Marino, Grillo e la copertura mediatica

Giovedì scorso Ignazio Marino ha presentato il suo progetto per il necessario cambiamento del PD.
Mi sono veramente stupito che l’evento non abbia avuto praticamente alcuna copertura mediatica (se non quella creata ad arte dal Foglio e sgonfiatasi immediatamente per manifesta infondatezza).
Se confronto questa cosa con la copertura mediatica che ha avuto invece la vicenda Grillo mi vengono i brividi!
Ma davvero i nostri commentatori più esperti pensano che Grillo potrebbe avere qualche chance al congresso del PD da meritarsi pagine e pagine di articoli ed invece Marino non abbia alcuna possibilità?
Marino certo deve essere messo alla prova, ma mi sembra che si stia muovendo una quantità ed una qualità di persone da non sottovalutare (io almeno non la sottovaluterei).
Grillo invece è già stato messo alla prova in competizioni elettorali. Le sue liste si chiamano 5 stelle, come un gelato della Sammontana che infatti messa alle prova si sono squagliate senza lasciare grande traccia.

Laico e cattolico

Nei giorni scorsi durante la lettura degli articoli di giornali relativi al dibattito precongressuale del PD, ho notato ancora una volta la contrapposizione tra il termine cattolico ed il termine laico.
Possibile che ancora si vogliano confondere le acque utilizzando una contrapposizione non corretta?
Io sono ateo e questo, nella sfera dei sentimenti religiosi, mi contrappone ai cattolici (e agli ebrei, agli induisti e mille altri gruppi religiosi).
Marino è laico, cioè dichiara la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico.
L’abuso del termine laico per indicare un ateo è semanticamente sbagliato.
Contrapporre laico e credente non è come contrapporre il dignitoso e l’ignobile. Il contrapporre il laico al credente è come contrapporre il bello con il simpatico!
Capiamolo una volta per tutte: si può essere laici e credenti!

Chimica

L’articolo di Elena Dusi L’uomo Chimico su R2 del 17 luglio u.s. è un esempio di come la superficialità delle conoscenze possa portare alla disinformazione.
L’assunto “C’è troppa chimica nella nostra vita” lascia intravedere la possibilità che la nostra vita potrebbe svolgersi senza chimica. Ma dal trasporto dell’ossigeno ad opera dell’emoglobina, alla digestione di quello che mangiamo, dal DNA responsabile di come siamo fatti alla melanina a cui dobbiamo il colore della nostra pelle e dei nostri capelli (e si potrebbero fare altri milioni di esempi – e non sto dicendo milioni per dire genericamente un numero grande ma proprio perché sono milioni) ogni attività della nostra vita non sarebbe possibile senza la chimica.
Le sostanze chimiche possono essere responsabili di intossicazioni acute (cioè che manifestano i loro effetti in 15 minuti) o croniche (che possono manifestare i loro effetti a distanza di anni dalla prima esposizione), e gli effetti possono essere letali o meno. Ma sempre questi effetti sono legati alla dose assunta e mai al solo fatto di esservi entrati in contatto. Già dal 1500 questo principio è noto e fece affermare a Paracelso che “la differenza tra un veleno ed un rimedio sta nella dose”: piccole quantità di alcol etilico assunte con un bicchiere di vino o di birra hanno effetti benefici, almeno sull’umore, mentre grandi quantità portano alla cirrosi. E si veda bene che quell’alcol è sostanza prodotta in modo assolutamente naturale, così come in modo assolutamente naturale è prodotta l’aflatossina, sostanza cancerogena di categoria 1, che si può trovare nel mais, nella polenta, nel latte vaccino, nella frutta a guscio, ecc.
L’inquinamento chimico è subdolo perché non si vede, ma altrettanto lo è quello biologico, giacchè i microorganismi patogeni, tra cui la salmonella che è una delle tante, non sono alterativi cioè non provocano alterazione del prodotto alimentare. E gli inquinamenti biologici, fonte WHO, rappresentano il 90% del totale delle malattie alimentari annualmente denunciate in Europa, alcune delle quali mortali (vedasi l’inquinamento da clostridio botulino). Perché non sentiamo mai parlare della biologia killer?
IL regolamento Europeo REACH, citato nell’articolo e liquidato con 3 righe, è la più avanzata norma sulla sicurezza chimica presente al mondo e prevede il principio NO DATA, NO MARKET, ovvero che senza dati (sugli effetti) le sostanze non potranno essere messe sul mercato. Ci vorrà tempo perché il REACH raggiunga i suoi risultati, ma la strada è aperta.
Quando Elena Dusi attacca “la chimica” nella parte finale del suo articolo in realtà sbaglia bersaglio: non con la chimica se la deve prendere ma con l’economia ed il modello di sviluppo che gli uomini e le loro imprese industriali e commerciali hanno messo nella direzione del solo raggiungimento del massimo profitto e della produzione laddove le regole, l’etica ed il controllo se ne infischiano della salute delle persone.
Le sostanze chimiche pericolose si sono, inutile negarlo, e sono pericolose tutte le cose che possono portare ad un danno; la ostanza chimica che provoca ogni anno il maggior numero di morti è comunque l’acqua: pensiamo di poter vivere senza?
Si può lavorare per minimizzare il problema (l’eliminazione è impossibile); non diamo la colpa alla chimica ma ai comportamenti che il genere umano tiene nei confronti dello sfruttamento del mondo e delle sue risorse.

Un timore

Ho un timore, che è nato durante l’incontro di due giovedì fa alla Stazione Leopolda di Pisa con Marino e si è rafforzato in questi giorni.
Il timore è legato al fatto che i partecipanti là e coloro che si stanno dando da fare nei coordinamenti locali, almeno in Toscana, svolgano tutti lavori “intellettuali”.
Io stesso sono un chimico libero professionista che di mestiere fa il consulente nelle aziende in materia di igiene industriale, ambientale e degli alimenti.
Ma possibile che tra noi non si trovino commercianti, artigiani, operai, agricoltori? Guardate che uno dei nostri problemi è legato proprio al fatto che seppur parliamo con proprietà di linguaggio ed in italiano corretto, non parliamo la lingua di queste categorie produttive. So che siamo tutti volontari, ma cerchiamo di trovare protagonisti per queste aree tematiche, o non andremo da nessuna parte.

Le parole “inopportune” di Marino

Quel che Ignazio Marino ha detto ieri a proposito della vicenda stupratore-coordinatore di un circolo del PD ha aperto una breccia nei consensi che finora il senatore-chirurgo aveva raccolto.
Le parole di Marino sono state

Trovo davvero incredibile che un criminale che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd. È evidente che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna.

Ho avuto la possibilità di ascoltare Marino giovedì scorso nel corso di un affollato incontro organizzato in non più di un giorno a Pisa presso la Stazione Leopolda. Lì Marino ha raccontato che da presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla sanità, ha fatto esaminare le pendenze penali di coloro che, numerosi, si sono offerti come consulenti o sono stati presentati come tali da altri parlamentari. Bene, il 40% di questi aveva pendenze con la giustizia e Marino si è rifiutato di assegnare loro l’incarico. Non mi hanno quindi stupito le sue parole, che molti hanno ritenute inopportune, relativamente al fatto che un partito ed in particolare i dirigenti del Partito Democratico, non si preoccupino di valutare l’integrità delle persone che lo rappresentano, non solo a livello istituzionale (parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali, ecc.) ma anche in ambito più strettamente locale. Certo, a sentire i vicini, Luca BIanchini è un bravo ragazzo (ma non si dice di tutti che lo siano?) e tale l’avranno considerato quelli che nel suo circolo l’hanno designato coordinatore. Ma la questione è: si deve o no preoccuparsi di verificare la moralità, l’onestà, l’adeguatezza di coloro che aspirano a rappresentare il nostro partito nella società?.
Quando si fanno le analisi dei voti espressi dall’elettorato e si dice, come ben disse Debora Serracchiani nel suo famoso discorso all’assemblea dei circoli, che non possiamo lasciare l’argomento della legalità e della questione morale nelle mani del solo Di Pietro, si afferma che buona parte del calo del consenso avuto, e che porta i nostri ex-elettori a disertare le urne o a votare IdV, sia proprio dovuto proprio al fatto che si è troppo poco netti ed incisivi sui temi come questi che evidentemente all’elettorato di centrosinistra stanno a cuore.
La questione morale nel PD c’è! Come giustificare altrimenti i casi Unipol, Del Turco, Domenici, Iervolino, D’Alfonso,…? Si è allentata la corda! Gli ex-elettori ricordano la questione morale imposta da Berlinguer (oggi e nelle settimane scorse da riconsiderare e riconsiderata) e guardano la bussola impazzita stentando a riconoscere nel PD il partito che segue la strada costruita sull’onestà.
Quindi per me ben ha fatto Marino a mettere in evidenza questo aspetto legato alla questione morale e sono sicuro che, come quello della laicità prima nascosto ed adesso nelle parole sia di Franceschini che di Bersani, anche il tema della moralità sarà un tema al centro della discussione congressuale.

Ignazio Marino ha fatto però anche un errore, forse da principiante della politica. E lo ha fatto quando ha affermato che la presenza di uno come Bianchini a capo di un circolo “può avvenire solo perchè i dirigenti locali vengono imposti per rispondere agli equilibri delle correnti.” Queste parole sono un errore al di là dei meccanismi che portano alla individuazione del coordinatore di un circolo; l’errore è anche nell’ambito della strategia congressuale, quando per poter raccogliere il consenso necessario ad arrivare alle primarie di ottobre si deve passare dagli iscritti e dai circoli. Dopo qualche ora infatti, probabilmente resosi conto della scempiaggine da attribuire alla seconda parte della sua affermazione precisava “Non c’era nessun intento offensivo nelle mie parole e mi spiace se qualcuno si è sentito offeso. Sono convinto che la linfa del Partito democratico siano i circoli, le migliaia di persone e i militanti che ci lavorano ogni giorno, i coordinatori che sul territorio fanno un lavoro straordinario che va riconosciuto da tutti.” È una pezza, probabilmente non riuscirà a coprire completamente il danno fatto, ma ormai è andata…
Resta e deve restare la consapevolezza che il tema della questione morale è un tema importante, forse centrale, se non nella sfida per vincere la segreteria, nella sfida che il PD ha nei confronti del recupero della forza necessaria a tornare forza di governo nel Paese.

Le regole complicate

Capisco che in effetti le regole del congresso del Partito Democratico appaiano complicate. Ma mi chiedo: prima non se ne era accorto nessuno?
Oggi Ilvio Diamanti si cimenta, anche lui, nello sport della critica delle regole. A parte il fatto che a questo punto si tratta di un esercizio inutile (le regole sono queste e per questa volta non cambieranno) non credete che ci possa essere una ragione ib tutto questo?
In estrema sintesi:

  1. alcuni si candidano alla guida del PD per farlo tornare ad essere il partito da votare
  2. gli iscritti scelgono quelli che li rappresentano meglio
  3. visto che se vuoi vincere le elezioni devi verificare se quelli che hai scelto all’interno dell’organizzazione piacciono anche all’esterno dell’organizzazione, allora alla scelta del segretario concorrono non solo gli iscritti ma anche gli elettori

Io lo trovo un metodo che ha un obiettivo. E mi meraviglio che un commentatore intelligente come Diamanti faccia di tutto per far finta di non capire. Non sarà il migliore possibile, ma gli altri come fanno? È meglio la designazione per acclamazione? Non fare niente e sapere che congresso o non congresso il capo si sa già chi è?

Differenze

Mi sembra che da più parti giungano sollecitazioni ad esprimere in cosa la proposta di Marino si differenzi da quella di Franceschini, e queste due da quella di Bersani o da quella di Adinolfi.
Credo che una persona attenta avrà notato che le differenze non sono molto grandi su molti argomenti.
Io, per esempio, appoggerò Ignazio Marino perché credo che possa mettere in evidenza il tema della laicità (con tutte le conseguenze che questo ha in tanti altri campi) e possa far ri/avvicinare molti elettori delusi al Partito Democratico.
Ma non mi strapperò le vesti, né strapperò la tesserà se le primarie verranno vinte da Bersani o da Franceschini: diamine siamo nello stesso partito!