Domenica si vota?

Siamo arrivati ad un punto di disaffezione nei confronti della politica senza precedenti. Pensavo che un paio di anni fa avessimo toccato il punto più basso tra il sentire popolare ed i rappresentanti che scegliamo con le elezioni per la gestione della cosa pubblica. E invece si può sempre scavare…

La reazione a questa sensazione che ci prende è quella di dire “andate tutti a quel paese, io a votare nin ci vado più”. Francamente è quello che penso anch’io, ma poi, ripensandoci, mi chiedo se questa è la soluzione. Una volta che non sarò andato a votare, gli impresentabili non saranno eletti? O forse saranno eletti proprio perché io non sono andato a votare? 

Ma chi votare in alternativa? Ci sono persone valide? Non ne conosco una. Si, quell’amico dice “vota questa mia amica che è valida”, l’altro dice “vota questo mio amico che merita”, ma io non sono mica convinto che quella che è valida e quello che merita siano davvero capaci di cambiare le cose. Si tratta, praticamente sempre, di persone di rincalzo, di persone che una volta arrivate sugli scranni del Consiglio Regionale, questa volta, nella maggior parte dei casi si limiterà a spingere dei bottoni per ratificare decisioni prese da altri, spesso altri dei quali non ho stima. La mia disistima è legata a quello che hanno fatto in passato come presidenti, segretari, assessori, ecc. Allora perché votare gli amici dei miei conoscenti che poi non conteranno un fico secco?

È possibile, in questo periodo storico, riuscire a trovare una alternativa alle solite facce? È possibile trovare tra le persone da votare persone che lo fanno, oltre che per la propria legittima ambizione personale, per aiutare gli altri a vivere meglio? La soluzione, a mio modestissimo parere, non è quella di votare chi promette di dare indietro il 50% del proprio stipendio da parlamentare o consigliere regionale. Non me ne importa niente che tu lo faccia, perché questa tua azione è solo uno specchietto per le allodole se poi con quella metà indennità tu non fai niente, stai prendendo comunque dei soldi miei per non fare niente. Sarei invece disposto a darti di più se tu risolvessi i problemi. 

Possibile che nessuno di coloro che lavora in modo duro ed onesto per far andare avanti la propria impresa, da imprenditore o da impiegato o da operaio, riesca a mettersi a disposizione per l’amministrazione della cosa pubblica per un periodo della sua vita senza volerne fare cosa sua? L’avere dimostrato di essere bravo a fare il proprio lavoro dà la garanzia di essere bravo a fare l’amministratore? Probabilmente no, ma intanto è una base di partenza migliore che dare in mano la cosa di tuttia qualcuno  che non ha mai fatto niente prima. Certo, abbandonare la cosa che si sa fare bene e che dà da vivere alla propria famiglia per 5 o 10 anni come verrà ritrovata al rientro nella vita pre incarico pubblico? È a questo che servirebbe il vitalizio, a dare la garanzia che quando si torna a fare quello che si faceva prima dell’esperienza politica ci si torni senza dover ripartire da zero, altrimenti chi ce lo farebbe fare? Dovrebbe semplicemente non essere un vitalizio, ovvero una cosa a vita. Appena ritorni ad avere dal tuo lavoro quello che avevi prima questo benefit dovrebbe essere eliminato. Non a vita anche perché non vorrei che se ne approfitasse per smettetere di lavorare dopo l’incarico pubblico. Ma oggi non è così. E tra coloro che vedono questa cosa come il fumo negli occhi e sbraitano come cani affamati e quelli che fanno finta di niente, le persone equilibrate latitano. E latitano i capaci. E tra gli arrivisti i capaci si contano su meno di una mano. 

Allora che fare? Me lo richiedo. È possibile riuscire a trovare una alternativa? La risposta è “NON LO SO”. Quella del titolo non è una domanda. Domenica si vota, senza interrogativi. Non andare a votare non è una risposta perché tanto qualcuno verrà comunque eletto. Votare il meno peggio non è una consolazione. Mettere nella scheda elettorale una fetta di salame e scrivere “mangiate anche questa” non è una soluzione. Però un segnale deve essere dato. C’è una pletora di elettori che sta aspettando qualcuno che cambi le cose, che vorrebbe uscire dalla propria ostrica ma che fuori vede solo pesci voraci. Possibile che non riusciamo ad unirci? Possibile che non riusciamo a capire che dobbiamo prendere l’iniziativa in prima persona invece di lasciare l’iniziativa in mano a coloro che tanto disprezziamo? Ormai è tardi per contarci, ma un modo c’è. Un modo per contare coloro che non vogliono arrendersi e lasciare il campo libero agli impresentabili: andare a votare e non scegliere. 

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