Io, datore di lavoro, cosa devo fare?

C’ho riflettuto giusto in questi giorni, perché io datore di lavoro, ho due persone a lavorare per me in queste condizioni.
Il problema per me è: faccio consulenza a micro imprese (principalmente) che pagano quando pensano sia meglio per loro (avanzo al momento circa tot-mila euro, il tot è un numero a due cifre nonostante le tre lettere), non ho la certezza di avere tra due mesi lavori a sufficienza ed un introito che mi possa permettere di pagare queste due persone, anche se ci sono mesi in cui bisognerebbe che i miei collaboratori fossero tre (sono sicuro che se facessi attività commerciale potrebbero diventare quattro).
Ci sono periodi in cui lavoro 12-14 ore al giorno, non vado in vacanza in posti fuori dalla Toscana da 10 anni (la mia luna di miele l’ho fatta a San Gimignano e dintorni, senza avere nessun tipo di rimpianto perché è uno dei posti più belli del mondo, ma pagando per questo una cifra direi modica); le uniche spese extra che faccio sono relative ai libri (che in casa mia sono consumati in gran quantità) ed alle scarpe da corsa (non fumo, non bevo, non mi piace il caffè).
Che fare?
Io sarei per il contratto unico di lavoro, senza esistenza dei contratti a progetto, interinali o altre cazzate del genere. So cosa vuol dire lavorare come dipendente anche se l’ho fatto solo per cinque anni, poi mi hanno licenziato ed ho intrapreso la mia attività: sono stato fortunato, forse anche bravo, ma so le preoccupazioni che ho dato ai miei genitori che, entrambi operai, erano molto preoccupati per questa mia scelta (dalle domande che fanno ogni tanto anche oggi arguisco che forse lo sono anche oggi a più di 10 anni di distanza). Però se domani non potessi far lavorare i miei collaboratori vorrei che ci fosse una qualche forma di tutela per loro e per me. Oggi non è così, e purtroppo sono costretto a far lavorare queste persone in questo modo.

La classificazione dei rifiuti pericolosi

ATTENZIONE: scrivo questa cosa il 23 aprile 2016. Vedo che ci sono molte persone che arrivano a questo articolo adesso. L’articolo è stato scritto 6 anni fa e molte delle regole sono cambiate. Quindi cercate qualcosa di più aggiornato. 

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Tante volte ne abbiamo parlato nel passato ed in particolar modo a partire dal 1997 con l’uscita del Decreto Ronchi, D.Lgs. 22/1997, a causa dell’introduzione del Catalogo Europeo dei Rifiuti. Ormai a 13 anni di distanza la cosa dovrebbe essere stata digerita, eppure oggi, in occasione dell’uscita e della prossima entrata in vigore del SISTRI, l’argomento è tornato prepotentemente alla ribalta: dalla classificazione dei rifiuti come pericolosi discendono una serie di obblighi per le imprese e gli enti ed alcuni aggravi anche economici. Mi piacerebbe provare a mettere un po’ di ordine in alcune situazioni semplici ma che ai produttori di rifiuti appaiono non chiare (almeno a coloro che non sono chimici). Continua a leggere