Destra, sinistra e Giustizia

Se c’è un argomento sul quale destra e sinistra si differenziano in modo netto, giustificando l’esistenza di destra e sinistra, questo ha a che fare con la Giustizia. 

Per la destra la cosa giusta è dare a tutti la stessa cosa e chiedere a tutti la stessa cosa. 

Per la sinistra la cosa giusta è dare a tutti secondo le loro necessità e chiedere a tutti secondo le loro possibilità. 

Poi se volete parliamo anche di diritti e doveri, strettamente legati a questa concezione di Giustizia. 

  

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Il mio fruttivendolo

Il mio fruttivendolo ha un ruolo importante nella mia vita di tutti i giorni. Io sono vegetariano e senza qualcuno di cui fidarsi per l’acquisto delle cose di cui ho bisogno tutti i giorni avrei un po’ di difficoltà.

La mio medichessa di famiglia la incontro fortunatamente poche volte durante l’anno. Mi piace però che si sia rilevata, ogni volta che mi sono rivolto a lei, competente ed abbia capito velocemente quello di cui avevo bisogno.

Il gommista a cui ho chiesto di sostituire le gomme della mia auto lo conosco da quando ho comprato la mia prima auto ed ogni volta ho avuto l’impressione che oltre al suo tornaconto tenesse in considerazione anche il mio.

La mia fisioterapista è disposta ogni settimana ad ascoltare i miei malanni di sportivo in là con gli anni. Mi fido ciecamente di quello che mi dice e devo ammettere che sono stato proprio fortunato ad incontrarla.

Potrei parlare anche della cameriera del mio ristorante preferito, del controllore del treno che prendo tutte le settimane per andare a Roma, della libraria a cui chiedo consiglio per il libro da leggere la prossima settimana, del professore che sta valutando mia figlia all’esame di terza media.

Mi chiedo, per valutarne le capacità, per apprezzarne la competenza, per riuscire a scambiarci un’opinione ho necessità di sapere le loro tendenze sessuali? Il sapere che uno o una di loro, o forse anche due, tre o tutti, è lesbica, bisessuale, gay o transessuale dovrebbe influenzare il mio giudizio su queste persone? Cambierebbe il sapore dell’insalata, la necessità di prendere un’aspirina, il costo degli pneumatici invernali o l’effetto della Tecarterapia?

Ma allora perché dovrei manifestare contro i loro diritti? Cosa toglierebbe a me il fatto che uno o una o forse due, tre o tutte queste persone abbiano gli stessi diritti che ho io che sono sposato con una donna? Chiedono forse che tu sia come loro? Se a te il mestiere di fruttivendolo non piace, continua a fare l’impiegato, il marmista, l’infermiera o l’insegnante di pilates. Il fatto che vengano loro riconosciuti dei sacrosanti diritti cosa cambia nella tua vita?

Chi me l’ha fatto fare?

Ho un ruolo nella mia professione al quale sono stato eletto ormai 4 anni fa. Dal momento che penso che se uno dà la sua disponibilità ad essere eletto poi deve impegnarsi a fare le cose che gli sono richieste, mi sono preso una serie di impegni che credo di stare svolgendo adeguatamente. Dedico a questi impegni non meno di un paio di ore ogni giorno, compresi il sabato e la domenica, come sa chi mi scrive per chiedere informazioni sugli argomenti che sono di mia competenza e vede recapitarsi le risposte in quei giorni.

Non c’è giorno che qualcuno non si lamenti che le cose potrebbero essere fatte differentemente. È assolutamente lecito, ma c’è modo e modo di esporlo, soprattutto se quella stessa persona in realtà dedica all’argomento solo una frazione infinitesimale del suo tempo. La settimana scorsa uno mi ha scritto per criticare in modo pesante il mio operato premettendo che usava la sua mail privata per mandarmi il messaggio e non quella istituzionale per rendere la cosa meno ufficiale. Peccato che il messaggio aveva tra i destinatari in copia tutti gli altri suoi pari ruolo (altre 39 parsone) che poi sarebbero le persone chiamate ad eventualmente rieleggermi tra pochi mesi. Naturalmente la mia risposta è andata a tutti e 40 coloro che avevano avuto la mail originale.

Non c’è giorno che qualcuno non si lamenti perché io avrei fatto loro un torto. Peccato che queste stesse persone non svolgano quanto è richiesto loro di svolgere e senza la loro azione io non possa fare quello che mi richiedono di fare. Inoltre forse potrebbero fare le loro rimostranza a me invece di chiamare in causa altri, che tanto poi gli altri non ne sanno praticamente niente e chiedono a me le spiegazioni.

Non c’è giorno che qualcuno non si lamenti che il sistema del quale io ho seguito lo sviluppo e la messa online non funziona a dovere. Peccato che i sistemi informatici abbiano, indipendentemente dalla mia volontà, un sistema rigido di accettare le stringhe di testo e se il tuo numero di iscrizione è 001234/A e tu scrivi 1234, lui non te lo riconosce non è che non funziona a dovere. Poi c’è anche quello che s lamenta perché ha dimenticato la password di accesso al sistema, il sistema prevede che si possa recuperare la password ma lui si è dimenticato anche la mail con cui si è registrato e allora non è il sistema che non funziona a dovere.

Poi arriva un giorno in cui mi scoccio. Oggi mi lamento io che sono al limite della sopportazione. Io ho fatto questa cosa per ormai quasi 5 anni, c’ho rimesso anche un bel po’ di soldi oltre che di tempo, perché le due ore al giorno che dedico a tutte queste cose le sottraggo al mio lavoro e non sono retribuite. Credo sempre più convintamente che la prossima volta la mia disponibilità non ci sarà più. Trovate un altro tra 10mila che siamo disponibili a svolgere questo ruolo.

A proposito, auguri.

Lo sprovveduto di Roma

Devo fare una premessa. Nutro nei confronti di Ignazio Marino un affetto che deriva da una frequentazione per il quale le poche volte che ci incontriamo oggi ricordiamo quei tempi piacevolmente.

Nella vicenda che sta sconvolgendo la politica romana, con gli arresti, le mazzette, i mungitori di mucche, trovo che chi chiede le dimissioni di Marino faccia il legittimo gioco che ci si aspetta da chi vive di politica. Quello che faccio più fatica a capire sono i giudizi di coloro che da privati cittadini giustamente si scagliano contro i politici corrotti, il malaffare ed il sono tutti uguali.  Quando urliamo, sbraitiamo e ci indigniamo del magna magna e vogliamo mandarli tutti a casa sappiamo che comunque qualcuno poi lì, nelle stanze del palazzo, in quelle dove si prendono le decisioni e si governa una città, qualcuno deve pur andare. Non vogliamo più che ci vadano i politici di mestiere, quelli che se non ci fosse la politica con le sue prebende ed i vitalizi non riuscirebbero a mangiare (l’avete sentito qualche giorno fa l’ultimo segretario del PCI?), ma devono andarci le persone per bene, quelli della società civile, quelli che come noi lavorano tutto il giorno e sudano le proverbiali sette camicie. Se poi però quelli come noi, come me, che siamo operati, impiegati o chirurghi di fama internazionale, non abbiamo gli strumenti per capire che chi ci circonda è un farabutto perché con la farabuttitudine non abbiamo frequentazioni e che quelli che dovrebbero aiutarci a capirlo in realtà sono conniventi con i malavitosi, siamo proprio sicuri che ce la dobbiamo prendere con chi viene preso in mezzo?

Quando ce la prendiamo con Marino perché non si è accorto e quindi è responsabile io mi chiedo, io me ne sarei accorto? Sarei per questo responsabile? Se la risposta è si, allora agiamo in modo coerente e lasciamo sempre la gestione delle città e dello Stato ai politici di mestiere, che invece sanno come fare.