La Messia

Dopo la giornata politicamente importante rappresentata dal Lingotto ed i chilometri di commenti sui blog e gli articoli di giornale ed i servizi televisivi, dovrebbe essere chiara a tutti l’occasione che si presenta davanti ai Piombini/Lingottini e alla possibilità di “contendere” il PD.
Non ho dubbi sul fatto che una mossa ancora più dirompente e capace di raccogliere la maggioranza dei consensi, se non tra gli iscritti, sicuramente tra gli elettori, cioè tra quelli che voteranno alle primarie, sia quella di candidare una donna alla guida del Partito Democratico. Questa convinzione nasce anche dall’analisi del voto fatta da termometro politico: credo che una donna sarebbe capace di rovesciare la situazione descritta.

Assemblea del PD al Lingotto, Torino. Report.

Sabato 27 giugno 2009.
Assemblea del PD al Lingotto, Torino. Report.

update: so che è lungo, ma chi volesse rivedere e riascoltare i video della giornata, lo può fare a partire da qui, prima parte, seconda parte e terza parte

La partecipazione della gente è stata un successo. La sala era gremita (500 posti), molti sulle scale e molti rimasti fuori, con preoccupazione dei Vigili del Fuoco che evidentemente si aspettavano un incontro infuocato.
Che ci fosse una certa attesa e che rappresentasse una iniziativa da seguire con attenzione lo ha evidenziato la presenza dei due candidati principali al momento “scesi in campo” per contendersi la carica di segretario Franceschini e Bersani (l’altro al momento in campo è Adinolfi, che evidentemente nessuno considera un contendente con qualche chanche :-)). C’erano però anche Piero Fassino, David Sassoli (nessuno dei due ha preso la parola), Giovanna Melandri (l’unica fischiata nel suo intervento che ha ricalcato quello fatto alla riunione di Roma e che per me per la seconda volta si è meritata i fischi) e Sergio Chiamparino (molto applaudito)
Fin dai primi interventi è stato chiaro che gli argomenti principali della discussione sarebbero stati quello della laicità e dei diritti civili. Evidentemente tra i convenuti, ed anche secondo me è così, la responsabilità maggiore della sconfitta elettorale, anche se Franceschini si ostina a non considerarla tale, viene attribuita in buona misura, anche se non esclusivamente, alla timidezza che il PD ha avuto su questi temi, dando l’impressione che la tesi prevalente fosse quella della Binetti e non quella di Ignazio Marino.
Non che non si sia tentato di parlare dei temi dell’economia, delle scelte energetiche o di quelle ambientali (su queste ultime Laura Puppato ha presentato l’esperienza della città nella quale è Sindaco, Montebelluna con 31000 abitanti) e nella quale si fa una raccolta differenziata porta a porta avanzata che ha portato ad una riduzione della frazione secca che finisce in discarica da 7000 tonnellate l’anno a 2000 ed una riduzione del 20% della Tariffa di Igiene Ambientale!!!), i temi più affrontati sono stati quelli prima elencati.
Molti degli interventi sono stati poi sulla organizzazione del partito e sul suo ritorno nel territorio; su questo Oleg Curci ha avuto parole chiare e condivise anche dai due candidati principali: rete di circoli per dare visibilità alle iniziative che vengono svolte, finanziamento degli stessi lasciando ad ogni circolo una quota del tesseramento ed una parte dei rimborsi elettorali, ecc.
Molti interventi sull’analisi della situazione, quasi tutti lucidi e condivisibili, purtroppo non altrettanti sulle soluzioni, o almeno io non li ho colti: quando c’è da passare dalle parole ai fatti si perdono molti dei grandi pensatori, e la riunione del Lingotto non ha fatto eccezione. Però, l’ho detto, non tutta era aria fritta fortunatamente.
Sui siti dei giornali (Repubblica, Corriere, Stampa, Unità) ho già visto che l’attenzione si è rivolta esclusivamente ai tre big che hanno preso la parola. Ed anche l’attenzione dei presenti è stata catalizzata durante la mattina ed al termine della stessa dai tre interventi. Francamente la presenza massiccia di operatori televisivi e fotografi ha disturbato la prima parte della mattina con un capannello assiepato sulla prima fila che non ha permesso di svolgere con tranquillità alcuni interventi.
Chi era lì ha visto che, differentemente da come lo riportano i giornali, Franceschini e Bersani non avrebbero parlato (avevano annunciato di essere presenti per ascoltare) se non fossero stati spinti a farlo dalla presidenza dell’assemblea (Sandro Gozi, Ivan Scalfarotto, Anna Paola Concia, Marta Meo e Giuseppe Civati). Hanno parlato entrambi di rinnovamento del partito, di coinvolgimento dei circoli territoriali, di necessità di tornare a fare politica (il poco tempo che è stato dato loro a disposizione non ha permesso a nessuno dei due di esprimersi compiutamente, ma avranno tra pochi giorni i loro spazi già definiti durante i quali sapranno farsi apprezzare). Sono stati piuttosto applauditi entrambi; più Franceschini che Bersani. Ma la sensazione è che la platea non sia stata convinta da nessuno dei due, e lo capisco. Franceschini infatti ci deve spiegare una cosa: ha condiviso, da vice, la gestione di Veltroni che ci ha portato a questa situazione? Se si allora anche lui è responsabile della situazione e non dovrebbe candidarsi alla segreteria: perché non hai fatto qualcosa quando eri lì che condividevi il disastro, per dirla alla Renzi; se non ha condiviso allora che tipo di uomo è uno che pur non condividendo la linea del suo leader si presta a continuare a fargli da vice?
Per quello che riguarda Bersani, qualcuno ha giustamente detto, che è stato probabilmente il miglior ministro dell’ultimo governo Prodi, però credo che venga altrettanto giustamente individuato con un politico di vecchio conio, cioè di quelli che ha contribuito a gestire il partito in modo da farlo precipitare ai livelli attuali di consenso.
Ed in effetti la platea di oggi al Lingotto si aspettava la presentazione di un terzo uomo o meglio di una prima donna. Il possibile terzo uomo (Ignazio Marino) e la possibile prima donna (Debora Serracchiani) hanno parlato nel pomeriggio. L’intervento di Marino è stato in assoluto il più applaudito, roba da far tremare i muri della sala dei 500, tutto incentrato, anche questo, sui temi della laicità. Nessun riferimento tuttavia ad eventuali candidature.
Un’atmosfera surreale invece si è palesata quando ha preso la parola Debora Serracchiani. Durante tutti gli altri interventi c’erano persone che parlavano tra loro, un po’ di brusio nella sala. Nel momento in cui Debora ha preso la parola si è fatto un silenzio quasi assoluto. Tutti sappiamo perché. Perché tutti si aspettavano che Debora avrebbe sciolto la riserva relativa alla sua candidatura alla guida del Partito Democratico. Debora è stata chiara, ed era i realtà già chiaro da giorni che non avrebbe detto niente al riguardo. Bastava leggere i blog degli organizzatori, di Pippo Civati e di Ivan Scalfarotto. Mi sembra però eccessivo tirarla per la giacca ed ascriverla alla lista dei sostenitori di Franceschini. Quello di cui si doveva parlare era l’idea di partito, di idee per dare un’alternativa reale e praticabile all’Italia sulla paura e sull’immigrazione, sullo stato sociale, sulla tutela del lavoro, non si doveva parlare di nomi, come poi ha ribadito nelle conclusioni Scalfarotto. Però… però.
Però nei prossimi giorni i due candidati principali alla segreteria del Partito si affronteranno e ci spiegheranno le loro idee su questi argomenti e su questi noi li valuteremo e sceglieremo con attenzione quello che ci ha convinto maggiormente, a meno che le risposte che daranno non ci convincano ed io, ed insieme a me 450 dei cinquecento presenti, non siamo ottimisti. In quel caso credo che durante la settimana che precederà la data del 21 luglio ci sarà la presentazione della terza quarta (c’è Adinolfi) persona che potrà avere una chance di contendere il partito. Qualcuno crede possa essere ancora Debora che ha detto:

[…] Volevo dirvi qualche cosa che tutti vi aspettate che io vi dica ma evidentemente non ve lo dico oggi

Per intanto i piombini lanciano una giornata speciale di tesseramento per l’11 di luglio prossimo in modi che sono ancora da definire nei dettagli ma che prevdono il coinvolgimento dei circoli territoriali (ma già il primo ostacolo è rappresentato dal reperimento degli indirizzi email di tutti i coordinatori dei 6000 circoli territoriali in cui si articola i PD, sempre che tutti abbiano una mail).

Res publica

Ci sono amici che mi chiedono perché “perda” tempo con la politica e con il PD.
Una delle risposte si trova nella prima pagina del libro “Elogio della politica“: colui che non partecipa in nessuna forma alla vita degli altri è uomo inutile e rischia di affidare il destino comune agli uomini peggiori.

Appunti per il 27 giugno

La domanda al centro dell’incontro del Lingotto del 27 giugno è “Qual è il partito che vorresti?” La risposta da dare sembra semplice, almeno per me, perché il partito che vorrei è il Partito Democratico. Qualcuno sarebbe a questo punto tentato dal rispondere “bene, allora questo partito c’è già. Grazie di aver partecipato. Avanti il prossimo”. Ed invece sappiamo che non è così, che il Partito Democratico ancora non c’è. Si è scambiata l’immagine un po’ confusa ottenuta con l’ecografia con il bambino vero che ancora non è nato! So che le figure retoriche come la metafora andrebbero presto abbandonate nei ragionamenti perché sempre il cercare di far aderire il nostro pensiero a quella che ci è sembrata una buona similitudine ci porta a deviare pericolosamente verso conclusioni che non sono coerenti con quanto pensiamo davvero, tuttavia vorrei continuare su questa per un’altra breve considerazione. Beatrice Biagini, durante l’incontro preliminare che si è tenuto a Roma lo scorso 11 maggio ha detto che il PD è nato prematuro. Tuttavia, come ho avuto già modo di dire, spesso dietro questa affermazione si nasconde una balla a cui nessuno crede: è stato solo per salvare le apparenze che la famiglia ha dato corso a questa bugia e non si rende conto che in realtà i vicini comunque ti additano e sanno che all’origine c’è stato un qualcosa che hai voluto tener nascosto.
Finalmente fuor di metafora, ma il Partito Democratico è nato davvero? Me lo chiedo perché tanti piccoli segnali farebbero dire di no! Per esempio la storia delle tesorerie. È possibile che si faccia nascere il nuovo partito decretando la fine dei due precedenti ma mantenendone in vita le tesorerie? E come è possibile che il quotidiano Europa figuri come organo dell’Associazione Politica Democrazie e Libertà – La Margherita e L’Unità figuri come il giornale dei Democratici di Sinistra DS ed entrambi fruiscano dei contributi diretti di cui alla legge 250/1990? Non ditemi che senza quei contributi quei giornali probabilmente chiuderebbero; qui non si parla dei finanziamenti (anche se è una cosa importante nell’era della disaffezione e della casta) ma del fatto che esistano due giornali di due partiti che non dovrebbero esistere più: non ha forse visto la luce un partito nuovo, il Partito Democratico?
Allora l’incontro del 27 giugno è quello della rinascita del Partito Democratico.
C’è un documento che illustra alcune delle idee che animano le persone che vogliono contribuire a questa rinascita che si intitola “Nel PD: da Piombino per un nuovo racconto dell’Italia”. Vorrei, se possibile dare il mio contributo a questo momento cercando di sottolineare alcuni argomenti che mi paiono importanti e sui quali in quel documento c’è un accenno, principalmente nel capitolo Economia e società.

Il primo riguarda la questione ambientale e che oggi sempre di più si lega alla questione energetica.
La spinta al ritorno al nucleare data dall’attuale governo dovrebbe essere contrastata in tutti i modi possibili. Ho già scritto le mie considerazioni sul perché non si dovrebbe tornare al nucleare. La resistenza alle obiezioni sullo smaltimento dello scorie fa riferimento al possibile riciclo delle scorie, dimenticando di considerare che se è vero che si può recuperare una certa quantità di uranio dalle ceneri rimane tuttavia il problema di smaltire il resto (plutonio, cesio, stronzio, tecnezio, iodio, …). Per quello che riguarda la sicurezza degli impianti, i sostenitori del nucleare dicono che il rischio di incidente con fusione del nocciolo è dell’ordine di 1 ogni 10 milioni di anni. A parte il fatto che dovremmo comunque considerare anche gli altri incidenti possibili e diversi dalla fusione del nocciolo, questa affermazione tende ad essere confusa con il fatto di avere un incidente di quel tipo tra 10 milioni di anni; in realtà l’incidente può avvenire anche domani, come dimostrano incidenti avvenuti in altri campi e che avevano la stessa probabilità di avvenimento di questo (per esempio esplosione in volo dello Shuttle).
Abbiamo un potenziale fotovoltaico che può permetterci di rispondere solo con quello alla richiesta energetica prevista per il 2020, che ricordo essere la data per rispondere alle richieste del Climate Package, detto anche Pacchetto 20-20-20, che per quell’anno richiede ai Paesi Europei di ridurre del 20% le emissioni di gas serra e di produrre il 20% dell’energia necessaria da fonti rinnovabili. I principali antagonisti del ricorso al fotovoltaico sostengono che a causa di limiti produttivi (il fotovoltaico è un sistema intermittente di produzione di energia: “L’energia solare la si ha quando vuole lei e non quando la vogliamo noi”) e tecnici (a causa della intermittenza si deve fare il conto anche con i limiti di sicurezza connessi derivanti dalle oscillazioni del livello di potenza) l’alternativa fotovoltaica non è praticabile. Nella realtà questi limiti possono essere entrambi superati con azioni di Ricerca & Sviluppo e con il ricorso a sistemi di accumulo a basso costo (ad esempio facendo ricorso alla trasformazione del surplus di energia prodotto in idrogeno).

Un secondo punto riguarda la società imprenditoriale. In Italia sono attive, oggi, poco più di 8 milioni e mezzo di partite IVA. Molte di esse fanno riferimento a liberi professionisti, commercianti, artigiani di piccole e micro-imprese, moltissime a giovani lavoratori che non riescono ad entrare all’interno di un’impresa se non travestendosi da lavoratori autonomi. Il carico fiscale a carico dei cittadini italiani è molto alto, anche se non il più alto in Europa, ed i governi di centrosinistra sono sempre stati visti come quelli che hanno aumentato le tasse mentre quelli del centro-destra sono quelli che non mettono le mani nelle tasche degli italiani, anche se alla prova dei fatti questo non è assolutamente vero. Credo che quando si parla del mancato appeal (scusate l’eufemismo) del PD nei confronti del nord-est ci si riferisca, forse soprattutto, a questo. Questa realtà sembra sfuggirci, anche se mi sembra che anche nei confronti dei lavoratori dipendenti non è che riscuotiamo tutto questo successo. Ci sono vari motivi per cui il regime fiscale è così elevato, non ultimo quello legato all’evasione fiscale. Nel rapporto annuale 2008 della Guardia di Finanza si parla di una evasione IVA pari a 4,3 miliardi di euro, violazione dell’IRAP per 19,4 miliardi di euro, e imponibili non dichiarati per 27,5 miliardi di euro. Io proporrei di fare un patto: ad un inasprimento delle regole per arginare l’evasione e l’elusione fiscale corrisponda una riduzione consistente della pressione fiscale da subito. Quando il l’ultimo governo Prodi ha inasprito alcune regole per combattere l’evasione fiscale ha scelto probabilmente dei buoni metodi, visti i risultati raggiunti, ma certamente non è stata condivisa anche da milioni di professionisti e piccoli imprenditori. Per esempio l’idea della tracciabilità delle operazioni bancarie è stata in linea di principio una buona idea; io proporrei di estendere una cosa di questo genere a tutte le categorie imprenditoriali: qualunque scambio di beni o di servizi tra titolari di partita IVA dovrebbe avvenire tramite transazione bancaria; come contropartita dovremmo proporre un abbassamento delle aliquote IRPEF di 2-3 punti percentuali (durante la campagna elettorale del 2008 avevamo previsto una riduzione di un punto pensando che sarebbe stato economicamente sostenibile).

Gli imprenditori poi pagano ogni anno per i propri dipendenti regolarmente assunti il premio per l’assicurazione INAIL. Bene, forse non molti sanno che negli ultimi anni l’INAIL tutti gli anni ha un avanzo di 1,8 miliardi di euro, cioè di differenza tra quanto riscuote dalle imprese e quanto paga come indennizzi per gli infortuni subiti dai lavoratori o per i vitalizi per i lavoratori che hanno sviluppato una malattia professionale. Questi soldi devono essere reinvestiti nelle imprese.

  • Visto che la sicurezza e la salute sul lavoro sono un tema moto importante da frequentare,
  • visto che le imprese possono aderire ad un sistema ad adesione volontaria per migliorare il proprio sistema di salute e sicurezza ricorrendo alla certificazione a norma OHSAS 18001 (sistema analogo alla ISO 9001 per la certificazione del sistema di qualità aziendale)
  • visto che le imprese che oggi sono certificate a norma della OHSAS 18001 hanno una riduzione degli infortuni in media del 30%
  • visto che attualmente le imprese certificate a norma della OHSAS 18001 hanno una riduzione del premio INAIL pari al massimo al 10%

propongo di portare la riduzione al 50%!

Un altro punto importante su cui porre la nostra attenzione sta nel far riacquistare fiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei politici: credo che ci sia la necessità di battere l’anti-politica con proposte concrete che metta in evidenza che il Partito Democratico esprime uomini che non fanno parte della casta. Spingerei quindi con forza su due proposte.
Una è la realizzazione dell’anagrafe pubblica degli eletti del tipo proposto ripetutamente dai radicali italiani. Il disegno di legge presentato al Senato dal PD nel dicembre del 2008 va in questa direzione ma è evidentemente ostacolato nel suo iter dalla resistenza della “vera” casta, come evidenziato dal fatto che ad oggi non è stato neppure calendarizzato.
La seconda è la estensione della regola introdotta in Regione Toscana relativamente al nepotismo nelle strutture sanitarie e che chiede di evitare che all’interno della stessa unità operativa o nello stesso dipartimento operino, in condizioni di subordinazione gerarchica, dipendenti uniti da determinati legami personali o familiari: coniugi, conviventi, parenti e affini fino al terzo grado. Credo che sarebbe opportuna e ben vista una estensione di questa regole in tutte le amministrazioni pubbliche e dovrebbe riguardare sia i dirigenti che gli amministratori eletti.
Ed ancora far partecipare i cittadini alla vita politica ed alle decisioni che si devono prendere attraverso le doparie, cioè le primarie da svolgersi dopo le elezioni sulle decisioni da prendere.

Queste sono alcune delle proposte sulle quali mi piacerebbe che si discutesse durante l’incontro del Lingotto per far ripartire, con proposte concrete, il cammino del Partito Democratico.

Eccoci

Questo è un articolo postato da Giuseppe Civati sul suo blog

È il momento.
Quale congresso, quale partito: il Pd, si discute.
Assemblea pubblica e democratica, Lingotto, Torino, 27 giugno 2009

Il nostro manifesto

Siamo il Partito Democratico. Siamo un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Siamo un partito che nasce e cresce intorno a idee e valori condivisi, e che ha come primo obiettivo l’estensione di questa condivisione. Non modificando queste idee e questi valori, non contaminandoli con compromessi e contraddizioni: ma declinandoli in un progetto collettivo di progresso e di visione del presente e del futuro. E costruendo un consenso su questa visione. Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati. Non siamo la convivenza di obiettivi e interessi diversi, da far convivere e di cui fare commercio politico. Non vogliamo che questo progetto sia ostaggio di meccanismi e fallimenti i cui risultati hanno portato il centrosinistra italiano ai peggiori risultati degli ultimi vent’anni. Crediamo che contesti nuovi chiedano scelte nuove, crediamo nell’assunzione di responsabilità di chi viene sconfitto, e nell’assunzione di responsabilità di chi vuole superare le sconfitte. Noi vogliamo superarle, vogliamo cambiare l’Italia in meglio, e governarla. Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana. Sappiamo di essere in tanti, finora troppo trascurati e impotenti. Non andremo al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei DS. Ci andremo per darlo al leader del Partito Democratico e alle persone del Partito Democratico.

La lettera di ‘convocazione’

La lettera indirizzata a tutti, a chi vorrà mandare un proprio contributo, a chi vorrà intervenire:

Cari Democratici,
ci troviamo al Lingotto, sabato 27 giugno 2009, dalle 10 alle 17, per parlare del nostro partito e del Congresso che ci attende. Vorremmo che fosse un momento rivoluzionario per la politica italiana perché fondativo del nostro Partito. E vorremmo che questo Congresso nascesse con il contributo di tutti coloro che hanno a cuore la causa democratica. Per questo motivo, vi chiediamo di farci pervenire, entro il 20 giugno, un vostro contributo, dedicato al Congresso, innanzitutto, alle modalità e alle forme di partecipazione che vorreste fossero messe in campo, agli strumenti politici e organizzativi che vorreste fossero adottati, alle eventuali modifiche e integrazioni statutarie o regolamentari che vi piacerebbe fossero introdotte, per estendere e qualificare al meglio le decisioni che nel corso del percorso congressuale saranno assunte. Un breve scritto, che raccoglieremo insieme agli altri che ci perverranno, che sarà presentato nel corso dell’assemblea e consegnato al segretario e ai membri della direzione nazionale del Pd. Il tema della nostra assemblea, pubblica e democratica, convocata “dal basso”, è proprio questo: «Quale Congresso, quale Partito». Siamo certi che avete tante idee, proposte e suggestioni da condividere con noi e con i Democratici di tutto il Paese. Vi aspettiamo.
i Piombini democratici

L’email di riferimento per inviare contributi e per chiedere informazioni è: piombinidemocratici@gmail.com.