Il nono comandamento

Il mio amico Eugenio mi ha fatto riflettere su una cosa legata alla violenza sulle donne.
Forse dovremmo cominciare a pensare che nostra moglie, la nostra fidanzata, la nostra compagna non è “nostra” ma solo “di se stessa” e cambiare la formula del nono comandamento. Perché le parole sono importanti.

Crescere da uomini

Il problema legato al femminicidio è sicuramente una cosa che riguarda noi adulti ma ci riguarda soprattutto in quanto educatori dei nostri figli, principalmente i nostri figli maschi.
Ed è un problema culturale, di acultura con la C maiuscola.
Per esempio coinvolge la cultura legata al gioco. Fino ad ora abbiamo pensato soltanto al fatto che le bambine potessero giocare con i giochi tradizionalmente usati dai maschi. Così le nostre figlie giocano con il meccano e le automobiline. Ma abbiamo mai comprato ai nostri figli una bambola o il ferro da stiro? No? Allora riflettiamo sul perché da grandi avranno l’idea che la cura dei figli e la cura della casa siano cose da femmine.

Reddito minimo garantito

Alla proposta di dare un reddito minimo garantito a chi non trova lavoro sento rispondere da parte di alcuni, forse non a torto, che questo disincentiverebbe molti dal cercare un lavoro. I lavativi esistono ed il rischio che qualcuno possa approfittare della possibilità che questa cosa permetterebbe è probabilmente reale.

Ricordo che il reddito minimo garantito servirebbe ad eliminare tutte le altre forme di sostegno a chi perde il lavoro ricomprendendo cassa integrazione guadagni ed indennità di disoccupazione.

Tuttavia è probabile che ci possano essere sistemi per arginare il ricorso facile a questo istituto da parte di chi invece vorrebbe approfittarsene. Uno potrebbe essere quello di legare la possibilità di usufruire di questo assegno a condizione che non si rinunci, o si possa rinunciare un limitato numero di volte, al lavoro che l’ufficio di collocamento propone o all’attività di riqualificazione professionale da frequentare. La proposta potrebbe essere legata alla qualifica professionale per non costringere una persona qualificata a fare lavori che possano essere ritenuti degradanti. Insomma discutiamone.

Ma c’è anche un’altra cosa da considerare. In un Paese come il nostro dove il ricorso al lavoro nero raggiunge livelli impensabili, qualcuno sospetta che usufruirebbero del reddito minimo garantito anche coloro che avendo un reddito da lavoro irregolare risulterebbero ancora nullafacenti. Anche qui probabilmente un rimedio potrebbe esserci. Ricordate la stagione dei lavori socialmente utili? È vero che ci sono stati imbrogli ma perché non pensare alla possibilità che gli enti pubblici (circoscrizioni, comuni, ecc.) possano “creare dei lavori nel settore della produzione dei beni collettivi” (cit. Chiara Saraceno) “so anche che una proposta del genere può venire accusata di social dumping, nella misura in cui un comune o una regione potrebbe avvalersi di lavoro a basso costo invece di assumere. Tuttavia, in un periodo in cui la domanda di lavoro è poca, i bilanci magri, il patto di stabilità ferreo, ma il lavoro da fare molto, combinare, per chi può e vuole, un’ indennità decente di disoccupazione con un’ attività lavorativa a tempo parziale e determinato aiuterebbe da un lato a mantenere il capitale umano dei giovani e a valorizzare e non sprecare quello delle persone in età matura, dall’ altro a mantenere la qualità della vita nelle comunità locali” e, aggiungo io, ad impegnare coloro che percepirebbero quel reddito a non approfittarsi dell’istituto.

 

Diritto alla salute e diritto al lavoro.

Leggo di nuovo oggi della necessità di garantire il diritto alla salute contemporaneamente al diritto al lavoro. È un principio sacrosanto. Per lavoro ho a che fare con questa cosa ogni giorno ma a volte non è possibile conciliare entrambi. L’articolo 41 della Costituzione e l’articolo 2087 del codice civile danno la priorità alla diritto alla salute. L’imprenditore che determina che nello svolgimento delle attività della sua impresa esiste un rischio per la salute deve far sottoporre i suoi dipendenti alla sorveglianza sanitaria. Se il medico competente, uno specializzato in medicina del lavoro, stabilisce che la persona non è idonea allo svolgimento quel lavoro l’obbligo del datore di lavoro è di spostarlo ad un’altra mansione per il quale abbia l’idoneità. Ma se un’altra mansione non esiste, e nelle micro aziende che popolano la realtà peoduttiva italiana spesso è così, l’imprenditore non può far altro che non assumere/licenziare il lavoratore per rispettare l’obbligo costituzionale e di codice civile, oltre che morale. A costo di risultare banale il lavoratore che non risultasse idoneo a quel particolare lavoro andrebbe sostenuto con un reddito fino a che non riuscirà a trovarne un altro perché senza la salute il resto conta poco.
Purtroppo siamo in una fase per la quale l’imprenditore vede la tutela della salute dei suoi lavoratori come un orpello mangiasoldi ed il lavoratore che ha un lavoro non ha intenzione di perderlo per nessuna ragione. La società si deve far carico di trovare una soluzione economicamente sostenibile per l’uno e convincere che dal bene dell’individuo deriva anche il bene dell’impresa e della collettività per l’altro.

Raccomandazione

Per la milionesima volta un nostro “potente” viene sgamato per la sua raccomandazione ad un tizio, che tra l’altro non conosce, per ottenere un posto di lavoro.

In un Paese dove chiunque prima o poi ha chiesto “conosci nessuno che mi possa aiutare a…” questa storia dell’indignazione per la raccomandazione fa un po’ ridere.

Ho vissuto per un certo periodo all’estero per una borsa di studio ed il group leader con il quale lavoravo una volta si lamentò con me per un episodio per lui inqualificabile relativo ad una raccomandazione. Quando un laureato dopo aver fatto il PhD cerca un nuovo posto dove lavorare per qualche anno da qualche parte si fa fare una lettera di raccomandazione da parte di professori conosciuti in modo da poter essere presentato come persona affidabile (questa cosa succede in tutto il mondo). Il mio capo laggiù si lamentava del fatto di aver preso nel suo staff una dottorata della Nuova Caledonia che gli era stata raccomandata da un professore francese, di Tolosa, con cui la tizia aveva lavorato per due anni e questa tipa in realtà si era rilevata una scansafatiche inefficiente. Le sue parole furono, me lo ricordo tuttora distintamente, “non prenderò mai più nel mio gruppo qualcuno raccomandato da Tizio“.

Ora capite come viene considerata la raccomandazione in questi posti? La raccomandazione per lavorare in un posto privato (ma nel caso che vi ho raccontato il posto era una università pubblica) dove si può teoricamente scegliere chi si vuole conta in quanto conta la reputazione del raccomandante. Se il raccomandante fa una bischerata e raccomanda un incapace la sua reputazione cade inesorabilmente con il risultato iniziale che i suoi raccomandati non verranno più presi in considerazione ed il ristato successivo che nessuno andrà più a farsi raccomandare da lui. I nostri raccomandanti invece usano la raccomandazione per fare un favore a qualcuno sapendo che ne riceveranno qualcosa in cambio.

Ce la facciamo a cambiare mentalità anche su questo?

Chi paga?

Sono contrario al finanziamento pubblico dei partiti ma quando Grillo dice che per tenere online il suo sito lui è Casaleggio l’anno scorso ci hanno rimesso 46mila euro o giù di lì allora dà corda a chi dice che senza finanziamento pubblico la politica se la possono permettere solo quelli che hanno i soldi come lui.

P.S.: la polemica sul fatto che la proposta di legge di ammettere alle elezioni solo i partiti/associazioni/movimenti che hanno uno statuto è senza senso. Senza uno statuto, che Grillo ha depositato a dicembre, anche oggi nessuno potrebbe presentarsi alle elezioni.

Destra e sinistra

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Anche oggi qualcuno ha ritirato fuori che destra e sinistra sono la stessa cosa. Mi spiace, ma non è così. La sua uscita è ispirata solo da interesse. Può essere vero che gli uomini che rappresentano la sinistra ormai siano diventati impresentabili come quelli che rappresentano la destra ma quando si parla di destra e di sinistra si parla di idee e non di uomini. Le idee alla base di ciò che muove la sinistra sono quelle della Giustizia (sociale) più che quelle del dare a tutti nello stesso modo.

Non è questione di essere antropologicamente superiore a chi la pensa diversamente ma semplicemente “Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza (N. Bobbio)“. 

“Qualcuno”

Viviamo su un pianeta che visto da qui pare enorme e invece è più piccolo di una capocchia di spillo. Il fatto che sia nato qui mi dà dei diritti in più di qualcun’altro nato sulla stessa capocchia di spillo? Sono nato povero ma vivo una vita dignitosa. Altri sono nati più poveri di me e aspirano ad avere anch’essi una vita dignitosa. Perché dovrei oppormi alla loro aspirazione?
C’è una cosa che non concepisco e non sopporto: che si tolga agli altri quello che gli altri hanno faticosamente ottenuto. Se “qualcuno” toglie agli altri un bene, la salute, la vita o la dignità non merita di stare nel mondo civile.
“Qualcuno” non ha sesso e non ha preferenze sessuali, non ha età, non professa alcuna religione, non svolge alcun mestiere, non proviene da alcun Paese e da alcuna città, non tifa per alcuna squadra e non ha frequentato alcuna scuola. Io non lo conosco ma potrebbe essere il mio migliore amico.
È tanto difficile da capire?

Speranza

Qualche settimana fa ho detto basta, rinuncio, ma da qualche settimana rimugino. Così stamani sono andato alla prima riunione regionale di quelli che saranno probabilmente i sostenitori di Giuseppe (aka Pippo) Civati alla segreteria del PD.

Ho dei dubbi anche su questa proposta. Uno dei dubbi di questa avventura è il fatto che ci unisca solo la rabbia nei confronti di chi fino ad oggi ha guidato il partito. Noto tra l’altro che nel malumore generale ci sono anche molti che fino ad oggi hanno avvallato tutte le decisioni dei vertici. Noto, anche nella affollatissima riunione di stamani, che ci sono molte cose sulle quali probabilmente non siamo d’accordo a partire dalle posizioni ed i riposizionamenti tra tutti coloro che alle primarie per il candidato premier si sono schierati per l’uno o per l’altro. Nel gruppo di questa mattina c’erano coloro che avevano votato Bersani, Renzi, Puppato e Vendola (no, mi pare di simpatizzanti per Tabacci non ce ne fossero, d’altra parte dei marxisti non parla più nessuno). Se ci siamo riuniti oggi nonostante le divisioni di ieri qual è stata la molla che ci ha portato qui?

Siccome non ho mai fatto politica “alta” mi piacerebbe che fossimo pragmatici, che affrontassimo gli argomenti per proporre non dico soluzioni ma almeno un modo per affrontarli. Siamo sempre molto concentrati, anche nelle poche riunioni di circolo alle quali ho partecipato, alle visioni ampie. È probabile che di debbano essere ma poi devono tramutarsi in azioni concrete. Per esempio a parole tutti o quasi siamo per la salvaguardia dell’ambiente ma poi cosa facciamo per contrastare il fatto che ad esempio la Regione taglia le risorse all’Agenzia e non fa più fare controlli sulle emissioni in atmosfera piuttosto che sugli scarichi idrici e si affida ai soli autocontrolli? Inutile prendersi in giro, il sistema in vigore basato sull’autocontrollo con la nostra mentalità funziona solo se chi deve autocontrollarsi sa che potrebbe arrivare qualcuno a verificare che ciò che viene fatto è corretto. Sulle autostrade le auto sfrecciano a 180 km/h sapendo che il controllo non c’è e le gazzelle sono ferme nei garage perché mancano i soldi per la benzina. 

Non è politica alta, è affrontare in modo competente le cose che non si basano sulla “simpatia” o l’avversione nei confronti di questo o quel personaggio. Dobbiamo evitare i personalismi ma possiamo partire dalle persone e da quello che dicono. Chiediamo loro di non nascondersi dietro delle formule che possono essere anche di grande appeal ma che alla fine possono contenere al loro interno tutto ed il suo contrario. Vorrei sapere nel concreto cosa si pensa di fare sui temi economici, sulla scuola e la cultura, sull’ambiente ed i diritti delle persone. Vorrei saperlo non in generale ma nel particolare di ciò che ci tocca da vicino nella vita di tutti i giorni. È possibile formare le nostre idee e le nostre proposte partendo da qualcosa che ci unisce, pronti ad accettare quanto altri che vogliono fare la stessa strada ci porranno davanti senza ergersi a depositari della verità? Possiamo formare un programma condiviso? Siamo pronti a batterci per questo anche se non corrisponde alla nostra idea originale ché questa è variata nel confronto e si è evoluta fino a diventare condivisa?

Se Giuseppe (aka Pippo) Civati è pronto a sentire anche le mie idee io sono pronto a sentire le sue.

Essere sociale

Si fa un gran parlare in questi giorni della possibilità che ciascuno di noi ha di dire e far ascoltare in tutto il attraverso i social network. Se ne parla insistentemente da quanto Enrico Mentana abbandonato Twitter. Nessuno di noi è obbligato a stare su Facebook o su Twitter o su uno degli altri social network. Certo che viene a molti l’idea abbandonare viste la grande quantità di stupidaggini, offese, bastardaggini e idee insulse. Ci sono sempre state sui muri per la strada o nei cessi pubblici. Ricordo quando radio radicale faceva e fa tutt’oggi le trasmissioni mandando in onda la segreteria telefonica aperta. La maggior parte degli ascoltatori chiamava e chiama tutt’oggi solo ed esclusivamente per dire parolacce e offendere gli altri. L’unica differenza che c’è oggi è la potenza del mezzo con i numeri delle persone che possono leggere qualunque imbrattamentio.
Da cosa dipende questa mania graffiata? Ho voglia di protagonismo, stupidaggine, impotenza, disagio sociale? Può essere il voler dire “io valgo” di pubblicitaria memoria, o l’espansione a dismisura dei 15 minuti di notorietà di Andy Warhol?
Oggi, nella società dell’informazione, anche una sola persona può far conoscere le proprie idee agli altri e far sentire che non è d’accordo con il pensiero unico. Una persona anche povera ed abitante nel mezzo al niente può diventare il portavoce di coloro che fino a ieri non avevano voce pur avendo la ragione. È sufficiente un certo numero di milioni di persone che utilizza il mezzo in modo inappropriato per limitare la libertà anche di una sola persona ad usarlo per far sentire le sue idee?
Dopodiché in Italia il problema non è la presenza degli idioti, in questo momento utili solo a far esprimere coloro che voce l’hanno sempre avuta per chiedere la limitazione della rete come fanno nelle dittature, ma l’impedimento che milioni hanno ad accedere. Sì devono togliere possibilità di espressione o si deve potenziarne l’uso? Io sono dell’idea che togliere sia sbagliato ed occorra perseguire chi commette dei reati sulla rete, allo stadio, per la strada e dovunque è minacciata la libertà individuale.