Svalutation

C’è chi dice “usciamo dall’euro, così possiamo svalutare. Vendermo meglio le nostre merci all’estero e attireremmo i turisti”. 

Queste persone forse sono troppo giovani e non l’hanno vissuto o erano già grandi ma hanno rimosso la conoscenza del periodo in cui svalutavamo la lira. 

Era il periodo in cui ogni 3 anni il prezzo dei pomodori raddoppiava e per comprare una casa si pagava di interessi quanto si prendeva di capitale. 

Io spero che quel periodo non torni più dopo che ce lo siamo lasciato fortunatamente alle spalle circa 15 anni fa. 

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Interessi zero

L’unica soluzione alla crisi greca (e portoghese e italiana e) è che gli interessi sui prestiti concessi sia azzerato. Invece siccome la Grecia è un Paese poco affidabile gli interessi sui presti concessi e concedenti è alto. Con il PIL che la Grecia può produrre oggi (220 miliardi di euro) e nei prossimi anni, qualunque richiesta di pagamento di interessi sui prestiti è destinata a portare al fallimento di tutto il sistema.

D’altra parte, nel nostro piccolo di consumatori borghesi e/o proletari, quali mezzi hanno i produttori di beni di consumo per invogliarvi a comprare nei periodi di crisi nostra (che non possiamo comprRe) e loro (che non riescono a vendere)? La vendita ad interessi zero.

Questa è anche la soluzione della crisi greca (insieme alla fine delle pensioni baby, delle tasse ridotte alle isole, alle tasse zero agli armatori e tutte le altre proposte contenute nel piano di salvataggio). Nessuna delle proposte di cui si parla in questi giorni avrà successo se poi chiederemo ai greci di pagare gli interessi sui prestiti ricevuti. Accontentatevi di riavere indietro quello che avete dato loro.

È la borsa, ma dovrebbe essere la vita

Premessa che ho fatto anche altre volte: di economia ne capisco poco, ma mi applico e cerco di capire. 

C’è un’azienda con buone idee produttive ma non ha i capitali, quindi decide di reperirli. Una strada sono le banche. Ma le banche costano troppo. non sono disposte a finanziare idee e chiedono garanzie che non sempre è possibile produrre. Allora decide di cercare dei finanziatori privati. 

Dice loro: guardate, in questo momento la mia azienda ha questo, codesto e quello; in più abbiamo una o più idee per produrre altro, nuovo o già esistente sul mercato. Pensiamo perciò di valere 1000 (può darsi che ci siamo fatti aiutare da qualcuno a capire quale sia il nostro valore). Per finanziarci e produrre queste nuove cose abbiamo deciso di dividere la nostra impresa in 1000 parti così che ciascuna costi 1. Decidiamo quindi di vendere parte di queste quote, diciamo il 49,9%, per avere i soldi che ci permettano di sviluppare le nostre nuove idee e di metterle eventualmente in produzione, ma in modo da avere comunque ancora noi la maggioranza e decidere in quale direzione andare. Volete comprare le nostre quote in modo che, alla fine dell’anno, se avremo degli utili, divideremo con voi questi utili in proporzione alle quote che ciascuno avrà?

Un certo numero di persone aderisce alla proposta e compra le 499 quote messe a disposizione. L’impresa incassa 499 ed inizia il suo nuovo lavoro. 

Il signor A, che inizialmente non ha comprato una delle 499 quote, comincia a pensare che forse avrebbe fatto bene a farlo. Si rivolge quindi al signor B che invece lo ha fatto e gli chiede: mi vendi 1 quota? B, al momento della richiesta, si chiede come mai questo interesse? Forse che quello che ricaverò alla fine dell’anno potrebbe essere una cifra che giustificherebbe il mio acquisto? Va bene, allora risponde, potrei vendertela, ma solo se la quota che io ho pagato 1 tu me la compri pagandomela 2. 

Comincia così un sistema per cui il valore iniziale della quota, dall’iniziale 1, cambia e diventa 2 o 3 o 10. 

Potrà succedere anche qualcos’altro. Il signor B, che aveva acquistato una o più delle iniziali 499 messe a disposizione, ha bisogno di rientrare dei suoi soldi per ragioni che qui non ci interessano. Va quindi dal signor A, che non aveva dimostrato alcun interesse, oppure dal signor C, che aveva acquistato anche lui inizialmente una o più quote dell’impresa, e dice loro: vorreste compare le quote che io ho? A e C dicono, potremmo essere interessati, ma solo a condizione che tu ce le venda al valore 0,5. 
A logica dovrebbe succedere che se le cose, dal punto di vista delle vendite, vanno bene, allora più persone potrebbero volere le quote che alla fine dell’anno permetteranno di dividersi gli utili e quindi il valore delle quote aumentare; se le cose vanno male e alla fine dell’anno ci saranno solo perdite non ci sarà nessuno che vorrà acquistare le quote, ma anzi, ci saranno molti che se ne vorranno liberare facendo scendere il valore delle quote. Ma non sempre la logica prevale. 
Ho scelto di non usare i termini giusti: azioni, investimenti, profitti, che si portano dietro pregiudizi che porteranno chi se ne intende a dire che lì c’è quel l’errore concettuale e qua c’è n’è un altro. Ma vorrei chiedervi, l’azienda che ha messo in vendita la sue quote, per ognuno di questi scambi, riceve qualcosa? No. Ma allora perché l’economia, quella basata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, quella che permette alla persone di avere un lavoro da imprenditore o da salariato, dipende così tanto dalla speculazione finanziaria? Dipenderà dal fatto che l’investimento finanziario, che cerca chi abbia idee e di idee ce ne sono veramente poche in giro, spesso porta a guadagni molto superiori a quelli della produzione di beni? Può essere, ma le cose che fanno stare bene la maggioranza di noi hanno a che fare con la produzione e non con il mercato azionario. Non abbiamo nessuna capacità di influenzare i mercati, ne subiamo solo le conseguenze. Stare alla larga dalle promesse di facili guadagni e non impegnare i nostri risparmi lì è la regola da seguire da parte nostra. Cominciamo a non prendere troppo sul serio il fatto che oggi c’è stata una contrazione di tot percento nel valore delle azioni. Per l’azienda che ha messo sul mercato una quota del suo valore, non è cambiato niente. Aveva bisogno di 499 e 499 ha avuto. Adesso deve produrre e la sua produzione è assolutamente indipendente dal fatto che le sue azioni valgano 2 o 0,5. La sua salute dipende solo dalla sua capacità di produrre cose che le persone vorranno o non vorranno acquistare. Questo conta per valutare il suo valore reale. Il resto è fuffa (ma ci siamo fatti convincere che governa il mondo). 

Opzioni in campo

Vorrei che si sottolineasse che tutti i gay e le lesbiche che ci sono in giro sono nati da coppie etero. Tanto per togliere dal campo una delle opzioni. Magari amici ed amiche chimici e/o cestisti e/o medici e/o salumieri e/o pisani e/o livornesi e/o altri di cui non so, possono confermarlo avendone avuta esperienza diretta.

Gioco d’azzardo

Non c’è dubbio che il primo ministro greco esca rafforzato dall’esito del referendum, ma di qui a dire che ora la strada per la soluzione della crisi è in discesa mi pare un po’ azzardato.
L’attuale governo greco non ha responsabilità sulla siruazione in cui si trova il Paese, ma il non proporre soluzioni praticabili in alternativa a quanto chiedono loro i creditori è da non responsabili.
Qualcuno ha giocato d’azzardo anche sull’esito del referendum. Voleva togliersi dall’impiccio di dover gestire la situazione. Quando i primi sondaggi dicevano che avrebbe vinto il si, Yanis Varoufakis ha detto che in quel caso si sarebbe dimesso, per coerenza. Adesso ha vinto il no e si dimette lo stesso perché non ha alcuna proposta da fare e la sua incapacità sarebbe stata resa evidente.
Sono curioso di vedere quale sarà la nuova linea greca. Perché i soldi indietro devono comunque continuare a darli e se non ce la faranno i primi a pagarne le conseguenze, in modo ancora più drammatico, saranno proprio le fasce deboli di quel Paese ed anche degli altri Paesi europei che vantano crediti nei confronti della Grecia.

Fatemi un prestito

La politica economica non è il mio forte, e io ho capito questo. Un vicino vi ha chiesto 1000€ in prestito dicendo che ve li avrebbe ridati il 1 gennaio. Il 1 gennaio i soldi il vostro vicino non ce li aveva allora è andato da quello del piano di sotto e gli ha chiesto se poteva prestargli 1100€ che li avrebbe restituiti il 1 febbraio. Ma il 1 febbraio i soldi lui non li aveva, così è andato da quello del piano di sopra e ne ha chiesti 1200€. Quello del piano di sopra, preavvertito dal vicino e da quello del piano di sotto ha detto “io tei di, ma siccome non sono tanto sicuro che poi tu me li restituisca, visto che so che spendi più di quello che puoi, te li do solo se cambi la macchina e prendi un’utilitaria, togli l’iPhone al tuo figliolo e gli dai un WindowsPhone da 80€, disdici l’abbonamento a Sky e smetti di andare in palestra. Allora Lui qualche giorno dopo la scadenza ha detto a voi, a quello del piano di sotto e a quello del piano di sopra “ho fatto una riunione di famiglia e abbiamo deciso che non ve li ridiamo”. I 3 del condominio martedì si riuniscono (non prima perché voi dovete andare in palestra, uno a comprare l’iPhone 7tris al figlio, e l’altro a vedere un film hard su Prima Fila) e poi deciderete come riempirlo di mazzate.
Com’è che non riesco a simpatizzare per nessuno dei cinque, compreso voi e me?