dallo IARC. Inoltre, mentre le autorità europee hanno a disposizione anche i dati degli studi dei produttori derivanti dalla necessità di registrazione all’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) delle sostanze messe sul mercato secondo il Regolamento Reach (Reg. UE 1907/2006) e per i quali i riduttori hanno pagato, lo IARC, non essendo autorità Europea sebbene abbia sede in Francia, non ha accesso a questi dati. Il fatto che gli studi che hanno fatto fare i produttori siano pagati dai produttori stessi e non siano pubblicati perché contengono informazioni riguardanti segreti industriali, deve contare qualcosa nella nostra valutazione? Ci fidiamo delle autorità nazionali che hanno visto gli studi “privati” e sono arrivati, sulla base di questi, a risultati diversi rispetto all’istituto internazionale? Se credete alle scie chimiche probabilmente no. Io invece ho la tendenza a fidarmi.

Tutto questo, sia che si sia d’accordo con l’impostazione IARC che con quella dell’EFSA (ma occorrerebbe essere molto addentro alle cose per dare un giudizio non falsato dai pregiudizi), vuol dire che il glifosato potrebbe non essere pericoloso? No, certamente no! Stiamo parlando di pericolosità di una sostanza, e la cancerogenicità è uno dei possibili pericoli. Se la sostanza fosse classificata cancerogena, anche di categoria 2, queste cose devono essere studiate sulla base della valutazione del rischio! Partendo dal presupposto che non esiste il rischio zero, qual è il numero di persone che potrebbe avere delle conseguenze negative dall’utilizzo della sostanza in questione? Una su mille o una su dieci milioni? Perché nel primo caso il rischio non è accettabile mentre nel secondo lo è. In questo momento lo IARC, che pure è cautelativo, con la sua classificazione dice una su dieci milioni. Se invece la sostanza ha un’altra caratteristica di pericolosità allora per la sostanza deve essere definita una dosa soglia (cosa che l’EFSA ha fatto), al di sotto della quale non ci sono effetti sula salute e superata la quale gli effetti sono proporzionali dalla dose effettivamente assorbita. Questo non vogliono capire le persone che, non capendo niente di scienza, urlano e sbraitano contro la chimica. Qui c’è un articolo che ho tradotto qualche settimana fa per cercare di far capire come stanno le cose.

 

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La volpe e l’uva

C’era una volta una volpe, furba e presuntuosa..….Un giorno spinta dalla fame, gironzolando qua e là, trovò una vigna dagli alti tralicci. Ecco disse:” finalmente qualcosa di prelibato”. Tentò allora di saltare spingendo sulle zampe con quanta forza aveva in corpo….ma nulla.

Calma, si disse:” io così furba non posso arrendermi ma, devo escogitare qualcosa per raggiungere quell’uva”. Dopo un breve riposo riprese a saltare ma dopo alcuni balzi, non potendo neppure toccarla, così disse mentre mestamente si allontanava: “ Pazienza, non è ancora matura, non mi va di spendere troppe energie per un frutto ancora acerbo”.     

E con questo, si chiederanno i miei piccoli lettori? E con questo devo farmi delle domande, rispondermi in maniera onesta, e decidere se sono volpe. 

P.S.: l’uva mi è piaciuta. 

Emozione vera

Mi sono un po’ emozionato quando mi è arrivata questa lettere di una insegnante di una quinta elementare che ha fatto partecipare la sua classe ad un concorso nazionale al quale potevano concorrere scuole dalla quarta elementare alla quarta superiore. Mi hanno aiutato ad aiutare la scuola gli amici e colleghi Eugenio Cottone e Giuseppe Panzera. 

 
Gent.mo Dr. Ballantini,

La ringrazio immensamente per aver risposto in modo chiaro e completo alle richieste dei miei alunni. 

Grazie per aver dato un valido contributo ad un nuovo modo di fare didattica, che permette ai ragazzi di apprendere le informazioni, non dall’arido libro, ma direttamente dalle parole di un esperto in materia.

Mi dispiace non poterle trasmettere le belle emozioni che ha suscitato la lettura in classe della sua e-mail proiettata sulla LIM e soprattutto grazie per aver contribuito alla nostra vittoria.

Sì, ha capito bene, i piccoli alunni della V F, insieme ad altre cinque squadre del Sud Italia, tutte formate da ragazzi di istituti superiori, hanno superato la selezione interregionale e dovranno disputare la gara nazionale, che si terrà a Rovereto (TR) dal 10 all’11 marzo 2016, per la qualificazione ai mondiali.

Per conoscere meglio il tipo di gara che hanno affrontato, mi permetto di inviarLe l’articolo che ho preparato per il sito della scuola.

A Rovereto gareggeremo con le migliori 28 squadre d’Italia, abbiamo poco tempo per sviluppare ulteriormente il nostro progetto scientifico.

Considerata la Sua disponibilità, Le chiedo se potrà fornirci ulteriori informazioni e/o indicarci associazioni o siti attinenti alla problematica trattata.

Grazie di cuore.

Cordialmente,

Martedì, ultimo giorno di carnevale

I temi religiosi mi si addicono poco, visto che mi professo ateo, ma visto che la stragrande maggioranza degli italiani si dice invece cattolico e tutti i giorni si scende in piazza per affermare la cristianità sulla quale è basato il nostro vivere, mi chiedo perché nessuna autorità della chiesa si pronunci sulla violazione della quaresima.

La quaresima è un periodo di quaranta giorni che precede la celebrazione della Pasqua; secondo il rito romano inizia il mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo. Visto che questa’anno la pasqua sarà il 27 marzo, il mercoledì delle ceneri è mercoledì 10 febbraio. Nel periodo della quaresima, che ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano, certo non si fa festa. Anzi il carnevale, posizionato proprio per questo prima della quaresima, era stato creato con l’intenzione di fare la scorta di cibo (da qui il martedì grasso; dopo si doveva digiunare) e di baldoria.

In realtà il carnevale di Viareggio, così come quello di centinaia di città grandi e piccole italiane, è cominciato domenica 7 febbraio, ed andrà avanti per tutto il mese di febbraio, in pieno periodo di penitenza.

Di tutte le cose che offendono la chiesa, questa evidentemente è stata derubricata. D’altra parte non è a Gesù, personaggio storico di rilevanza universale, che paiono ispirarsi molti di quelli che dovrebbero offendersi della profanazione di questa liturgia.

Considerazioni post elezioni

Nel 2008, dopo 8 anni passati come consigliere dell’ordine della Toscana in qualità di segretario (la carica data al più giovane del gruppo), nonostante potessi candidarmi per un nuovo quadriennio alla carica di Consigliere, decisi che era il momento di smettere, per non occupare in modo improprio un posto dove ero stato comunque a lungo. Queste cariche hanno infatti, secondo me, bisogno di nuovi volti e nuove idee abbastanza frequentemente, per non correre il rischio che diventino il regno di qualcuno. Quando quindi a fine 2009 il Presidente dell’Ordine mi chiese se avessi intenzione di candidarmi al Consiglio Nazionale ci pensai un po’ e poi decisi che era un’esperienza che mi sarebbe piaciuto fare. Sono entrato nel Consiglio Nazionale a marzo 2010, senza sapere esattamente quali sarebbero stati i miei compiti. 

Ho iniziato da subito a dare il mio controbuto, intervenendo spesso sulle questioni che venivano poste, cercando di far emergere il punto di vista del libero professionista. Dei 15 consiglieri, solo in due eravamo liberi professionisti. Mi sono occupato di diverse cose: le proposte sulla riforma della scuola superiore, la linea guida ECHA sulla registrazione delle sostanze, la linea guida della comunità europea sulla classuficazione dei rifiuti, le regole per la certificazione delle competenze dei professionisti anticendio,  la newsletter del CNC arrivata martedì scorso all’ottantinesimo numero, ecc. Ma quando a luglio 2012 uscì il decreto di riforma delle professioni, c’era un articolo, il settimo, che disponeva che i professionisti divessero fare attività di aggiornamento continuo ed il Consiglio Nazionale era chiamato ad emanare un Regolamento per la categoria. Avevamo 12 mesi di tempo per farlo. A dicembre chiesi chi se ne stesse occupando e, quando scoprii che nessuno aveva ancira mosso foglia, tirai fuori un lavoro che avevo svolto per confrontare i regolamenti emanati da altre professioni per i propri iscritti negli anni precedenti. Ci fu un coro: del regolamento della formazione te ne devi occupare tu. A gennaio portai in Consiglio la prima bozza, a marzo eravamo alla bozza numero 12 e decidemmo di inviarla a tutti gli ordini per avere commenti e suggerimenti. Non ne arrivò nessuno. Mandai nuovamente la versione 18 a tutti a giugno. Nuovamente nessun contributo. Il 31 luglio mandammo la versione 22 al Ministero della Giustizia per ottenerne l’approvazione. 

Successivamente, e anche nel recentissimo passato, sono stato molto criticato su questo Regolamento che governa la formazione di tutti i miei colleghi. Qualcuno ha usato il pretesto del Regolamento per la Formazione Continua per invitare gli Ordini a non votarmi per l’elezione del Consiglio Nazionale che si è svolta oggi in tutta Italia. Credo che sia assolutamente lecito non desiderare di votarmi; mi sembra un po’ meno elegante che altri competitori per la stessa carica chiamino gli altri elettori non per dire vita me ma per dire “non votare lui” soprattutto accusandomi di cose che mi paiono pretestuose. Chi aveva la possibilità di intervenire sul Regolamento per cambiarlo non l’ha fatto quando ne ha avuto la possibilità ed accusarmi ora mi pare fuori luogo. Devo anche dire, vantandomi un po’, che più di un commentatore (Sole 24 Ore e Italia Oggi) ed alcuni esperti della materia, si sono complimentati con il CNC per il livello avanzato del nostro Regolamento, che non è finto e di facciata, ma prevede una serie di soluzioni alle quali altri non hanno pensaro: posso esserne orgoglioso? Ma, come si dice dalle mie parti, chi si loda si imbroda, quindi smetto subito. 

Nonostante sia un po’ mio figlio, fortunatamente non lo è in senso letterale, quindi cambiarlo non solo è assolutamente possibile, ma auspicabile. In tutte le occasioni nelle quali ho illustrato i principi e le regole che lo caratterizzano ho fatto presente che ho volutamente scritto nell’ultimo articolo che c’è un periodo transitorio che serve a verificarne il funzionnento che dura fino al 31 dicembre 2017. Al termine di questo periodo, con il sistema che ho messo a punto, i crediti iniziali degli iscritti andranno da 150 a 154, ovvero aumenteranno di 4 invece di diminuire partecipando ad una sola attività l’anno organizzata gratuitamente dall’ordine sull’ordinamento professionale e previdenziale e la deontologia, evento che serve a far partecipare i professionisti alla vita dell’ordine. Il fatto è che chi critica il Regolamento di questo non si è neppure accorto!

Qualcuno è andato oltre. Rendosi probabilmente conto che la battaglia contro il Regolamento della Formazione è persa, tanto che ogni volta che ha provato a fare delle osservazioni negative ha dovuto ricredersi quando gli ho fatto leggere con attenzione coda c’è scritto, è andato nelle ultime settimane dicendo che non sarei dovuto essere votato per il rinnovo della carica di Consigliere del CNC, perché non saprei lavorare in squadra. Vorrei sapere da cosa hanno desunto questo giudizio. Sarebbe stato corretto se si fossero visti arrivare da me, in questi 5 anni, documenti deginitivi ed immodificabili. Ma visto che tutto quello che ho fatto e che aveva rilevanza nel rapporto con gli iscritti agli Ordini dei chimici, l’ho sempre mandato a tutti (compresa la bozza di accordo Ordini-Università, le linee guida sugli esoneri della formazione, la linea guida sulla valutazione dell’autoformazione) non ricevendo mai alcun feedback, visto che ho risposto a centinaia di mail di ordini, presidenti, consiglieri, segretarie ed iscritti, credo che l’accusa di non collaborare e lavorare di squadra sia la meno appropriata possibile nei miei confronti in questo ambito. 

In realtà ci sono due motivi per questo ostracismo nei miei confonti. Coloro che hanno cercato di convincere i colleghi a non votarmi, e che ambiscono, se eletti, ad essere designati Presidenti, pensano che in realtà a quella carica potrei legittimamente ambire anch’io, visto l’impegno che ho messo in questi anni e la rete di conoscenze che ho maturato nei tavoli della Rete delle Professioni Tecniche, nei Ministeri, con alcuni rappresentanti dei partiti e nella macchina stessa del CNC. Farmi fuori prima semplificherebbe i loro piani. In realtà non si rendono conto che come professionista non mi potrei probabilmente permettere di occupare quella carica per motivi strattamente economici (guadagnerei molto meno di quello che guadagno oggi) ed affettivi (dover passare 3 giorni alla settimana a Roma incrinerebbe il rapporto con mia moglie ed i miei figli che, scusate, contano di più dei miei colleghi). 

Se gli elettori del CNC daranno retta a questi detrattori e non verrò eletto, certamente me ne dispiacerò, ma vorrà anche dire che evidentemente quello che ho fatto non è stato ritenuto valido ed è giusto che mi faccia da parte. Se però verrò eletto, durante la prima riunione del nuovo Consiglio, se ci saranno anche loro, qualche sassolino dalla scarpa meo toglierò e tutti capiranno l’altro motivo per cui non mi vogliono in quel consesso. Ho detto pubblicamente ad entrambi in tempi non sospetti, più di un anno e mezzo fa, che secondo me, coloro che si erano candidati alle cariche della nostra Cassa di Previdenza, l’EPAP, per la quale votano non gli Ordini ma tutti gli iscritti alla cassa, se fossero risultati non eletti avrebbero dovuto prendere atto della cosa e non pensare di potersi candidare al Consiglio Nazionale, come se tutte le cariche fossero intercambiabile e tutti i culi adatti a tutte le poltrone. Bene, entrambe queste persone sono state trombate alle scorse elezioni per le cariche EPAP ed entrambe si sono candidate per il CNC avendo buone possibilità di essere elette. Entrambe ambiscono alla carica di Presidente del CNC. Se questo avvenisse, ci troveremmo nella spiacevole situazione nella quale gli iscritti hanno detto che quella persona non va bene per rappresentarle, ma nel chiuso delle stanze occupate dalla casta (perché è così che da tanti veniamo percepiti) la stessa persona è stata resuscitata fino a fargli occupare la carica più importante della professione.  Se questo dovesse accadere, secondo me, la credibilità dei vertici della categoria ne uscirebbe gravemente danneggiata e, mi spiace, dovrei trarne le conseguenze. 

Non riciclare la carta termica

C’è una cosa che abbiamo per le mani tutti i giorni a cui facciano poco caso ma che dovrebbe destare qualche preoccupazione in più. Si tratta della carta termica con la quale sono fatti la maggior parte degli scontrini. Molti la chiamano impropriamente carta chimica, ma tutti i tipi di carta sono chimici, così come sono chimiche tutte le cose che ci circondano. Quindi, per favore, chiamatela con il nome giusto: carta termica. 

La carta termica contiene una sostanza che si chiama bisfenolo A (BPA, bisphenol A). Il BPA è un modificatore endocrino, che vuol dire che altera il modo con il quale il nostro corpo produce gli ormoni. Gli studi effettuati nel corso degli ultimi anni dimostrano che più del 90% delle persone hanno questa sostanza nelle loro urine, cosa cosa che dimostra la grande dispersione della sostanza che c’è negli ambienti sia di vita che di lavoro. 

Questa sostanza non è usata soltanto per la carta termica ma per molte altre applicazioni, principalmente nella produzione di alcune plastiche. Ogni anno se ne producono circa 3 milioni di tonnellate. 

Se per produrre carta riciclata si usano anche carte che contengono il BPA, anche la carta riciclata ne sarà contaminata (cosa che puntualmente si verifica). Quindi, per favore, non mettete gli scontrini della spesa nel contenitore nel quale si mette a casa la carta da riciclare: invece di fare una buona azione ne faremmo una che contribuisce ad inquinare la carta che usiamo tutti i giorni. 

Al momento non c’è un modo per separare il BPA dalla carta termica per poterne produrre di riciclata in modo sicuro al 100%. Non esiste neppure una alternativa valida al suo uso. Al momento si sta usando, in circa il 50% della carta termica, il bisfenolo S (BPS), che ha una struttura molto simile a quella del BPA, ed un indice di pericolosità minore ma comunque non sicuro. 

L’unica possibilità di rimedio, è l’abbandono di questo tipo di tecnologia (ma c’è una legge che obbliga la carta termica ad avere certe caratteristiche),  sostituendola con stampe di scontrini con inchiostri, oppure non obbligando più gli esercenti delle attività commerciali all’emissione degli scontrini, che però rappresenterebbe un problema a livello fiscale.

L’agenzia europea per le sostanze (ECHA) ha stabilito, in un recente pronunciamento, che il rischio per le lavoratrici gestanti che maneggiano gli scontrini in carta termica è non controllato, mentre il rischio sarebbe trascurabile per la popolazione generale. Adesso la Comunità Europea si dovrà pronunciare sulla restrizione all’uso del BPA nella carta termica, dal momento che l’analisi socio-economica fatta al riguardo ha stabilito che il costo per la sostituzione della sostanza sarebbe pari a 0,20-0,60€ a persona per anno, e quindi economicamente affrontabile.