Chimica

L’articolo di Elena Dusi L’uomo Chimico su R2 del 17 luglio u.s. è un esempio di come la superficialità delle conoscenze possa portare alla disinformazione.
L’assunto “C’è troppa chimica nella nostra vita” lascia intravedere la possibilità che la nostra vita potrebbe svolgersi senza chimica. Ma dal trasporto dell’ossigeno ad opera dell’emoglobina, alla digestione di quello che mangiamo, dal DNA responsabile di come siamo fatti alla melanina a cui dobbiamo il colore della nostra pelle e dei nostri capelli (e si potrebbero fare altri milioni di esempi – e non sto dicendo milioni per dire genericamente un numero grande ma proprio perché sono milioni) ogni attività della nostra vita non sarebbe possibile senza la chimica.
Le sostanze chimiche possono essere responsabili di intossicazioni acute (cioè che manifestano i loro effetti in 15 minuti) o croniche (che possono manifestare i loro effetti a distanza di anni dalla prima esposizione), e gli effetti possono essere letali o meno. Ma sempre questi effetti sono legati alla dose assunta e mai al solo fatto di esservi entrati in contatto. Già dal 1500 questo principio è noto e fece affermare a Paracelso che “la differenza tra un veleno ed un rimedio sta nella dose”: piccole quantità di alcol etilico assunte con un bicchiere di vino o di birra hanno effetti benefici, almeno sull’umore, mentre grandi quantità portano alla cirrosi. E si veda bene che quell’alcol è sostanza prodotta in modo assolutamente naturale, così come in modo assolutamente naturale è prodotta l’aflatossina, sostanza cancerogena di categoria 1, che si può trovare nel mais, nella polenta, nel latte vaccino, nella frutta a guscio, ecc.
L’inquinamento chimico è subdolo perché non si vede, ma altrettanto lo è quello biologico, giacchè i microorganismi patogeni, tra cui la salmonella che è una delle tante, non sono alterativi cioè non provocano alterazione del prodotto alimentare. E gli inquinamenti biologici, fonte WHO, rappresentano il 90% del totale delle malattie alimentari annualmente denunciate in Europa, alcune delle quali mortali (vedasi l’inquinamento da clostridio botulino). Perché non sentiamo mai parlare della biologia killer?
IL regolamento Europeo REACH, citato nell’articolo e liquidato con 3 righe, è la più avanzata norma sulla sicurezza chimica presente al mondo e prevede il principio NO DATA, NO MARKET, ovvero che senza dati (sugli effetti) le sostanze non potranno essere messe sul mercato. Ci vorrà tempo perché il REACH raggiunga i suoi risultati, ma la strada è aperta.
Quando Elena Dusi attacca “la chimica” nella parte finale del suo articolo in realtà sbaglia bersaglio: non con la chimica se la deve prendere ma con l’economia ed il modello di sviluppo che gli uomini e le loro imprese industriali e commerciali hanno messo nella direzione del solo raggiungimento del massimo profitto e della produzione laddove le regole, l’etica ed il controllo se ne infischiano della salute delle persone.
Le sostanze chimiche pericolose si sono, inutile negarlo, e sono pericolose tutte le cose che possono portare ad un danno; la ostanza chimica che provoca ogni anno il maggior numero di morti è comunque l’acqua: pensiamo di poter vivere senza?
Si può lavorare per minimizzare il problema (l’eliminazione è impossibile); non diamo la colpa alla chimica ma ai comportamenti che il genere umano tiene nei confronti dello sfruttamento del mondo e delle sue risorse.

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