Io la so lunga

Avrei potuto intitolare anche “complottismo”, perché su ogni cosa ormai il sospetto del complotto è all’ordine del giorno. In questi giorni l’argomento all’ordine del giorno sono i vaccini. La pletora di coloro che la sanno lunga è ampia e ti guardano dall’alto in basso, tu povero bischero (se sei in Toscana, altrimenti pirla, belin, bigul o comunque stupido) che ti fai abbicinare dalla propaganda delle multinazionali farmaceutiche. 

Allora sono andato su Google e ho fatto una ricerca scrivendo i termini “vaiolo, morti, vaccino” sapendo che la malattia è stata eradicata. Da piccolo i miei mi fecero vaccinare contro il vaiolo (era obbligatorio) e ne porto ancora il segno, come tutti quelli della mia generazione e quelli prima. I miei figli, per dire, quel vaccino non l’hanno fatto, visto che la malattia non esiste più. Il primo sito che ne esce è uno che dice che la malattia non è stata eradicata grazie ai vaccini, ma alle migliorate condizioni igieniche. E ce ne sono altri, quasi fotocopia, che dicono lo stesso. Il vaiolo era già in diminuzione prima dell’introduzione del vaccino a causa delle migliorate condizioni igieniche.  Dalle centinaia di migliaia di casi alle decine di migliaia. Quindi è indubbio che quella sia una ragione più che buona per sostenere la tesi, anzi, non ho alcyn dubbio che quella, in quegli anni, sua stata la ragione vera. Anche perché, diciamocelo, i vaccini nel 1860, forse non avevano una grande affidabilità, così come tanti medicinali dell’epoca. 

Vorrei però che ci dessimo una spigazione al fatto che nel 1960, quando le condizioni igieniche erano simili a quelle odierne, i casi di malattie infettive (difterite, poliomielite, morbillo, tetano, ecc.) causassero più di mille morti all’anno. Nel 1980 i morti erano poco più di 100 ed oggi sono meno di 10. Stiamo parlando di casi avvenuti in Italia. Nel 1960 avevamo già in casa l’acqua potabile, le fogne erano le stesse di quelle di oggi, le persone si lavavano più o meno come ora. Nel 1966 è diventato obbligatorio l’antipolio (oltre all’antidifterica già obbligatoria dal 1939), nel 1968 l’antitetano, nel 1991 l’anti-epatite B, negli anni ’90 si diffondeva il vaccino per morbillo-parotite-rosolia e dagli anni 2000 in poi con l’esavalente si è creata protezione anche da pertosse ed hamophilus B. 

Ci sono bambini che non possono vaccinarsi, perché se lo facessero potrebbe scatenarsi in loro uno shock anafilattico per allergia ai componenti del vaccino. È proprio per questo che è importante che gli altri si vaccinino, così da creare un ambiente (lo chiamano gregge) che non espongano loro al rischio di contrarre la malattia. 

Vogliamo poi parlare di statistiche? In questo momento in Toscana c’è un allarme relativo alla meningite. In questi giorni siamo arrivati al 28mo caso di quest’anno e ancora mancano 2 mesi e mezzo alla fine dell’anno. Nello stesso periodo del 2014 erano stati la metà, ovvero 14. In generale in Italia il rischio meningite nei bambini tra 0 e 1 anno è pari a 0,57 casi ogni 100mila bambini, e pari a 0,22 in quelli di età tra 0 e 4 anni. Possiamo quindi dire che il valore oscilli tra 0,22 e 0,57. Questi dati sono stati forniti da un medico antivaccinazioni in un filmato che gira su yuotube. Peccato che commetta tutta una serie di errori (in buonafede?) e sbagli i calcoli sui rischi da shock anafilattico, che indicano 0,07 e 0,20 casi ogni 100mila vaccinati, valori più bassi di quelli del rischio meningite. In più la mortalità per shock anafilattico, visto che il vaccino viene sommonistrato in un ambiente sotto controllo medico, è inferiore all’1% mentre quello per meningite è circa pari al 10%. 

Insomma, chi la sa lunga forse la sa più corta di noi poveri bischeri che a volte ci fidiamo ciecamente dei medici e degli scienziati invece che di fantomatici illuminati che diffondono il verbo grazie all’evoluzione digitale. 

La mortalità dei bambini ieri e oggi. in Italia. 

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