Raccomandazione

Per la milionesima volta un nostro “potente” viene sgamato per la sua raccomandazione ad un tizio, che tra l’altro non conosce, per ottenere un posto di lavoro.

In un Paese dove chiunque prima o poi ha chiesto “conosci nessuno che mi possa aiutare a…” questa storia dell’indignazione per la raccomandazione fa un po’ ridere.

Ho vissuto per un certo periodo all’estero per una borsa di studio ed il group leader con il quale lavoravo una volta si lamentò con me per un episodio per lui inqualificabile relativo ad una raccomandazione. Quando un laureato dopo aver fatto il PhD cerca un nuovo posto dove lavorare per qualche anno da qualche parte si fa fare una lettera di raccomandazione da parte di professori conosciuti in modo da poter essere presentato come persona affidabile (questa cosa succede in tutto il mondo). Il mio capo laggiù si lamentava del fatto di aver preso nel suo staff una dottorata della Nuova Caledonia che gli era stata raccomandata da un professore francese, di Tolosa, con cui la tizia aveva lavorato per due anni e questa tipa in realtà si era rilevata una scansafatiche inefficiente. Le sue parole furono, me lo ricordo tuttora distintamente, “non prenderò mai più nel mio gruppo qualcuno raccomandato da Tizio“.

Ora capite come viene considerata la raccomandazione in questi posti? La raccomandazione per lavorare in un posto privato (ma nel caso che vi ho raccontato il posto era una università pubblica) dove si può teoricamente scegliere chi si vuole conta in quanto conta la reputazione del raccomandante. Se il raccomandante fa una bischerata e raccomanda un incapace la sua reputazione cade inesorabilmente con il risultato iniziale che i suoi raccomandati non verranno più presi in considerazione ed il ristato successivo che nessuno andrà più a farsi raccomandare da lui. I nostri raccomandanti invece usano la raccomandazione per fare un favore a qualcuno sapendo che ne riceveranno qualcosa in cambio.

Ce la facciamo a cambiare mentalità anche su questo?