La tragedia di Cagliari: perché?

Inutile continuare a chiedersi di chi è la colpa. Perché anche oggi ho sentito commenti di coloro che dicono “ma è colpa dell’imperizia degli operai“, commenti di coloro (il Ministro Sacconi in una momento di interruzione del dibattito parlamentare) che dicono “non ci sarà una diminuzione delle tutele riguardanti la sicurezza” e commenti di coloro che dicono “è colpa dei datori di lavoro che evidentemente non sono abbastanza convincenti nell’informare sulla pericolosità di una operazione come quella che si accingevano a fare quegli operai“.
Mi chiedo in realtà perché gli istituti superiori che si occupano della sicurezza (ISPESL), l’istituto di assicurazione (INAIL) o le associazioni scientifiche (AIDII, AIAS, ecc.) e le associazioni (Associazione Ambiente e Lavoro) non riescano a pubblicare delle procedure da mettere facilmente a disposizione delle imprese, dei lavoratori e dei loro rappresentanti.
Senza voler stare qui a criticare gli organi di stampa che usano termini approssimativi o sbagliati nel riportare le notizie, io ho intenzione di pubblicare qui, ora, una procedura per possa aiutare a non far avvenire più episodi come quello di oggi a Cagliari.

1 Scopo dell’intervento in un ambiente confinato
L’ingresso in un ambiente confinato può essere necessario per vari motivi; di norma si rende necessario per poter fare un’ispezione, una riparazione, un intervento di manutenzione.
Preliminarmente all’ingresso del personale che deve operare quel tipo di intervento è necessario accertarsi dell’assenza di pericoli derivanti dalla presenza di inquinanti nell’atmosfera. La natura di questi pericoli può essere divisa in quattro distinte categorie: atmosfera infiammabile, tossica, irritante e/o corrosiva e asfissiante. Sono inoltre presenti pericoli generici di origine meccanica, fisica e di comunicazione.

2 Natura dei pericoli
Di seguito si riportano i pericoli specifici relativi al lavoro da eseguire in un ambiente confinato; non devono tuttavia essere trascurati i rischi associati ai pericoli presenti anche nei normali ambienti di lavoro, ad esempio rischio scivolamento, caduta, urti su strutture, ecc.

2.1 Atmosfera infiammabile
La presenza di una atmosfera infiammabile può derivare da vari fattori, tra i quali: arricchimento nel contenuto di ossigeno, vaporizzazione di liquidi infiammabili, concentrazione di polveri combustibili e desorbimento di sostanze chimiche dalle superfici interne delle strutture dell’ambiente confinato.
Gas e vapori combustibili si accumulano quando all’interno dell’ambiente confinato non può essere garantita una adeguata ventilazione. Molti di questi gas/vapori sono più pesanti dell’aria e si troveranno quindi a basse quote dal piano di calpestio anche in caso di ambienti aperti in alto; in ambienti closed top i gas infiammabili più leggeri dell’aria possono rimanere intrappolati in alto e concentrarsi fino a raggiungere l’intervallo di infiammabilità.

2.2 Atmosfera tossica
Le sostanze tossiche presenti in un ambiente confinato possono coprire l’intero spettro tra gas, vapori e polveri finemente suddivise. Le fonti di queste sostanze possono essere: il processo produttivo, il prodotto stoccato (la rimozione di materiale organico decomposto può liberare sostanze tossiche quale il sulfuro di idrogeno H2S), le operazioni compiute nell’ambiente confinato (saldatura, ecc.).
Un altro pericolo è costituito dalla presenza di monossido di carbonio (CO), gas inodore ed incolore con approssimativamente la stessa densità dell’aria che si forma durante la combustione incompleta o per decomposizione microbiologica dei materiali organici.
Durante le operazioni di saldatura si possono formare anche altri gas importanti dal punto di vista tossicologico come ossidi di azoto ed ozono.

2.3 Atmosfere irritanti o corrosive
Le atmosfere irritanti o corrosive si possono dividere in due gruppi. Il gruppo primario comprende quegli irritanti che non producono effetti sistemici (cioè di tutto il corpo). Tra questi ci sono il cloro, l’ozono, l’acido solforico e cloridrico, l’ammoniaca e l’anidride solforosa.
Gli agenti chimici che causano atmosfere del gruppo secondario possono produrre effetti tossici sistemici in aggiunta all’irritazione superficiale. Esempi di irritanti secondari sono gli idrocarburi aromatici e il solfuro di idrogeno.

2.4 Atmosfere asfissianti
In condizioni normali l’aria contiene approssimativamente il 20,9% di ossigeno, il 78,1 % di azoto, l’1% di argon e piccole quantità di altri gas. La riduzione del contenuto di ossigeno in un ambiente confinato può essere dovuta o al suo consumo o al suo allontanamento.
Il consumo avviene durante una combustione di sostanze infiammabili (saldatura, riscaldamento, taglio, ecc.). Una considerevole quantità di ossigeno può essere dovuta anche all’azione batterica, durante reazioni chimiche (formazione di ruggine sulle superfici esposte di un ambiente confinato) o per la presenza di personale in attività.
Un secondo fattore per la mancanza di ossigeno è il suo allontanamento ad opera di un altro gas (ad esempio gas inerte), non necessariamente tossico. Dal momento che questi gas sono spesso incolori ed inodori, questo rappresenta un pericolo immediato per la salute fino a che non viene effettuata una misura di concentrazione di ossigeno.

2.5 Pericoli dovuti a presenza di tubazioni o altri spazi adiacenti
Al fine di prevenire rischi dovuti alla presenza di tubazioni o di altri spazi adiacenti, l’ambiente confinato deve essere completamente isolato. La chiusura di tutte le valvole non è sufficiente ad isolare un ambiente confinato. Tutte le tubazioni devono essere fisicamente disconnesse o discate cieche. Le tubazioni disconnesse o discate cieche devono essere ispezionante e controllate per la presenza di perdite. Altre aree di preoccupazione sono i pozzetti di ispezione. Le aree vuote come i doppifondi e le strutture scatolate devono essere o bonificate o inertizzate.

2.6 Problemi di comunicazione
Quando una o più persone entrano all’interno di uno spazio confinato, deve essere sempre garantita la presenza di una seconda persona che controlli dall’esterno. La comunicazione tra chi si trova all’interno e chi sta all’esterno è un fattore di primaria importanza. Se il lavoratore all’interno dovesse avere un malore e non fosse possibile un intervento rapido, l’infortunio potrebbe assumere conseguenze ancor più gravi. Spesso le posizioni assunte all’interno di ambienti angusti rendono difficile la valutazione della situazione da parte del personale in standby all’esterno. Quando il controllo visivo non è possibile per la conformazione dell’ambiente deve essere attivato un controllo vocale.

2.7 Problemi di origine fisica
Quando si lavora all’interno di un ambiente confinato possono essere presenti problemi legati ad effetti termici dovuti alla temperatura ed alla velocità dell’aria, all ’umidità dell’ambiente e del calore radiante.
Altri pericoli possono essere derivanti dal rumore (a causa del riverbero che può intensificare l’esposizione) e dalle vibrazioni prodotte dall’utilizzo degli strumenti di lavoro sulle strutture degli ambienti.

3. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
Si è determinato se il pericolo richiede l’uso di DPI? ad esempio per

  • la testa
  • gli occhi
  • la faccia
  • le mani
  • i piedi
  • il corpo
  • apparato respiratorio

Coloro che indossano lenti correttive (occhiali o lenti a contatto), indossano solo occhiali di sicurezza?

Si sono indossati i rivelatori personali di ossigeno e di H2S?

L’elmetto è stato verificato per l’integrità della calotta e del sistema di sospensione?

Se richiesto dal tipo di pericolo si indossano

  • guanti contro le aggressioni meccaniche (tagli, abrasioni, ecc.)?
  • guanti contro le aggressioni chimiche (acidi, basi, solventi)?
  • elmetti contro il rischio di caduta di oggetti dall’alto o di colpo su struttura ad altezza uomo?

Calzature protettive dal rischio di infortuni al piede causati da

  • sostanze calde?
  • sostanze corrosive?
  • sostanze velenose?
  • caduta oggetti?
  • azione di schiacciamento?
  • azione di perforazione?

Maschere con filtri per la protezione da

  • polveri?
  • nebbie?
  • gas acidi?
  • vapori organici?
  • vapori inorganici?
  • ammoniaca?
  • metilammina?

Autorespiratori?

Si conosce l’autonomia degli autorespiratori?
Quanto è?………………………………………………….

Sono a disposizione otoprotettori da indossare in caso di esposizione a rumore?

Tutti i DPI sono mantenuti in condizioni igieniche e pronti all’uso?

4. INGRESSO IN AMBIENTE CONFINATO

  • L’ambiente confinato è stato completamente svuotato da ogni sostanza pericolosa?
  • Tutte le linee (tubazioni) connesse all’ambiente confinato sono fisicamente scollegate o discate cieche?
  • Tutte le parti in movimento presenti all’interno dell’ambiente confinato come (agitatori, ecc.) e le apparecchiature presenti all’interno dell’ambiente confinato sono bloccate (nel caso rappresentino un pericolo)?
  • È prevista una ventilazione naturale o artificiale all’interno dell’ambiente confinato?
  • Si è effettuata una misura della quantità di ossigeno presente prima di entrare nell’ambiente confinato?
  • Si è effettuata una misura sulla presenza di una miscela esplosiva prima di entrare nell’ambiente confinato?
  • Si è effettuata una misura della quantità di sostanze tossiche presenti prima di entrare nell’ambiente? Quali ……………………………………………………………………..
  • Si ha a disposizione una fonte di illuminazione per potersi muovere in sicurezza all’interno dell’ambiente confinato?
  • Si ha a disposizione un autorespiratore nel caso l’atmosfera all’interno dell’ambiente confinato diventasse non accettabile?
  • Tutti gli strumenti elettrici che devono essere portati all’interno dell’ambiente confinato sono messi a terra e isolati o equipaggiati con protezioni equivalenti?
  • Nelle vicinanze sono presenti lavorazioni che potrebbero far entrare nello spazio confinato gas/vapori pericolosi (infiammabili, tossici, irritanti/corrosivi o asfissianti)?
  • È presente una persona che possa controllare dall’esterno lo svolgimento delle operazioni fatte all’interno dell’ambiente confinato?
  • La persona in standby è stato informato sul comportamento da seguire in caso di emergenza? Ha a disposizione l’equipaggiamento necessario (autorespiratore, …) per poter intervenire?
  • Prima dell’ingresso nell’ambiente confinato, si è provveduto a scaricare a terra l’eventuale carica elettrostatica accumulata sul proprio corpo/indumenti?

5. STRUMENTAZIONE NECESSARIA PER IL CONTROLLO
Tutti gli strumenti sono a sicurezza intrinseca e possono operare anche in atmosfere contenenti gas/vapori infiammabili.

Controllo della concentrazione di ossigeno, O2

  • Strumento: XXXXXX
  • Tipologia: analizzatore personale automatico con rilevatore a cella elettrochimica
  • Campo di misura: da 0 a 25% in volume
  • Output misura: display numerico
  • Segnale di funzionamento: allarme + LED
  • Taratura preliminare: ogni mattina il rivelatore viene verificato per la corretta lettura in aria (20,9%) e se ne verifica il corretto funzionamento degli allarmi.
  • Funzionamento: dopo aver acceso lo strumento, sul display viene visualizzato l’attuale valore di misura; il segnale di funzionamento (LED) indica il corretto funzionamento dello strumento. Questo va applicato agli abiti in vicinanza delle vie respiratorie, assicurandosi che l’ingresso dell’aria sia libero.
    In caso di misurazione di una concentrazione di ossigeno inferiore al 19,5% in volume lo strumento emette un segnale sonoro non tacitabile ed il LED di funzionamento lampeggia.
    L’allarme si disattiva solo quando la concentrazione risale sopra il limite del 19,5%.

Controllo della concentrazione del solfuro di idrogeno, H2S

  • Strumento: XXXXXXXXX
  • Tipologia: analizzatore personale automatico con rilevatore a cella elettrochimica
  • Campo di misura: da 0 a 100 ppm
  • Output misura: display numerico
  • Segnale di funzionamento: allarme + LED
  • Funzionamento: dopo aver acceso lo strumento, sul display viene visualizzato l’attuale valore di misura; il segnale di funzionamento (LED) indica il corretto funzionamento dello strumento. Questo va applicato agli abiti in vicinanza delle vie respiratorie, assicurandosi che l’ingresso dell’aria sia libero. In caso di misurazione di una concentrazione di sulfuro di idrogeno superiore a 10 ppm lo strumento emette un segnale sonoro tacitabile ed il LED di funzionamento lampeggia. In caso di misurazione di una concentrazione di sulfuro di idrogeno superiore a 20 ppm lo strumento emette un segnale sonoro non tacitabile ed il LED di funzionamento lampeggia secondo un doppio schema di ripetizione. L’allarme si disattiva solo quando la concentrazione scende sotto il limite.

Controllo della concentrazione di benzene e composti aromatici, CO, ammoniaca, ammine

  • Strumento: XXXXXXX
  • Tipologia: pompa volumetrica ad azionamento manuale con fiale rilevatrici
  • Campo di misura: da 0 a 100 ppm
  • Output misura: scala graduata su fiala rilevatrice
  • Segnale di funzionamento: n.a.
  • Funzionamento: una fiala rilevatrice specifica per il tipo di sostanza che si vuole rilevare viene collegata alla pompa, ad azionamento manuale, che permette il passaggio di 100 cc di aria ad ogni colpo. Il numero di colpi che è necessario fare, e quindi la quantità d’ara che deve passare all’interno della fiala, è indicato sulla fiala stessa. La fiala è riempita con un substrato che reagisce selettivamente e irreversibilmente con la sostanza da rilevare cambiando colore. Sulla parete esterna della fiala rilevatrice è presente una scala la cui lettura da la concentrazione del composto chimico ricercato.

Controllo della presenza di gas/vapori infiammabili

  • Strumento: XXXXXXXX
  • Tipologia: indicatore di gas combustibili con aspiratore manuale e pellistore ad ossidazione catalitica
  • Campo di misura: da 0 a 100% del limite inferiore di esplosività (LIE), oppure, in alternativa da 0 a 100% in volume
  • Output misura: display numerico
  • Segnale di funzionamento: indicazione su display
  • Taratura preliminare: ogni mattina il rivelatore viene verificato aspirando aria pulita e aspirando una miscela a contenuto noto di metano (2%). Nel primo caso il display dovrà segnare zero; se non lo farà si agirà sulla regolazione dello zero. Nel secondo caso lo strumento dovrà segnare 40% LEL; se non lo farà si agirà sulla regolazione della lettura.
  • Funzionamento: il sistema opera con il principio dell’ossidazione catalitica. L’aria, aspirata con un aspiratore manuale, viene fatta passare nella camera di combustione. Il campione ossidato cambia la temperatura dei pellistori e sbilancia un ponte di Wheatstone; l’effetto è compensato da pellistori simili ma inattivi. Il segnale finale viene convertito da analogico a digitale e riportato sul display. Quando lo strumento funziona sulla scala del LIE, se il segnale supera il limite di 100 l’indicazione 100 lampeggia pere un tempo indefinito fino al reset dello strumento.

6 Sequenza dei controlli
Esecuzione check-list per l’ingresso in ambienti confinati.
Rilievi strumentali:

    1° controllo: presenza di ossigeno in concentrazione superiore al 19%.

  • Controllo effettuato dall’esterno dell’ambiente confinato introducendo la sonda all’interno dell’ambiente per circa 3 metri dal punto di ispezione.
    2° controllo assenza di gas/vapori infiammabili

  • Controllo effettuato dall’esterno dell’ambiente confinato introducendo la sonda all’interno dell’ambiente per circa 3 metri dal punto di ispezione.
    3° controllo assenza di atmosfera tossica, asfissiante o irritante/corrosiva

  • Controllo effettuato dall’esterno dell’ambiente confinato introducendo la sonda all’interno dell’ambiente per circa 3 metri dal punto di ispezione.
  • Sostanze da rilevare: solfuro di idrogeno, benzene e composti aromatici, monossido di carbonio,…
    4° controllo controlli effettuati all’interno degli ambienti confinati

  • l’operatore, munito di tutti i DPI necessari ed in particolare di autorespiratore e di maschera semifacciale con filtri multiporpouse e di rilevatori personale portatili automatici di O2 e H2 entra all’interno dell’ambiente confinato per verificare l’assenza di residui di prodotto presenti sul fondo o sulle pareti, di miscele di gas/vapori infiammabili e di gas/vapori tossici, asfissianti o irritanti/corrosivi. La rilevazione verrà effettuata avanzando in una nuova area dell’ambiente solo dopo che campionata l’aria di tali zone con l’ausilio di apposite prolunghe non si riveli la presenza di una situazione a rischio.

7. Requisiti minimi richiesti per il rilascio di parere favorevole all’ingresso degli uomini in ambienti confinati

  • Contenuto di ossigeno in tutti i punti campionati superiore al 19,5% in volume.
  • Contenuto di gas/vapori infiammabili non rilevabile strumentalmente.
  • Contenuto in sostanze tossiche, asfissianti e irritanti/corrosive non rilevabili strumentalmente.

8. Requisiti minimi richiesti per il rilascio di parere favorevole all’effettuazione di lavori

    Condizioni da ottenere mediante completa degassificazione e pulizia

  • tutte le serpentine di riscaldamento del prodotto stoccato devono essere trattate con vapore, flussate con acqua e ventilate con aria oppure inertizzate
  • si deve preventivamente accertare che tutte le serpentine presenti siano a perfetta tenuta oppure si scollegheranno con tagli a freddo
  • tutte le tubazioni devono essere scollegate o discate cieche
  • tutte le tubazioni devono essere flussate con acqua, soffiate con vapore o aria; se i prodotti contenuti in dette installazioni reagiscono con acqua dovrà essere eseguita una procedura alternativa da concordare
  • tutti gli ambienti devono essere puliti in modo da assicurare che l’atmosfera dell’ambiente e degli spazi adiacenti soggetti ad accumulo di gas abbia un contenuto di gas/vapori infiammabili, tossici, asfissianti o irritanti/corrosivi non rilevabile strumentalmente
  • i residui presenti in tutti gli spazi ed i compartimenti, non devono modificare le condizioni stabilite ai punti precedenti
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