Nomi, cose, città

Si potrebbe per favore prima parlare delle cose e poi dopo quanto si sono viste e decise le cose parlare delle persone?
Allora, c’è una richiesta urlata ad alta voce di cambiare il modo di fare politica degli ultimi 20 anni ma probabilmente di più. Tagli dei costi della politica, riduzione a metà dei parlamentari, abolizione delle province, abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.
C’è una richiesta, che interessa pochi ma senza la quale si rischia di rimanere bloccati a lungo nello stallo attuale, che riguarda la legge elettorale.
Ci sono una serie di richieste che interessano noi che riguardano una riforma radicale del mercato del lavoro, una riforma radicale ed organica della scuola, del sistema di tassazione, della promozione della cultura, lo ius soli, le unioni civili, la protezione dell’ambiente, … (mancano i contenuti, lo so, ma ammettiamo che “noi” su questo siamo d’accordo, oh, questo è un blog).
Per fare queste ultime cose, quelle che interessano noi si devono convincere non meno di 15 milioni di italiani. Di questi ad almeno 10 milioni dei contenuti non frega quasi niente. Sono quelli che la sera anche quando non c’è niente guardano la televisione invece di leggere il libro, passano il pomeriggio con Barbara d’Urso perché pensano di non avere alternative, vanno in chiesa e battezzano i figli perché è tradizione e non per il significato che ha perché quello l’hanno dimenticato, e li trovi a far la spesa e contano i soldi nel borsellino per vedere se quella cosa imprendibile che ha detto la pubblicità se la possono permettere, almeno oggi, e poi più.
A questi 10 milioni di ignoranti (che tanto questo blog non lo leggeranno mai perché è uno di quei milioni di blog dove si apre bocca solo per “danni” fiato) qualcuno deve parlare. E fa bene il mio amico Luciano a dire bisogna considerare anche quelli lì, ma a me non riesce di parlarci. Userei con loro delle argomentazioni delle quali non capirebbero il motivo. E la colpa non sarebbe loro, ma mia. I prodromi, il cratilo, l’ermeneutica non dicono loro niente e vivono lo stesso.
Ora se c’è uno dei nostri che trova la chiave per parlare a questi, anche se con lui posso non essere d’accordo proprio su tutto tutto, bene io a quella persona lì un tentativo per vedere se si riesce a portare a casa il voto di 15 milioni di italiani glielo farei fare. Poi, dopo, nei circoli e nelle aule parlamentari si discute e si decide. Ma si discute e si decide sulle proposte nostre sgombrando il campo dai problemi fittizi che impongono gli altri.
Siamo d’accordo? O continuiamo a dire “o si fa come dico io o te sei un fascista di destra”?

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