24 novembre 2013, maratona di Firenze

Se quando ho iniziato a correre, qualche anno fa, mi avessero detto che avrei corso 15 maratone, avrai consigliato all’astante di andare a farsi vedere. Da uno bravo, soprattutto.
E invece oggi questa maratona l’ho corsa. L’ho corsa insieme a più di 11 mila altri podisti, più di 9500 l’hanno anche portata a termine e tra questi anche un nutrito gruppo di amici, 25 del G.P. Rossini, una decina di runnerplus.it. L’ho corsa anche con Andrea Ciampi di cui mi ero messo sulla schiena il pettorale.
Certe volte ti rendi conto che le cose possono andare storte da una serie di segnali che iniziano presto nella mattina. L’apertura delle gabbie (ovvero dei settori dove i corridori vengono fatti entrare sulla base delle loro precedenti performance in maratona) deve essere rivista: troppo tardi, troppo stretto il passaggio anche a causa di due camion dell’organizzazione parcheggiati proprio sul percorso d’ingresso, troppa gente (forse anch’io).
Il mio obiettivo è fare il tempo di qualifica per correre la maratona di Boston senza dover passare per i tour operator ovvero 3h 30′, ma i pace maker per quel tempo lì sono almeno 200 metri più avanti della mia posizione. Possibile che vengano posizionati nella gabbìa di quelli che corrono in 3 ore? È che loro quel tempo lo devono fare dallo sparo ed io impiego 3 minuti e mezzo a passare la linea della partenza.
I primi due km corro piano, come sempre succede quando siamo così in tanti, poi mi assesto su un buon ritmo. Al quinto passo 15″ più lento del passo che dovrei tenere per raggiungere l’obiettivo. La decimo sono pari, al quindicesimo sono 25 secondi avanti, alla mezza 50.
Alla mezza succede una cosa per cui ho pianto. Mi passa una tizia e dopo qualche secondo vedo che ha in mano un foglio di carta che riconosco. Lo butta a terra. È il pettorale che avevo sulla schiena. Un ragazzo qualche chilometro prima quando l’ho superato ha fatto uno scatto, mi ha rincorso, si è affiancato e mi ha detto “bravo, portalo all’arrivo con te”. Io Andrea non lo conoscevo però lui si allenava per questa corsa e l’avrei voluto davvero portare all’arrivo con me. Ed invece non è successo, ha finito la sua corsa con me a metà della strada così come la sua vita è finita troppo presto.
Quando penso a questo se ne va il dolore che ho provato al 26mo km, quando due fitte penetranti hanno colpito il mio tendine d’Achille destro. Il dolore se n’è andato in quel momento anche perché ho deciso volontariamente di cambiare l’appoggio del piede destro a terra e ho continuato così la mia corsa. Sul momento ho pensato che in realtà il tendine si stesse per rompere. Ero presente sul campo di basket a Carrara quando quell’incidente successe a Daniela che ho allenato per tanti anni e riesco ad immaginare cosa vuol dire quel dolore. Comincio a perdere 10″-15″ al km sul tempo che dovrei tenere. Al 30mo tutto il vantaggio che avevo è svanito.
Per fortuna arriva la Firenze da cartolina sul percorso di questa maratona. Un po’ mi riprendo. Riacquisto il passo ma so già che il mio 3 e 30 è svanito. Mi guardo intorno, vedo gli amici Stefano e Valerio che sono venuti apposta da Roma per fare il tifo per noi ed un po’ anche per me. C’è anche Alessio e c’è Dora e Massimo. So che poi mi consoleranno.
Ho freddo. Ho freddo alle gambe. Si è alzato un po’ di vento. Al ristoro prendo un bicchiere di tè, è caldo, lo faccio scorrere sulle cosce, è comunque meglio di niente. Un po’ mi gaso a vedere che sebbene sia in evidente difficoltà superò un sacco di gente. Al 5o ero in posizione 3886, al 10mo 3446, alla mezza sono al 3085, al 30mo 2965, al 40mo 2543. So che ho fatto quello che sono capace di fare. Non ho giustificazioni da cercare. Questo è quello che valgo ora. Poi ne parlerò con Ida, per vedere se potrò migliorare ancora. In fondo da quando vado da lei i miglioramenti sono stati consistenti ma mi manca un po’ di continuità nelle mie frequentazioni al campo scuola.
Quando entro sull’ultimo lungarno so che è quasi finita. Si lati ci sono quelli che hanno già finiti. Molti sono contenti, alcuni non paiono soddisfatti o forse sono solo molto stanchi così come sono io. Ho un sussulto. E se avessi sbagliato? Se alla mezza avessi confuso quel foglio con chissà cosa? Non ho che da sentire. Decido allora di allungare il mio braccio destro verso la schiena. La perlustro con le dita dalla vita su fino alle scapole. Ma non c’è. Arrivo sotto l’arco dell’arrivo da solo in 3h 32′ 35″. Ci sono decine e decine di persone attorno a me. Nessuna di quelle che avrei voluto fossero con me oggi.

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