Domani torniamo a pagare l’IMU (per davvero)

Il M5S sta facendo ostruzionismo alla Camera per non far passare un decreto che se non approvato entro oggi porterà tutte le famiglie italiane a pagare la seconda rata IMU 2013, teoricamente scaduta il 16 gennaio ma non pagata proprio perché c’è il decreto da convertire. I giornali, di carta ed online, però purtroppo non ci dicono che in quel decreto non c’è solo la seconda rata IMU ma anche altri due argomenti. Uno di questi ha a che fare con la Banca d’Italia. Si proprio quella Banca al cui vertice l’anno scorso c’era l’attuale ministro Saccomanni ispiratore di questo decreto. Siccome questa cosa di Banca d’Italia è veramente poco accettabile, come spiegano chiaramente quelli di Fare per Fermare il Declino (del plurilaureato Oscar Giannino) o quelli di lavoce.info io credo che l’ostruzionismo del M5S sia assolutamente legittimo ed opportuno. La porcata non la stanno facendo loro (dei quali, come sanno quelli che ogni tanto leggono le mie cose, ho poca stima) ma chi ha fatto, in modo poco conforme al dettato costituzionale, un decreto legge su 3 argomenti diversi. Sarebbe bastato fare 3 diversi decreti, uno per ogni argomento.

Quindi, a me girano abbastanza di dover tornare a pagare l’IMU, soprattutto in un comune dove abbiamo l’aliquota più alta possibile a causa degli errori dell’Amministrazione Comunale, però la colpa non è di quelli a cui oggi la colpa viene data.

Rospi allucinogeni

Rospi allucinogeni

In questi giorni, da dopo l’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi nella sede del PD, la discussione sulla legge elettorale ha subito una accelerazione che forse porterà finalmente alla parola fine su questa materia il cui obiettivo è portare il prima possibile alla fine della legislatura ed alle nuove elezioni. Questo è l’unico motivo per il quale sono d’accordo con l’iniziativa del segretario del PD. Delle larghe intese e di questo governo ostaggio della destra non se ne può più. Sono disposto a concedere loro anche alcune cose sulla legge elettorale a condizione che tra qualche mese l’esperienza politica voluta dal Presidente Napolitano e realizzata grazie all’ottusità coerente di Beppe Grillo finisca.
Come persona che crede fortemente nel sistema democratico penso che il miglior sistema elettorale sia quello proporzionale puro, dove tutti coloro che presentano le loro idee al Paese debbano poter essere rappresentati in Parlamento, senza soglie di sbarramento di sorta. Però ho vissuto e votato per anni in un sistema siffatto ed il risultato era che un manipolo di uomini con un limitato seguito personale riusciva a condizionare in modo poco accettabile quanto proposto dalla maggioranza per fini di visibilità e potere personali. Sfido chiunque a trovare le ragioni vere ed ideali che facevano si che esistessero partiti come il liberale, il repubblicano ed il socialdemocratico come formazioni politiche autonome e distinte da Democrazia Cristiana o Partito Socialista con i quali regolarmente si alleavano. Ho conosciuto più di un ragazzo che si era iscritto al PLI perché altrimenti non avrebbe trovato posto nelle file della DC per andare ad occupare posti nei consigli comunali.
L’idea che sta alla base dell’ingiusto ed antidemocratico sbarramento è che i portatori di piccoli interessi si aggreghino e portino le loro istanze all’interno dei partiti più grandi nei quali, se le loro idee hanno ragione di esistere ed essere rappresentate, possano comunque emergere e trovare spazio. D’altra parte l’idea che milioni di persone che si riuniscono sotto le insegne di un partito possano essere d’accordo su ogni argomento sia posto all’ordine del giorno è grottesca e non realizzabile. Questo è evidente nel PD dove la litigiosità è da sempre molto elevata (tanto da chiedersi se non sia meglio dividersi e fondare partiti diversi), ma anche nel Movimento 5 Stelle che sottopone gli argomenti più importanti alla discussione ed alla votazione online con esisti non sempre scontati e risultati quasi mai completamente spostati verso una soluzione o l’altra tra quelle proposte. Anche nel partito padronale di Silvio Berlusconi la nascita del Nuovo Centro Destra oggi, ma anche di Fratelli d’Italia ed altri ieri, dimostra che differenze all’interno ci sono sempre state e continueranno ad esserci.
C’è poi il problema del premio di maggioranza. Anche questo è poco democratico. Eugenio Scalfari oggi su Repubblica apre il suo corsivo ricordando la Legge Truffa, quella che nel 1953 prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla coalizione che avesse raggiunto il 50%+1 dei voti espressi durante le elezioni. La Democrazia Cristiana, anche grazie ad un colpo di mano del Presidente della Repubblica Einaudi che sciolse immediatamente le Camere all’indomani dell’approvazione senza permettere la riconvocazione del Parlamento per l’approvazione del processo verbale della seduta che aveva votato la legge, non riuscì nell’intento di “dare maggiore stabilità” perché alle elezioni successive mancò la soglia della maggioranza assoluta per 54 mila voti e il premio non scattò. Scalfari dimentica di dire che quel premio di maggioranza avrebbe presumibilmente permesso al partito vincitore delle elezioni di cambiare la costituzione senza ascoltare l’opposizione in quanto paurosamente vicino ai 2/3 (66%) necessari. Allora il premio di maggioranza non s’ha da fare? L’immobilismo delle maggioranze di governo che si sono alternate nel corso di questi anni, ma soprattutto quelle di centrosinistra, su alcune questioni cruciali è sempre stato dettato dalla presenza di questo o di quello che si mettevano di traverso. Il modello dell’elezione dei sindaci ha risolto la questione. Non ci sono più le maggioranze che si disgregano e si riaccomodano in forme diverse come succedeva prima ed al termine del mandato quinquennale si sa con precisione di chi sono i meriti se le cose sono andate bene e le colpe se le cose sono andate male. Sono attivo con una lista civica nel territorio del mio comune perché secondo me l’amministrazione degli ultimi 5 anni ha fatto una serie di errori non perdonabili e chiedo che nessuno di quelli che si sono resi responsabili dell’attuale situazione possa tornare a governare. So chi sono, non darò loro il mio voto né lo darò a chi intende allearsi con loro. Con il sistema elettorale in vigore nei comuni questa cosa è possibile. In un sistema che non premiasse la coalizione che ottiene più voti al ballottaggio correrei sempre il rischio che dopo il voto accordi sopra e sottobanco portino nella stanza delle decisioni quelli che c’erano prima. Nessuno fino ad oggi ha contestato questo sistema, pare stia bene a tutti perché il premio viene dato a chi vince, al primo turno o al ballottaggio. Credo che potrebbe andare bene anche nel sistema che porta i nostri rappresentanti in Parlamento.
Rimane la questione preferenze. Nel 1991 su iniziativa di Mario Segni andammo a votare un referendum che aboliva la possibilità di esprimere sulla scheda elettorale la preferenza multipla per lasciare la sola preferenza unica ovvero non si votò per l’abolizione in toto della possibilità di esprimere le preferenze. I motivi per cui la maggioranza assoluta (ovvero considerando il numero degli aventi diritto al voto e non solo quelli che effettivamente votarono, ricordo che diversi partiti ed esponenti politici tra cui Bettino Craxi invitavano la gente ad andare al mare) votò per la preferenza unica furono molti, non ultima la consapevolezza che giocando sulla permutazione dei numeri che si potevano scrivere sulla scheda le organizzazioni criminali riuscivano a controllare chi aveva votato cosa. Il motivo per cui qualche anno più tardi i DS in Toscana imposero nella legge regionale i listini bloccati è altrettanto noto ed ha a che fare con la volontà di calmierare i costi delle campagne elettorali che vedevano persone raccogliere grandi quantità di denaro per farsi eleggere; una volta eletti questi spesso lavoravano per restituire i “favori” ricevuti ai propri finanziatori. Motivo nobile, ma non più sostenibile quando si guardano le cronache che hanno interessato i “rappresentanti del popolo” nelle assemblee elettive di ogni ordine e grado. I collegi uninominali risolvono solo apparentemente la situazione perché il candidato di un partito è comunque sempre scelto dalla segreteria di un partito. Nel periodo in cui in Italia si è votato così mi dovete spiegare perché io dovessi votare Ermete Realacci o nel Mugello abbiano votato Antonio Di Pietro. Il ricorso ai listini corti potrebbe essere una soluzione? Credo che lo sarebbe se fosse necessario per tutti ricorrere al sistema delle primarie/parlamentare abolendo poi la possibilità che una persona possa “correre” in più collegi ma solo nel collegio di riferimento. Gli unici che alle ultime politiche hanno usato questo sistema al 100% sono stati quelli del Movimento 5 Stelle, ma l’esiguità della partecipazione ha scalfito non di poco il ricorso a questo sistema che reputo comunque l’unica soluzione possibile.
Alla fine, pur non trovandomi d’accordo con molte delle scelte fatte per arrivare ad un accordo sulla legge elettorale, per raggiungere appunto un accordo si devono ingoiare un po’ di rospi. Se questi però servono ad arrivare in tempi rapidi alla fine delle larghe intese sono disposto ad ingoiarli, sperando non siano bufi. O forse si.

Puccini Half Marathon

Dire che oggi a Torre del Lago ho fatto il mio miglior tempo dell’anno sulla mezza non è una bugia ma nemmeno una cosa che posso usare per un pezzo da scrivere qui.
Dire che la mezza di Torre del Lago non mi è mai piaciuta è ugualmente una verità.
E infatti fino a stamattina non avevo ancora fatto l’iscrizione che in teoria era scaduta giovedì scorso. Ma Ida qualche giorno fa mi aveva detto “Falla una mezza, anche se sei indietro in preparazione. La fai lento a cinque e venti poi eventualmente acceleri negli ultimi 5 km.”
Così stamani presto, erano le 7:30, sono arrivato lì per prendere il pettorale. Sulla strada che ho fatto ho trovato un’auto della polizia che bloccava il transito sull’Aurelia er chi arrivava da Pisa. Sono esondati (il verbo straripare da diversi anni non si usa più senza un apparente motivo) alcuni canali e la statale è impraticabile. Lo posto su Facebook e alcuno mi ringrazierà.
Quando sono arrivato c’era quasi il deserto e mi sono detto “Strano. Ma non si parte alle 9?” No, si parte alle 10, quindi niente di strano.
Nel frattempo si rincorrono le notizie: “il percorso è cambiato perché sul viale dei Tigli ci sono degli alberi che rischiano di cadere”, “no i vigili hanno dato l’autorizzazione a passare dal viale dei Tigli ma bisogna posticipare la partenza di mezz’ora”. Alla fine la partenza è stata 35 minuti dopo il preventivato e dal viale dei Tigli non si è passati. Si parte dal Lago, si arriva al mare a Marina di Torre del Lago, si fa un pezzo lungomare ma senza vederlo a causa degli stabilimenti, si torna al lago; poi si ripete.
Parto con i palloncini dell’ora e 50. Il loro ritmo dovrebbe essere 5’12″/5’13” al km. Il mio Garmin dice che si va più veloci, ma per me questo ritmo non è un problema anche se non sono assolutamente in forma. Sul percorso delle pozzanghere enormi mettono in evidenza la fallacia della strada. Si sta tendenzialmente nel mezzo ma alcune volte si incontrano tombini che gorgogliano grandi quantità d’acqua che ci costringono ad andare lateralmente. Poi comincia a piovere, prima piccoli schizzi ma il cielo sul mare è nero e i fulmini rischiarano la giornata buia. Mi si scioglie una scarpa mentre piove più forte, faccio finta di niente ma la mia compagna di corsa, che poco prima mi ha detto “io comunque seguo te che questi pacer non mi paiono affidabili”, mi richiama “ehi, Motorteam, hai la scarpa slacciata”. Me ne devo accorgere per forza.
Mi fermo, lego la scarpa, quei 5-6 secondi mi distanziano qualche metro dai pacer. Tanto siamo in vantaggio, non voglio strappare per andare a riprenderli.
Quando facciamo il giro di boa in riva al lago il cronometro segna 55’10”. Non so se sia esattamente a metà, ma non dovrebbe essere tanto distante, quindi vuol dire che il ritmo è quello.
Il parco ai nostri fianchi assiste scosso all’avanzare dei podisti. E piove. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove sui mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, sui ginestri folti di coccole aumenti, piove sui nostri volti silvani, piove sulle nostre mani ignude, sui nostri vestimenti leggeri,… che anche il Vate fosse un podista?
Il Garmin va per conto suo. Alterna schermate prive di senso con alcune che danno le informazioni giuste, solo che al km 19 mi accorgo che sono un minuto abbondante dietro il tempo per arrivare in un’ora e cinquanta. Devo accelerare. E così succede che faccio un km in 4’50” e quello dopo in 4’40”. Supero tanti podisti ma non i pacer che vuol dire che avevo rallentato e di parecchio nonostante mi sembrasse di vederli non tanto davanti a me. È anche probabile che con gli occhiali coperti di gocce vedessi delle ombre che ho scambiato per i palloncini che invece non erano lì.
A 500 metri dal traguardo supero Giovanni del Pisa Road Runners Club. È appena prima di arrivare davanti al presidente del suo club che scatta le foto. Dice qualcosa ma non capisco perché sono in spinta e concentrato. A 100 metri sento il fiato sul collo di qualcuno e mi affianca: è Giovanni che sta scattando per superarmi. Ragazzi ma l’avete capito o no che quest’anno il buon proposito è correre veloce. Superarmi sul traguardo proprio non è possibile. 1h 50′ 32″, non un gran tempo, lontanissimo dal mio PB, ma chi se ne importa? Correre è una gioia.

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La scelta dei pinguini

Mi hanno chiesto perché nel simbolo della Lista Civica Impegno e Solidarietà ci siano i pinguini. Provo a dare una risposta.

Il pinguino è utilizzato come mascotte o simbolo non ufficiale di attività sportive, politiche e industriali. Per esempio ci sono una famosa casa editrice (Penguin Books) e una marca di abbigliamento (Original Penguin) che hanno il pinguino come loro simbolo. Poi c’è Tux la mascotte del kernel di Linux, il sistema operativo nato dalla collaborazione dei programmatori di tutto il modo e che si adatta a tecnologie diverse, dagli orologi ai centri di calcolo distribuito, dai videoregistratori digitali ai telefoni cellulari.

I pinguini sono uccelli sociali, che si riuniscono in gruppi più o meno numerosi. Nel corso dell’anno, le grandi colonie si frammentano in gruppi più piccoli in cui gli individui collaborano tra loro per la cattura dei pesci.

I pinguini tendono a formare coppie stabili, che sono fondate sulla partecipazione di entrambi i coniugi alle fatiche della riproduzione.

Dice: “ma sono animali che stanno al freddo ed io amo il caldo”. A parte il fatto che c’è anche un pinguino che vive all’equatore (il pinguino delle Galapagos), ma i simboli sono simboli. Per alcune cose si adattano alle tue idee e per altre un po’ meno. Per paura di ripercussioni negative ultimamente è stato presentato un partito che come simbolo ha una scatola di supposte, che adattare si adattano ma come disse quella ad un missile “beato te che vai in cielo“.

Perché oggi

Le ragioni di un impegno diretto nella vita politica di San Giuliano Terme

Mi occupo di politica da quando sono piccolo a causa di mio padre. Sono nato nel 1963 ed abitavo a Porta a Mare davanti alla fabbrica della Saint Gobain. Ho ancora qualche sbiadito ricordo delle mattine del 1968 quando andavo all’asilo dalle suore ma fuori c’era un fermento che poi riascoltavo a casa. Ricordo di aver mangiato spesso pane e mortadella ed ho saputo che il merito era del fatto che babbo tornava a casa con la busta paga che indicava “zero” a causa degli scioperi ma il Castelli, il bottegaio sotto casa mia, faceva “segnare” mamma. Come lei segnavano le mamme di tanti degli altri che abitavano lì intorno a me. Sicuramente ci aiutavano i nonni di Livorno, perché il Castelli e la moglie Gina ogni tanto strappavano il biglietto con i conti.
Quando la ragione cominciò a dare i suoi primi segni nel 1977 fui preso dal movimento studentesco di quegli anni. Naturalmente a quell’età era solo uno spettatore, ma uno spettatore attento che andò anche ad assistere all’assemblea nazionale degli studenti che si tenne al Palazzetto dello Sport di Pisa ed oltre ad alcune delle parole sono rimaste nella mia memoria le seggiolate con cui servizio d’ordine della FGCI ed autonomi decisero di porre fine a quell’incontro.
Negli anni ho assistito alle riunione della sezione fabbriche del PCI che si tenevano sopra i locali del circolo Pace e Lavoro, ho distribuito per anni l’Unità la domenica mattina alternando il giro per via Livornese e via Giovanni di Balduccio a quello sui due viali della Saint Gobain, ho dato una mano alla festa dell’Unità al Circolo Cavallino Rosso.
Ricordo un incontro/dibattito con Massimo D’Alema per il quale tutti i compagni pisani avevano una venerazione nata sugli scranni del consiglio comunale di Pisa quando lui era studente alla Normale. Presi il coraggio a due mani e gli chiesi perché se la maggior parte degli studenti la pensavano in modo diverso sui decreti delegati lui e il partito ci obbligassero ad un’altra opinione. È stato il momento nel quale credo di aver elaborato l’idea che D’Alema non mi piaceva e che un partito sarebbe dovuto essere una cosa nel quale si elaboravano le idee prendendo in considerazione quelle di molti e non un posto nel quale chi ha visto la luce la asperge sugli astanti. Oggi la chiameremmo democrazia dal basso, ma al tempo non se ne era ancora maturata la convinzione.
Ci sono tanti modi per fare politica. Una è quella di impegnarsi nei ranghi di un partito, ma presto mi sono accorto che c’erano delle regole, probabilmente corrette, alle quali non mi piaceva soggiacere. Il mio contributo nella campagna per Ignazio Marino quale candidato alla segreteria del PD nel 2009 era un compromesso tra l’impegno in un partito e la voglia di scardinarlo. Ne sono uscito nel modo che tutti conoscono. Prima ho partecipato ad altro. Per esempio per me gli anni passati a fare Radio Ulisse a Pisa hanno un profondo significato politico. Da adulto e laureato la partecipazione in qualità di consigliere dell’Ordine dei Chimici della Toscana per 8 anni (due mandati) ed adesso il primo mandato nel Consiglio Nazionale hanno un significato politico. C’è poi il modo di fare politica di chi si impegna documentandosi sul governo del proprio territorio (Comune, Regione, Stato, ecc.). Documentarsi serve a fare scelte consapevoli ma anche a pungolare chi il governo lo esercita relativamente alle proprie responsabilità e alle proprie scelte.
C’è un’immagine che secondo me rende bene l’idea di quale sia nella mia opinione la regola che dovrebbe guidare le scelte di chi governa. L’immagine è questa (ci sono delle cose che in quest’immagine non vanno bene, ma l’immagine dei tre ragazzi ed i tre sgabelli è quella che mi interessa).
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L’equità sociale, nella mia opinione, si basa sulla solidarietà e chi ha già di suo quello che gli serve dovrebbe mettere a disposizione di chi ha meno quello non gli porta un reale vantaggio personale. Non sono un santo che darebbe tutto quello che ha ma neppure sono come quelle persone che se qualcuno ha successo allora gli si deve dare alle gambe. Non so se questo sia di sinistra, credo sia semplicemente giusto.
Ho assistito nel recente passato a scelte operate dall’Amministrazione del mio Comune che sicuramente non erano dettate dalla visione dell’immagine di sinistra, ma francamente neppure a quella di destra. Ho visto scelte, per esempio nel campo dell’assegnazione dei contributi affitti alle famiglie in difficoltà, che sono state dettate dal “dare alle gambe” a chi più ha pensando che fosse il modo di fare equità sociale. Lo stesso dicasi per la scelta di non appoggiare la proposta sulla tassazione IMU sulle case date in comodato d’uso gratuito ai figli dai genitori o viceversa. Il nuovo sindaco di New York De Blasio nel suo discorso di insediamento ha detto “Non vogliamo punire il successo, ma creare più storie di successo.” Perché da quel successo possono derivare posti di lavoro, maggiori entrate per le casse della comunità, maggiori opportunità per altri che vogliano intraprendere.
La scelta di dare vita ad una Lista Civica per San Giuliano Terme slegata dalle appartenenza partitiche esistenti è probabilmente azzardata. L’azzardo sta nel voler correre in autonomia e non come stampella di chi ha guidato questa amministrazione dal dopo guerra ad oggi senza soluzione di continuità e che nelle ultime elezioni politiche ha comunque guadagnato il maggior numero di consensi. L’azzardo sta nel volersi presentare ad una competizione elettorale essendo in gran parte a digiuno dei giochi che si fanno nelle stanze dove si prendono le decisioni e si fanno gli accordi del tipo tu prendi questo io prendo quello. L’azzardo infine sta nell’affrontare una competizione elettorale nel quale si voterà sicuramente anche per le elezioni Europee, cosa che da un lato allontanerà dal voto i sempre più numerosi euroscettici e dall’altro porrà per noi la difficoltà di dire alle persone che su una scheda dovrà votare il simbolo con i pinguini e sull’altra chi vogliono. Questa difficoltà diventerà improba nel caso sempre più probabile che alla prossima tornata si voti anche per il nuovo Parlamento. La scelta è però necessaria.
La buona amministrazione che San Giuliano Terme ha avuto per 60 anni sono ciò che ha fatto scegliere me, e tanti come me, questo Comune come quello in cui vivere. Ma adesso non è più così a causa di scelte evidentemente errate. C’è bisogno di una forte discontinuità. Chi ha guidato la politica di questo territorio ha fatto una serie di errori imputabili alla supponenza di chi crede di poter rimanere impunito qualunque cosa faccia. La mentalità è quella di coloro che non si sono resi conto che il mondo è cambiato e servono menti nuove, fresche e non avviluppate con un passato chiuso. Chi ha guidato San Giuliano Terme non si è ancora accorto che il proprio partito è cambiato ed il proprio modo di vedere le cose è stato archiviato dai fatti. Vogliamo parlare finalmente di competenze di chi occupa posizioni di responsabilità. Non si possono mettere nelle caselle dei posti di sottogoverno (società in-house, società pubbliche o partecipate) persone che hanno il solo merito di non essere più collocabili altrove. E vogliamo che i cittadini siano messi in condizione di partecipare e scegliere. Non vogliamo più decisioni calate dall’alto. Serve poi un profondo cambiamento della macchina comunale.
Servono nuove idee. Noi ne abbiamo pronte più di 100. Certo, alcune non sono originalissime, ma la loro coniugazione è nuova perché nuova è la visione del tutto. Per esempio tutti parlano di sviluppo del turismo nel nostro territorio ma nessuno ha idee su come arrivare realmente al risultato. Noi si, e questo sarà oggetto di una prossima nostra iniziativa. Per le idee nuove servono persone nuove che non siano compromesse con il modo di pensare che ha governato il territorio in questi anni. Per questo è nata la Lista Civica Impegno e Solidarietà, perché pensiamo che ci siano gli spazi giusti per poter affrontare la campagna elettorale e portare in fondo i nostri obiettivi.