Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.300 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 22 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Essere vegetariani

La scelta di diventare vegetariani è, di norma, di tipo etico: non vorremmo mangiare alimenti che hanno a che fare con animali allevati ed uccisi per soddisfare i nostri bisogni. So benissimo che è nelle cose normali dell’uomo mangiare carne. L’uomo come essere onnivoro si è evoluto nel corso dei millenni ed il diventare cacciatore è stato alla base del processo che ha permesso all’uomo di diventare ciò che è oggi.
Ne abbiamo ancora bisogno?
Per vivere abbiamo bisogno di acqua, carboidrati, lipidi, proteine eppoi vitamine, sali minerali e quant’altro. Fortunatamente, a parte pochissime cose (vitamina B12, calcio, ferro, risolvibili con facilità con qualche integratore) tutto ciò che ci serve è contenuto anche negli alimenti di origine vegetale a condizione di conoscere quali sono le necessità ed avere una dieta sufficientemente variata per colmare il problema legato agli aminoacidi essenziali. Il problema quindi non è qui.
Il problema è legato alla necessità che abbiamo nella vita moderna di “mangiare fuori”. Se abitate in un grande centro probabilmente non avrete grossi problemi, ma chi come me vive in un piccolo centro, lavora principalmente in un piccola città avrà qualche problema in più.
Prendiamo qualche giorno fa. Dovevo rimanere fuori a pranzo e sono entrato in un bar ed ho guardato i panini che avevano a disposizione. Quasi tutti, ma a volte sono proprio tutti, avevano una farcita con carne di maiale: prosciutto, salame, mortadella. Uno con il tonno. Poi miracolosamente ce n’era uno esposto come vegetariano. Un cartellino indicava l’elenco degli ingredienti della farcitura: zucchine, melanzane, pomodori, formaggio pecorino. I vegetariani, a differenza dei vegani, mangiamo alcuni alimenti di origine animale quindi latte e latticini. I formaggi, in teoria, sono un alimento mangiabile dai vegetariani. Però c’è un ma. Il “ma” è legato che questo è possibile solo a condizione che non contengano caglio. Il caglio è infatti estratto dall’abomaso di vitelli ed agnelli (difficilmente vivi) e quindi incompatibile con la scelta vegetariana. Esistono formaggi fatti con caglio vegetale o caglio microbico, ma nessuno dei disciplinari dei formaggi tipici italiani ne permette l’uso. Alla domanda “il formaggio che c’è in questo panino è fatto con caglio vegetale?” i più gentili rispondono che non lo sanno, i più ruspanti ti mandano gentilmente a quel paese.
Dovrei dire che in genere manca una cultura del cosa siano gli alimenti che vengono venduti e somministrati nei normali esercizi commerciali. Ma la cosa è più complicata di così. In genere non è la cultura gastronomica a mancare quanto l’interesse. Quanti sono i ristoranti dove nei menù c’è scritto quali tra le pietanze proposte sono “adatte” ai vegetariani o ai vegani? È una cosa che nei ristoranti  di Londra si trova sui menù di qualunque attività, dalla paninoteca di pret-a-manger al rinomato ristorante indiano di Chelsea. Ad ogni nuovo corso per ristoratori dove faccio i miei interventi chiedo sempre di considerare questa come una opportunità commerciale per differenziarsi dalla concorrenza. Pensate ad un gruppo di giovani nel quale ci siano una o due ragazze vegetariane (è più facile che siano le ragazze ad aver fatto questa scelta e magari poi convincano i propri ragazzi). Spesso queste rinunciano all’uscita o costringono il gruppo ad andare in un ristorante vegetariano con i suoi interni verdi pistacchio, i piatti a base di seitan e l’imbarazzo del non sapere cosa scegliere tra le risatine come le prime volte, trent’anni fa, che uno andava in un ristorante cinese. Se oggi un ristorante tradizionale, che sicuramente ha nel suo menù qualche piatto senza animali morti, o si sforzasse di trovarne un paio o tre con quelle caratteristiche, mettesse accanto al nome di quel piatto una semplice “V” si distinguerebbe dagli altri e farebbe si che quel gruppo di giovani possa scegliere quel ristorante permettendo a tutti i componenti di trovare la cosa da mangiare senza rinunciare alle proprie scelte. Quel ristoratore si guadagnerebbe una fetta di mercato che oggi, nella maggior parte dei casi, rimane lontano dai locali.

Allergeni e ristoranti

Il 13 dicembre 2014 è arrivato e con la data è arrivato l’obbligo per gli esercenti delle attività che vendono o somministrano alimenti non preimballati (come ad esempio i ristoratori) di mettere a disposizione dei consumatori le informazioni riguardanti la presenza di allergeni. Sono 14, elencati nell’allegato II del Regolamento UE 1169/2011.

  1. Cereali contenenti glutine
  2. Crostacei e prodotti a base di crostacei
  3. Uova e prodotti a base di uova
  4. Pesce e prodotti a base di pesce
  5. Arachidi e prodotti a base di arachidi
  6. Soia e prodotti a base di soia
  7. Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio)
  8. Frutta a guscio
  9. Sedano e prodotti a base di sedano
  10. Senape e prodotti a base di senape
  11. Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo
  12. Anidride solforosa
  13. Lupini e prodotti a base di lupini
  14. Molluschi e prodotti a base di molluschi

Come era logico aspettarsi grandi strali da parte delle associazioni di categoria. Particolare la posizione di Confcommercio che vorrebbe sospendere l’obbligo ed hanno chiesto al Governo di rimandare l’entrata in vigore di 18 mesi.

Ora, intanto questo è un Regolamento Europeo e non può essere il Governo italiano a sospenderne l’applicazione. Ma poi, il Regolamento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea il 22 novembre 2011 e ve ne accorgete ora? Si, avete letto bene. Novembre 2011. Cioè, avete avuto 3 anni di tempo per prepararvi a questo momento e vi svegliate adesso?