Esame

Il 27 luglio scorso, il sen. Raffaele Lauro (PdL) ha presentato un Disegno di Legge per la modifica dell’articolo 33 della Costituzione, quello che prevede la necessità di un esame di Stato per l’iscrizione negli Ordini Professionali.

Al di là del fatto che di DDL in parlamento ne giacciano a centinaia e che questo non pare avere particolari frecce al suo arco per poter sperare di avere migliore sorte, secondo me, e parlandone tra noi, vale la pena invece riflettere sull’esame di Stato e sul modo nel quale viene affrontato.

L’affermazione del sen. Lauro intervistato sull’argomento riguardo al fatto che il Laureato ha già comunque dato dimostrazione di conoscenze tali da permettergli di conseguire la Laurea sappiamo che è mal concepita, perché tra le conoscenze teoriche acquisite nel corso della carriera universitaria e la messa in pratica delle stesse ce ne corre.
D’altra parte però, nel caso dei Chimici, la mia categoria ed almeno fino ad ora, non è previsto un tirocinio, per cui ci si può presentare all’esame di Stato il giorno dopo aver conseguito la Laurea ed il fatto che la percentuale di abilitati sia, nel nostro caso, così elevata significa che nella maggior parte dei casi si chiede ai candidati di dimostrare quanto si ricordano del percorso universitario, più che come applicheranno quelle conoscenze. Insomma, per l’esperienza che ho maturato negli ultimi anni come Commissario delle commissioni degli esami di Stato fatti all’Università di Pisa, questo è praticamente inutile così come viene svolto.
Dopo di ché forse vale la pena soffermarsi sulla critica riguardante l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Albo Professionale, e mi chiedo perché non si metta in discussione l’iscrizione alla CCIAA da parte delle imprese. Addirittura la attestazione delle capacità professionali per le imprese che vogliono lavorare nei cantieri è attestata dalla presentazione, tra gli altri documenti, anche del certificato di iscrizione alla CCIAA.
L’impressione è che il sen. Lauro, come magistralmente messo in evidenza dal comico Guzzanti qualche anno fa, sia uno di quelli appartenenti al Popolo delle Libertà che ha confuso il significato del termine Libertà con la perifrasi “facciamo come cazzo ci pare”, che scambia “liberale” con “anarchico”.
Non so se è giusto che un cittadino non sia libero di andare a farsi curare da un ciarlatano/mago/stregone ma il problema è che il cittadino deve sapere se si sta affidando ad un medico o ad un guaritore, ad un avvocato o ad un azzeccagarbugli, ad un chimico o ad un alchimista. Lo Stato, attraverso gli Ordini Professionali, garantisce il cittadino sul fatto che il professionista a cui si sta rivolgendo è una persona qualificata a svolgere quell’attività. Come fa a garantirlo? Lo fa attraverso un esame di Stato, durante il quale non si limita a chiedere se il candidato ha studiato, ma lo mette alla prova sulla applicazione pratica di quanto ha studiato. In quale altro modo potrebbe fare?
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