Chi ce lo fa fare?

Cos’è che spinge un uomo o una donna a correre? La fame? La paura? La voglia di essere riconosciuti? La volontà di esorcizzare la vecchiaia?
Nonostante abbia letto centinaia di pagine di runners che tentano di spiegare le loro motivazioni, alcuni dei quali scrittori famosi, è difficile fare una generalizzazione che valga per tutti. Nel mio caso poi spesso cambiano da corsa a corsa. A volte c’entra la voglia di sentire l’adrenalina scorrere dentro il corpo, a volte la voglia di stare semplicemente in compagnia di persone che ci piacciono.
Oggi per esempio ho corso la mezza maratona di Fucecchio. Ho parlato 5 minuti con una delle più belle podiste che conosca. Oggi non correva, era di servizio al ristoro finale. Ho parlato per 5 minuti con Massimo della politica locale. Ho parlato con 7, 8,10 altri podisti durante la prima parte della corsa scambiandoci battute su quello che ci succedeva intorno. Tutto bene fino al settimo. Poi le scarpe nuove hanno cominciato a farsi sentire dietro il tallone del piede destro. “Mi verrà una galla epica”. Panico. Ma ho il telefono con me. Chiamo la bella del ristoro che tra l’altro di mestiere fa l’infermiera. Le chiedo se mi porta un cerotto in modo da diminuire un po’ la frizione. Il percorso è su due giri e tra poco passiamo vicino a dove dovrebbe trovarsi lei. “Lo cerco e te lo porto lì”. La testa gioca brutti scherzi e quando arrivo vicino all’incrocio il tallone quasi non fa più male. Così quando giungo all’incrocio stabilito e comincio a cercare con gli occhi e mi accorgo che non c’è nessuno ad aspettarmi nonostante il pubblico sia numeroso.
La strada continua a scorrere sotto i miei piedi. Non ho alcun obiettivo cronometrico quest’oggi tanto è vero che corro senza avere niente che misuri il tempo al mio polso. I 16 giorni di stop causati dalla infiammazione del ginocchio sinistro certo hanno lasciato i loro segni ma non mi sembra di andare tanto male. Sandro, che nel frattempo ho raggiunto, mi dice che stiamo andando a 4:50 al km. Siccome so che i GPS da polso sono sempre un po’ generosi faccio la tara su quel tempo e mi dico che stiamo correndo a poco più di 5. Infatti i palloncini che indicano che arriveranno traguardo in un’ora e 50 minuti sono appena dietro di noi. Al ristoro dei 15 km mi faccio raggiungere così potrò parlare con qualcuno. Si perché da un certo punto in avanti le persone non parlano più. Forse è la stanchezza, forse gli occhi bassi sull’asfalto non riescono a far trovare le parole, ma la gente non ha più voglia di parlare. Cerco una, due, quattro volte di intavolare una qualche forma di conversazione ma ho l’impressione di fare la figura dello scocciatore. Così rinuncio. Rinuncio fino all’arrivo dei pace-maker. Loro parlano, incitano quei pochi che arrivati dopo il diciassettesimo sono rimasti lì con loro. Chi ne ha di più ormai si è staccato e non ha bisogno di balie, chi ne ha di meno ormai è in balia di altri pensieri. Io riprendo a parlare con loro. È divertente. Le battute su quei palloncini che sbattono sulle teste di quelli dietro, le battute su uno che è vestito con maglia e pantaloni mimetici ma gialli e neri ed ha una calza gialla ed una nera, le battute su quelli che conoscono ai lati della strada per dirgli “io son qui ma solo perché aiuto questi disgraziati a fare il tempo, se no io chissà dove sarei”. Questa non è una gran battuta da dire a noi disgraziati e infatti non la pronunciano ma noi digraziati la si capisce ugualmente leggendo dentro le loro teste in questa fase dove la stanchezza apre le porte al nirvana e ti sembra che la metempsicosi sia provata. Si perché ti pare di essere morto quando arrivi ad un certo punto della gara ma a me oggi è successo di tornare in vita. Purtroppo mi sono reincarnato in uno che corre piano ma non tanto quanto prima. Infatti un tizio dice “via manca un km e mezzo. Chi ne ha parta ora che ci si vede all’arrivo”. Il mio nuovo me capisce che il suggerimento è giusto e stacca tutti. Riprendo una ragazza bionda, capelli biondi riccioluti, sedere tonico (o, io stavo arrivando da dietro, se l’avessi incrociata per strada l’avrei guardata negli occhi) che appena la passo dice al suo compagno di corsa “non ce la faccio più”. Ma come, per colpa mia? “Si che ce la fai. Forza”, le rispondo.
Dopo 100 metri è di nuovo di fianco a me. Anche lei era morta ed è resuscitata. Mi sopravanza. Via, visto che la metempsicosi esiste allora risorgo nuovamente anch’io, faccio un allungo nei metri finali ed arrivo stanco ma felice. I pacemaker arrivano dopo quasi 2 minuti.
Chi ce lo fa fare? Ce lo fa fare il ricordo che abbiamo di quelli che abbiamo lasciato indietro, sfiniti sulla strada e che siamo noi quando non ce la facciamo più. Sappiamo che lo dobbiamo fare in ricordo della fatica, del sudore, dei crampi che ci prendono a volte nella notte e che invece di portarci a dire “basta, smetto, chi me lo fa fare” ci fa dire “anche questa volta ce l’ho fatta. La prossima volta voglio fare meglio e quindi mi devo allenare di più”. E così la fatica diventa ancora di più ma non la sentiamo, ed il sudore bagna ancora altre maglie e odora di noi allo stato puro e i crampi li combattiamo senza più chiedere aiuto. E tutte le volte che possiamo parliamo di corsa lo facciamo per contagiare gli altri. E ne parliamo in continuazione. Sempre. Meno che in corsa. Ecco, ho trovato. Corriamo per non essere costretti a parlare di corsa. Che ve ne pare. È un buon motivo?

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Le tasse su cosa.

Questo contrasto che c’è sulle tasse sui redditi da lavoro e sui redditi da rendita finanziaria non lo capisco.

Cerco di semplificare la situazione tralasciando alcuni dettagli, ma si fa per capire. Se il mio reddito fosse di 50mila € (facciamo finta) dovrei pagare 3450 € per i primi 15000, 3510 per la parte che arriva a 28000€, e 8360 € per la parte che da 28mila arriva a 50000 €. Ovvero sui 50000 € di reddito pagherò 15320 € che fanno si che il mio netto sia 34680 €.

Se si volessero tassare i BOT la tassazione naturalmente riguarderebbe gli interessi maturati sull’acquisto dei BOT e non i BOT stessi. Il rendimento dei BOT a 12 mesi che sono stati collocati a febbraio scorso hanno un rendimento pari allo 0,676%. Vuol dire che se avessi (facciamo finta) 100mila € di BOT di questa ultima emissione non pagherei le tasse sui 100000 € ma su quanto quei 100000 € mi fanno guadagnare ovvero 676 €. Al momento l’aliquota che si paga sui rendimenti dei BOT è del 12,5 % quindi pagherei 84,50 €. 

Sulle rendite dai titoli scambiati in borsa (diciamo i guadagni che si fanno “giocando” in borsa) l’aliquota da pagare è pari al 20%.

Ora mi chiedo perché ci deve essere questa differenza tra le tasse da pagare per il reddito da lavoro ed il reddito da “utilizzo” dei soldi? Perché ci sono queste levate di scudi ogni volta che qualcuno ipotizza l’aumento delle tasse su questo tipo di reddito? 

La maggior parte delle volte chi si oppone urla ai 4 venti “vogliono tassare il risparmio delle persone”. Se c’è una cosa sulla quale non sono d’accordo (e fortunatamente non solo io) è tassare ciò che è stato già tassato. Sono contrario alle tasse sul patrimonio che una persona ha accumulato nel corso della sua vita pagando regolarmente le tasse. Ma le tasse sul reddito che quel patrimonio produce sono secondo me sacrosante.

In Italia attualmente circolano 1.740 miliardi di titoli di Stato. Di questi solo il 10% (circa 183 miliardi) sono in mano alle famiglie e quindi soggetti alla tassazione del 12,5 %. Con un rendimento medio del 2% (per fare i conti semplici) vuol dire che si incassano circa 500 milioni di € da queste rendite e raddoppiare le tasse sui redditi di questo tipo porterebbe ad un incremento delle entrate dello Stato di poco conto. Questo è sufficiente per dire non aumentiamo le tasse sulle rendite finanziarie? Si dice che un aumento della tassazione avrebbe come conseguenza una diminuzione dell’appetibilità dei titoli di Stato nei confronti delle famiglie. Ma non abbiamo detto che questa parte di mercato conta “solo” per il 10% del totale? I grandi investitori (banche, assicurazioni, ecc.) non avrebbero tutto sommato grandi differenze da questo aumento e quindi continuerebbero come oggi ad investire lì.

Io, tra l’altro, sarei ancora più drastico delle ipotesi circolate in questi giorni, da dopo l’uscita considerata improvvida del ministro Delrio. Delrio, o comunque molti nel recente passato, hanno detto portiamo quell’aliquota dal 12,5 % al 20 o al 25% in modo da avere una tassazione simile a quella che c’è nel resto dell’Europa.

Io non sono d’accordo, farei molto di più. Sommiamo tutte le rendite, quelle da lavoro e quelle finanziarie e tassiamo tutto il reddito prodotto con lo stesso metodo. Nel caso il mio reddito da lavoro fosse di 50mila € e avessi nel mio portafoglio 100mila € di BOT io pagherei in una anno, abbiamo visto sopra, 15320 € di irpef e 84,50 € di imposta sostitutiva cioè 15404,50 €. Io sarei invece per considerare il mio reddito pari a 50mila € (proveniente dal lavoro) + 676 € (provenienti dagli interessi maturati sui BOT, ovvero un reddito di 50676 €. Su questi pagherei 15538,50 €.

L’obiettivo non è quindi tassare la famiglia che ha una quantità limitata di soldi investiti in queste forme (ma quanti di voi hanno 100mila € di soldi da parte investi in BOT?), ma chi di questi investimenti ne ha una quantità significativamente più alta e continuo a chiedermi: perché queste persone guadagnando una quantità di soldi paragonabile a quella che guadagno io in un anno con il mio reddito da lavoro devono pagare una quantità di tasse molto inferiore alla mia?