Il congresso del PD

Quest’anno assisto al congresso del PD in modo un po’ distaccato ma non per questo meno interessato.

Da anni credo che questo partito ieri giunto al suo sesto anno di vita abbia bisogno di un rinnovamento radicale della sua classe dirigente che in realtà è stata traghettata dai vecchi partiti al nuovo senza alcuna soluzione di continuità. Per questo nel 2009 feci campagna per le primarie appoggiando Ignazio Marino e partecipando alle riunioni nei circoli della provincia di Pisa e di Livorno per presentare la sua candidatura. Per questo nel 2012 ho appoggiato la candidatura di Matteo Renzi. Oggi le cose sembrano andare in modo diverso, forse il cambiamento ci sarà davvero, eppure non mi sento particolarmente attratto da quello che sta succedendo.

Partiamo da Matteo Renzi. L’attenzione esasperata al marketing politico non mi disturba ma il fatto che larga parte di coloro che hanno portato questo partito in un profondo buco nero si siano scoperti improvvisamente renziani invece si. A livello nazionale, ma anche a livello locale, gran parte della dirigenza si è convertita: dall’essere contrari a Renzi dello scorso autunno all’appoggio a Renzi in questo. È vero che le cose sono cambiate nel quadro politico, ma potrebbe essere possibile, una volta ogni tanto, lasciare il passo ad altri e mettersi semplicemente a fare i militanti invece che i direttori? Vi sembra normale essere stati coordinatori della mozione Bersani un anno fa ed ora ricoprire lo stesso ruolo per Renzi suo unico avversario? Una volta diventato segretario riuscirà il nostro errore a rottamare i disastri ed i vice disastri? Ora lo so che il verbo rottamare non si usa più da tempo, ma l’espressione significava qualcosa che io ritenevo ineludibile: basta coloro con i quali non vinceremo mai perché i 5 milioni di voti persi per strada dalla sinistra in questi anni sono loro responsabilità per aver dimostrato nessun rispetto per le opinioni del loro elettorato. Proprio la stessa cosa successa dopo le ultime elezioni politiche. Qualcuno ricorderà le polemiche relative al fatto che non si voleva allargare troppo il numero dei partecipanti per non inquinare il voto e per questo doveva essere firmato l’impegno di Italia bene comune. Peccato che a distanza di poche settimane quell’impegno sia stato tradito proprio da coloro che a gran voce avevano richiesto la sottoscrizione.

Una delle poche voci in Parlamento che si è levata contro questa mascalzonata è stata quella di Pippo Civati. Per settimane l’abbiamo visto in TV e letto sui giornali a proposito della sua contrarietà alle larghe intese. Ho preso parte alla prima riunione a Pisa dei toscani che appoggiano la sua candidatura a segretario del partito ed ho anche preso la parola. Ma nel tempo il mio giudizio è mutato ed è mutato per varie ragioni.

Quando Civati dice “Possiamo impostare il nostro paese sui lavoratori invece che sui proprietari?” certamente si guadagna le simpatie di quella che un tempo era la sinistra ed il partito dei lavoratori (partito dei lavoratori che non esiste più visto che i lavoratori da vent’anni almeno vanno a votare da un’altra parte). Ma a mio parere è una posizione come quella che prevede di mettere il carro davanti ai buoi. L’ho già scritto in passato in modo banale ma credo chiaro, dobbiamo essere grati a coloro che avendo a disposizione il denaro mettono su un’impresa invece di investirli in speculazioni finanziarie. Questi sono i nostri veri avversari, non gli imprenditori.

C’è poi il fatto che il seguito di Pippo è francamente numericamente inconsistente ed in questo momento avvolto in polemiche senza senso. Sto seguendo i risultati dei congressi locali ed i suoi rappresentanti non riescono ad ottenere più di uno o due voti per circolo. Come potrà avere una chance il giorno delle primarie per il segretario nazionale? Non mi va più di fare una battaglia di sola testimonianza, l’ennesima.

I congressi locali che si stanno svolgendo in questo periodo dimostrano ancora una volta la volontà dell’attuale dirigenza del Partito di chiudere ogni possibile novità. Non riuscendolo a fare per l’elezione nazionale ha blindato i congressi locali. Non si vota congiuntamente ma alcune settimane prima. Non votano gli elettori del PD (come succederà tra qualche settimana) ma solo gli iscritti. Il risultato sarà avere segreterie provinciali e comunali in mano agli stessi che c’erano prima e che hanno appoggiato in tutto e per tutto la dirigenza nazionale in carica fino ad oggi, ed invece una segreteria nazionale e molte di quelle regionali in mano a Matteo Renzi ed ai suoi uomini più o meno nuovi. Se davvero riuscirà a vincere le primarie per la carica di segretario avrà una difficoltà enorme nel gestire il partito democratico che al momento giusto gli verrà rinfacciata e darà ragione alla vecchia volpe Massimo D’Alema. Riuscirà a liberarsi di tutti coloro contro i quali ha lanciato i suoi strali nei mesi scorsi e che invece oggi si sono schedati dalla sua parte? Se lo farà, sarà sufficiente per rivoluzionare il partito senza avere dalla sua i dirigenti locali? A Pisa, per dire, non c’è nemmeno un candidato renziano alla segreteria provinciale perché i renziani (sarebbe il caso di vedere chi sono e dov’erano fino a qualche tempo fa) stanno con Francesco Nocchi: è un cortocircuito che non può che far danni.

La domanda quindi che qualcuno mi ha fatto nei giorni scorsi “ma tu allora per chi voterai alle primarie?” penso che dovrà essere riformulata e diventare. “Ma tu pensi di andare a votare alle primarie?