“Qualcuno”

Viviamo su un pianeta che visto da qui pare enorme e invece è più piccolo di una capocchia di spillo. Il fatto che sia nato qui mi dà dei diritti in più di qualcun’altro nato sulla stessa capocchia di spillo? Sono nato povero ma vivo una vita dignitosa. Altri sono nati più poveri di me e aspirano ad avere anch’essi una vita dignitosa. Perché dovrei oppormi alla loro aspirazione?
C’è una cosa che non concepisco e non sopporto: che si tolga agli altri quello che gli altri hanno faticosamente ottenuto. Se “qualcuno” toglie agli altri un bene, la salute, la vita o la dignità non merita di stare nel mondo civile.
“Qualcuno” non ha sesso e non ha preferenze sessuali, non ha età, non professa alcuna religione, non svolge alcun mestiere, non proviene da alcun Paese e da alcuna città, non tifa per alcuna squadra e non ha frequentato alcuna scuola. Io non lo conosco ma potrebbe essere il mio migliore amico.
È tanto difficile da capire?

Speranza

Qualche settimana fa ho detto basta, rinuncio, ma da qualche settimana rimugino. Così stamani sono andato alla prima riunione regionale di quelli che saranno probabilmente i sostenitori di Giuseppe (aka Pippo) Civati alla segreteria del PD.

Ho dei dubbi anche su questa proposta. Uno dei dubbi di questa avventura è il fatto che ci unisca solo la rabbia nei confronti di chi fino ad oggi ha guidato il partito. Noto tra l’altro che nel malumore generale ci sono anche molti che fino ad oggi hanno avvallato tutte le decisioni dei vertici. Noto, anche nella affollatissima riunione di stamani, che ci sono molte cose sulle quali probabilmente non siamo d’accordo a partire dalle posizioni ed i riposizionamenti tra tutti coloro che alle primarie per il candidato premier si sono schierati per l’uno o per l’altro. Nel gruppo di questa mattina c’erano coloro che avevano votato Bersani, Renzi, Puppato e Vendola (no, mi pare di simpatizzanti per Tabacci non ce ne fossero, d’altra parte dei marxisti non parla più nessuno). Se ci siamo riuniti oggi nonostante le divisioni di ieri qual è stata la molla che ci ha portato qui?

Siccome non ho mai fatto politica “alta” mi piacerebbe che fossimo pragmatici, che affrontassimo gli argomenti per proporre non dico soluzioni ma almeno un modo per affrontarli. Siamo sempre molto concentrati, anche nelle poche riunioni di circolo alle quali ho partecipato, alle visioni ampie. È probabile che di debbano essere ma poi devono tramutarsi in azioni concrete. Per esempio a parole tutti o quasi siamo per la salvaguardia dell’ambiente ma poi cosa facciamo per contrastare il fatto che ad esempio la Regione taglia le risorse all’Agenzia e non fa più fare controlli sulle emissioni in atmosfera piuttosto che sugli scarichi idrici e si affida ai soli autocontrolli? Inutile prendersi in giro, il sistema in vigore basato sull’autocontrollo con la nostra mentalità funziona solo se chi deve autocontrollarsi sa che potrebbe arrivare qualcuno a verificare che ciò che viene fatto è corretto. Sulle autostrade le auto sfrecciano a 180 km/h sapendo che il controllo non c’è e le gazzelle sono ferme nei garage perché mancano i soldi per la benzina. 

Non è politica alta, è affrontare in modo competente le cose che non si basano sulla “simpatia” o l’avversione nei confronti di questo o quel personaggio. Dobbiamo evitare i personalismi ma possiamo partire dalle persone e da quello che dicono. Chiediamo loro di non nascondersi dietro delle formule che possono essere anche di grande appeal ma che alla fine possono contenere al loro interno tutto ed il suo contrario. Vorrei sapere nel concreto cosa si pensa di fare sui temi economici, sulla scuola e la cultura, sull’ambiente ed i diritti delle persone. Vorrei saperlo non in generale ma nel particolare di ciò che ci tocca da vicino nella vita di tutti i giorni. È possibile formare le nostre idee e le nostre proposte partendo da qualcosa che ci unisce, pronti ad accettare quanto altri che vogliono fare la stessa strada ci porranno davanti senza ergersi a depositari della verità? Possiamo formare un programma condiviso? Siamo pronti a batterci per questo anche se non corrisponde alla nostra idea originale ché questa è variata nel confronto e si è evoluta fino a diventare condivisa?

Se Giuseppe (aka Pippo) Civati è pronto a sentire anche le mie idee io sono pronto a sentire le sue.

Essere sociale

Si fa un gran parlare in questi giorni della possibilità che ciascuno di noi ha di dire e far ascoltare in tutto il attraverso i social network. Se ne parla insistentemente da quanto Enrico Mentana abbandonato Twitter. Nessuno di noi è obbligato a stare su Facebook o su Twitter o su uno degli altri social network. Certo che viene a molti l’idea abbandonare viste la grande quantità di stupidaggini, offese, bastardaggini e idee insulse. Ci sono sempre state sui muri per la strada o nei cessi pubblici. Ricordo quando radio radicale faceva e fa tutt’oggi le trasmissioni mandando in onda la segreteria telefonica aperta. La maggior parte degli ascoltatori chiamava e chiama tutt’oggi solo ed esclusivamente per dire parolacce e offendere gli altri. L’unica differenza che c’è oggi è la potenza del mezzo con i numeri delle persone che possono leggere qualunque imbrattamentio.
Da cosa dipende questa mania graffiata? Ho voglia di protagonismo, stupidaggine, impotenza, disagio sociale? Può essere il voler dire “io valgo” di pubblicitaria memoria, o l’espansione a dismisura dei 15 minuti di notorietà di Andy Warhol?
Oggi, nella società dell’informazione, anche una sola persona può far conoscere le proprie idee agli altri e far sentire che non è d’accordo con il pensiero unico. Una persona anche povera ed abitante nel mezzo al niente può diventare il portavoce di coloro che fino a ieri non avevano voce pur avendo la ragione. È sufficiente un certo numero di milioni di persone che utilizza il mezzo in modo inappropriato per limitare la libertà anche di una sola persona ad usarlo per far sentire le sue idee?
Dopodiché in Italia il problema non è la presenza degli idioti, in questo momento utili solo a far esprimere coloro che voce l’hanno sempre avuta per chiedere la limitazione della rete come fanno nelle dittature, ma l’impedimento che milioni hanno ad accedere. Sì devono togliere possibilità di espressione o si deve potenziarne l’uso? Io sono dell’idea che togliere sia sbagliato ed occorra perseguire chi commette dei reati sulla rete, allo stadio, per la strada e dovunque è minacciata la libertà individuale.

Ginevra

Non so come mai ma ogni volta che sento dire la parola convenzione mi viene in mente Ginevra.
Adesso qualcuno sta storcendo la bocca al pensiero che a presiedere la convenzione per le riforme possa essere Lui. D’altra parte con tutte le più importanti cariche dello Stato in mano alla sinistra perché non dovrebbe essere data alla destra almeno questa?
Quando facemmo la precedente bicamerale, che di questa convenzione è stretta parente, al governo c’era il centrodestra e la sinistra ci mise il suo Massimo rappresentante.
Adesso che ci governate insieme perché non volete dare la presidenza al massimo rappresentante del vostro primo alleato?
Ora lo so perché mi viene in mente Ginevra: perché siete tutti prigionieri di Silvio Berlusconi.

Ho vinto al Superenalotto e ora

Hai vinto 10 milioni e ora cosa fai?
Mi farei costruire una casa come voglio io. Cambierei la macchina perché questo catorcio non lo sopporto più. Farei un bel viaggio su un’isola tropicale…

Una parte li do in beneficenza.



Ecco avendo a disposizione un capitale a quanti è venuto in mente di aprire un’impresa per creare lavoro? A te che l’hai pensato e soprattutto a te che l’hai fatto grazie.

Flessibile

La riforma Fornero tra i suoi obiettivi non aveva quello di aumentare il numero dei posti di lavoro ma di far transitare un consistente numero di lavoratori dalle forme di lavoro flessibile o ultraflessibile a quelle di lavoro più stabile. Giovannini, da ex presidente dell’ISTAT, conosce i dati e sa che questo obiettivo, a meno di un anno di distanza dalla riforma, è stato centrato.
Adesso Letta e Giovannini ci devono spiegare se vogliamo introdurre ancora maggiore flessibilità. Può essere una scelta: flessibili ma almeno occupati.
Tuttavia non credo che una legge di riforma del lavoro possa portare ad un incremento significativo dei posti. Ad un loro aumento può contribuire la riduzione delle tasse sul lavoro, il miglioramento delle condizioni economiche generali e significativi spostamenti di risorse dalle rendite finanziarie aumentandone la tassazione. O si cambiano le condizioni a contorno o cambiare le regole interne non servirà a niente.

Promesse da mantenere

Chi va al governo dopo le elezioni ambisca a far vedere al proprio elettorato che mantiene le promesse che ha fatto durante la campagna elettorale. Qual è stata la proposta forte fatta dal PdL durante l’ultima? La restituzione dell’IMU. Quindi è capibile del perché già oggi questo tema sia quello sul quale la brigata di B. vuol fare valere le sue ragioni. Riuscirà il vostro eroe a resistere alla richiesta? 

Qualcuno ricorda quali sono state le proposte del Partito Democratico? No? Forse potete rinfrescarvi la memoria andando a vedere qui. Non è uno slogan, una cosa che possa rimanere facilmente in mente, ma una carta di intenti articolata che disegnerebbe probabilmente un Paese diverso.

Però oggi, come ieri e l’altro ieri, siamo di nuovo qui a confrontarci con la proposta che ha fatto Lui (quello con un figlio che si chiama PierLui), ovvero a rincorrere e confrontarci con la sua agenda politica, a mantenere la promessa che la dirigenza del PD ha mantenuto in questi anni e continua a mantenere: andare a ruota.

C’è qualche statista nel PD che si alza e fa una proposta concreta e forte su un qualche tema che tocca noi tutti e sul quale debbano essere gli altri ad esprimersi? Dire “vogliamo ridurre le tasse senza tagliare i servizi o aumentare il debito” è apparentemente una gran cosa ma sul piano pratico è una dichiarazione di intenti e non una proposta articolata che riesce a coinvolgerci perché l’abbiamo già sentita tante volte senza arrivare mai ad un risultato è semplicemente una promessa vaga che non si può mantenere.