Lo strano caso della Chimica

Mentre la mole delle scoperte scientifiche aumenta, paradossalmente diminuisce nelle scuole il numero delle ore dedicate alla Chimica, troppo spesso affidate a docenti neppure laureati in discipline chimiche. I Chimici: “Grave deficit formativo che compromette lo sviluppo del Paese”.

È una delle discipline che oggi potrebbe garantire le maggiori chances occupazionali per un giovane laureato. Eppure, nelle scuole secondarie italiane la Chimica viene insegnata sempre meno, per lo più accorpata ad altre materie scientifiche e molto spesso affidando la cattedra a docenti laureatisi in altro. Difficile, davvero difficile che qualche giovane studente se ne innamori al punto da farne una scelta universitaria e, quindi, di professione. Ma difficile, in queste condizioni, anche semplicemente far capire cos’è la chimica ai cittadini del domani: un deficit culturale che rischia di provocare danni clamorosi allo sviluppo del Paese.
La denuncia arriva dal Consiglio Nazionale dei Chimici e dall’Associazione Insegnanti Chimici in vista delle modifiche alle bozze delle nuove classi di concorso per l’insegnamento di questa materia nelle scuole superiori, su cui sta lavorando in questi giorni il Ministero dell’Istruzione: nell’ultima versione resa pubblica, infatti, l’attuale classe A013 (futura A-34), ovvero quella dei docenti laureati in discipline chimiche, rischia di venire esclusa dai nuovi licei. In pratica, l’insegnamento di questa materia non solo non sarà appannaggio esclusivo di chi possiede una laurea di tipo chimico, ma verrà affidato ai soli docenti in possesso del più generico titolo di dottore in scienze (naturali, biologiche, etc.), togliendo di fatto le cattedre proprio ai docenti chimici.
“Chi insegna chimica deve averne le competenze – dichiarano CNC e AIC – La conseguenza perniciosa che la chimica non venga insegnata dai chimici riaffiora nelle Università, dove sempre meno studenti scelgono la chimica come percorso di studi, evidentemente perché non sono stati messi in condizione di capirne il potenziale e le enormi prospettive professionali”. Il rischio, insomma, è quello di incrinare irrimediabilmente la formazione scientifica degli studenti italiani, assecondando una deriva di conoscenza chimica che stride con un mercato sempre più alla ricerca, invece, di esperti in questa materia: le molte imprese del settore e la crescente domanda di tecnologie pulite e sicure testimoniano come non si possa fare a meno di una approfondita padronanza della Chimica. Ma mentre il progresso richiede investimenti nell’educazione scientifica, la politica scolastica italiana aggrega sommariamente le varie discipline pregiudicando una formazione di qualità.
“Questa scelta avrà conseguenze soprattutto sulle generazioni future – sottolineano ancora CNC e AIC – La diminuzione del numero di ore di Chimica, la sua scomparsa come insegnamento a sé stante dai corsi di studio, l’affidamento delle cattedre a laureati non Chimici, svalutano le competenze scientifiche degli studenti, proprio mentre il ruolo del Chimico sta diventando sempre più essenziale nella società. Invitiamo il Ministero dell’Istruzione a riconsiderare le sue scelte”.

Annunci