Diritto alla salute e diritto al lavoro.

Leggo di nuovo oggi della necessità di garantire il diritto alla salute contemporaneamente al diritto al lavoro. È un principio sacrosanto. Per lavoro ho a che fare con questa cosa ogni giorno ma a volte non è possibile conciliare entrambi. L’articolo 41 della Costituzione e l’articolo 2087 del codice civile danno la priorità alla diritto alla salute. L’imprenditore che determina che nello svolgimento delle attività della sua impresa esiste un rischio per la salute deve far sottoporre i suoi dipendenti alla sorveglianza sanitaria. Se il medico competente, uno specializzato in medicina del lavoro, stabilisce che la persona non è idonea allo svolgimento quel lavoro l’obbligo del datore di lavoro è di spostarlo ad un’altra mansione per il quale abbia l’idoneità. Ma se un’altra mansione non esiste, e nelle micro aziende che popolano la realtà peoduttiva italiana spesso è così, l’imprenditore non può far altro che non assumere/licenziare il lavoratore per rispettare l’obbligo costituzionale e di codice civile, oltre che morale. A costo di risultare banale il lavoratore che non risultasse idoneo a quel particolare lavoro andrebbe sostenuto con un reddito fino a che non riuscirà a trovarne un altro perché senza la salute il resto conta poco.
Purtroppo siamo in una fase per la quale l’imprenditore vede la tutela della salute dei suoi lavoratori come un orpello mangiasoldi ed il lavoratore che ha un lavoro non ha intenzione di perderlo per nessuna ragione. La società si deve far carico di trovare una soluzione economicamente sostenibile per l’uno e convincere che dal bene dell’individuo deriva anche il bene dell’impresa e della collettività per l’altro.

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