È un problema mio.

Il risultato delle elezioni comunali a San Giuliano terme della lista Impegno e solidarietà mi ha lasciato veramente molto deluso e abbattuto. 

Con i miei compagni di viaggio abbiamo cominciato a pensare alla partecipazione alle elezioni più di un anno fa. Qualcuno al tempo mi disse che avevano iniziato troppo presto. Qualcuno oggi, visti i risultati, mi dice che abbiamo iniziato troppo tardi. Avevamo iniziato presto perché pensavamo di doverci far conoscere dall’elettorato del nostro Comune. In una realtà dove il partito democratico e tutti i suoi predecessori hanno sempre vinto con larghi margini, per poter essere riconosciuti come una valida alternativa ci saremmo dovuti presentare quando il panorama era poco affollato per permetterci una qualche visibilità ed essere valutati con calma come una alternativa in continuità e possibile. 
A novembre, ovvero sei mesi prima delle elezioni, abbiamo fatto la nostra prima uscita pubblica con un convegno che illustrava i nostri valori. La sala affollata di persone ci ha fatto pensare essere sulla strada giusta, di interpretare la richiesta di novità e cambiamento che arrivava forte e si sentiva ascoltando i discorsi della gente per le strade e nei luoghi pubblici.
A dicembre abbiamo pubblicato la bozza del nostro programma. A gennaio fatto una iniziativa sulla promozione del turismo il cui punto centrale era la realizzazione di un “paradiso terrestre” simile all’inglese “Eden Park”, progetto turistico ambientale che ha creato una ricchezza insperata in quella zona della Cornovaglia, che potrebbe portare sul nostro territorio non meno di 500 nuovi posti di lavoro. Del progetto avevamo indicato l’area per la realizzazione, le linee di finanziamento, i tempi di realizzazione. Sarebbe dovuto essere un elemento estremamente distintivo della nostra campagna elettorale, ma non siamo riusciti a metterlo al centri di nessuna discussione. Ce n’erano degli altri (la banca del tempo, la mano per la scuola, la rete dei percorsi ciclabili utilizzando le strade poderali, ecc., erano 100( ma nessuno di questi è stato al centro del dibattito perché un dibattito non c’è stato. 
Gli incontri tra candidati a Tele Granducato, su Punto Radio e nella sala delle terme sono stati seguiti da poche decine di persone ma la maggioranza dei nostri concittadini di queste cose non ha saputo niente. 
Abbiamo organizzato decine di riunioni serali alle quali hanno partecipato 3-4 persone a volta e subito abbiamo capito che quello non sarebbe stato il modo per arrivare a farci conoscere. Non era chiedendo alle persone di venire da noi che potevamo pensare di fare breccia. Avremmo dovuto andare noi da loro, presentandoci tutti i giorni davanti ai supermercati, andando al mercato settimanale, mettendoci nelle piazze e davanti ai bar. Non ne abbiamo avuto la forza, forse nemmeno la volontà. La responsabilità è quindi tutta nostra, anzi dirò che è mia. Avevo fatto fare 500 “santini” da distribuire, ne ho consegnati non più di 50 perché non ho avuto il tempo materiale per farlo ed ho preso 42 preferenze. Forse li avessi distribuiti tutti e 500 non dico che avrei preso 420 preferenze ma un po’ di più sicuramente si. Non sarebbero stati voti per me ma per la nostra lista civica ed il nostro candidato sindaco.
Può darsi che non sia più il tempo per le liste civiche ma una cosa credo di poterla dire. Quando nel 2009 mi sono impegnai nella campagna per l’elezione di Ignazio Marino a segretario del PD l’ho fatto perché ero convinto che il partito democratico si dovesse cambiare dall’interno. Sono stato contento della vittoria di Renzi all’ultimo congresso perché il suo scopo era quello di cambiare il partito dall’interno. Lasciamo stare quale sia adesso la politica che sta facendo, non sto dicendo che mi piaccia o non mi piaccia. Se lo dicessi svierei il discorso da quello che invece voglio dire. Il suo successo dimostra che quel soggetto politico era scalabile, era cambiabile lavorando all’interno dello stesso e non creando un soggetto alternativo. Lo stesso Pippo Civati all’indomani dell’ascesa di Renzi alla presidenza del consiglio, dopo aver fato un tratto di strada da cofondatore dei rotatori, ha pensato alla possibilità di creare un nuovo soggetto politico alternativo, ma ad oggi ha rinfoderato la sua lancia perché ha capito che l’unica strada possibile è quella dentro il partito. Chi sono io, chi siamo noi della lista Impegno e Solidarietà, per pensare che potessimo sovvertire l’esito delle elezioni nel nostro comune partendo da zero? Agendo al di fuori di quello che è il partito che da sempre ha attratto la maggioranza dei voti in questo comune? Abbiamo ascoltato i malumori della gente, quelli che si lamentavano della tassazione più alta di tutta la regione, di quelli che hanno visto i servizi a disposizione dei bambini delle scuole, degli anziani, delle persone in difficoltà ed abbiamo tratto la conclusione che si potesse raccoglierli per presentare una valevole alternativa. Ma poi, quando ci siamo resi conto che le alternative si moltiplicavano, che le liste civiche che si affacciavano al voto erano 6, cosa abbiamo fatto per cercare di coalizzare? Abbiamo fatto sì degli incontri, ma non abbiamo risolto niente. Ognuno era rigido non sulle posizioni (le critiche all’amministrazione comunale uscente erano identiche, i programmi in molte parti sovrapponibili) ma sui nomi. Noi ci siamo impuntati sul candidato che avevamo scelto già un anno fa, gli altri su quello che avevano scelto un mese prima delle elezioni e tutti siamo andati contro tutti. Il risultato è sotto i nostri occhi. Il Pd va si al ballottaggio, ma ci va da una posizione di grande forza, contro una lista assolutamente estranea a San Giuliano Terme che si è fermata al 13% dei voti. Le nostre liste civiche complessivamente ne hanno presi molti di più. L’obiettivo non era mandare il PD al ballottaggio, l’obiettivo era vincere per dimostrare che si può fare di molto meglio.
È solo un esercizio, lo so, non si può sapere come sarebbe andata se avessimo agito in modo diverso, se avessimo smussato i nostri protagonismi. Certo che così abbiamo perso. Ed abbiamo perso pesantemente. E sarà sindaco del nostro comune una delle persone che più mi stanno antipatiche e che meno stimo nel panorama locale.
Il mio futuro in politica è segnato, la mia esperienza nella politica locale finita. Non mi piace ma è così. Non mi piace perché sono convinto che abbiamo il dovere di impegnarci per far si che le cose cambino e cambino per il meglio e quindi ritirarsi nelle proprie stanze sia un atto di codardia. Però siamo uomini e donne con forze e debolezze. Una delle mie è quelle di avere difficoltà a metabolizzare le sconfitte. Non riesco neppure a partecipare alla discussione in atto tra quelli che vorrebbero andare a vedere le carte di chi al ballottaggio sfiderà il moloch e chi invece vuole preservare la propria purezza e dice no. Per me è l’ora di dire stop.
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