I Piombini

Si, c’ero anch’io lunedì pomeriggio a Roma alla sede del PD per l’incontro dei cosiddetti Piombini.
Sono stato ad ascoltare. Ho letto il documento prodotto a Piombino.

Da tanto tempo non partecipo alla vita politica attiva nei luoghi di incontro, se si eccettuano alcune puntate nel circolo/nella sezione del mio paese. Da un lato mi è piaciuto constatare la presenza direi numerosa in sala e lo spessore di alcuni degli interventi, dall’altro mi hanno dato estremamente fastidio gli interventi di altri fuori contesto (quello di David Sassoli, che tra l’altro tra qualche ora, giovedì sera, sarà in piazza a San Giuliano Terme, dove abito io), fuori luogo (quello di Giovanna Melandri con il suo richiamo a non formare una correntina) o semplicemente fuori (quello di Marianna Madia sulla simpatia; per fortuna che nel suo blog ha spiegato meglio quello che intendeva dire, perché lunedì, francamente, il suo intervento mi era sembrato patetico: scusa, sono prevenuto nei tuoi confronti).

Credo fortissimamente nella possibilità di questa generazione di cambiare davvero il modo di fare politica nella sinistra italiana e che sia necessario cambiare gran parte degli attori che hanno calcato la ribalta negli ultimi 30 anni. 30 anni fa ricordo di aver partecipato ad un incontro con l’allora segretario della FGCI a cui chiesi perché nelle riunioni di partito non si ascoltasse quello che avevano da dire i militanti, gli operai, gli studenti medi, la base. Non ricordo la risposta ma sono sicuro di quale fu: fu anche la volta che decisi di non rinnovare la tessera che avevo avuto per un anno!
Lunedì sono andato ad ascoltare, ed ho avuto la netta sensazione che il confronto sia possibile e che ci sia la predisposizione ad ascoltare quello che gli altri hanno da dire: finalmente si può uscire da un’assemblea sicuri che le decisioni non siano già state prese prima!

Durante gli interventi ho percepito la necessità di porre un’attenzione particolare al modo in cui si esprimono le proprie opinioni all’uso delle metafore, alla scelta delle parole, perché spesso idee anche buone, se espresse in modo non appropriato, non riescono ad emergere in tutta la loro forza.

Per la prima volta da quando la seguo, ho apprezzato il modo di esprimersi di Paola Concia. Condivido spesso le sue posizioni, mi verrebbe da dire sempre; ma troppo spesso ho bisogno di filtrare quello che dice perché quando si trova a confronto con interlocutori che palesemente non le piacciono, il suo argomentare si fa confuso; il fatto che questa volta mi sia piaciuta molto non può essere dovuto solo al fatto che questa volta non aveva contraddittorio (?).

Sono rimasto favorevolmente impressionato dalla capacità di esposizione e la lucidità di Oleg Curci. Oleg ha cominciato il suo intervento con lo slogan che apre la sezione Cambiare vita. Lo slogan è A questo Paese serve un partito democratico. Io credo che dovremmo però ribaltare la formula: A questo Partito Democratico serve il Paese. Noi dobbiamo trovare il modo di riconquistare alle nostre idee le persone di questo Paese e per farlo è necessario andare nelle strade, nelle piazze a parlare ed a far capire agli elettori di sinistra che ci hanno abbandonato che una nuova era può cominciare: occorrerebbe aprire i circoli, invitare tutti a partecipare, recuperare i 3 milioni e mezzo di persone che hanno partecipato alla primarie credendo nel loro significato… tutte cose di cui si è parlato anche a Roma. Non so chi sia stato, non lo conoscevo, ma qualcuno nel suo intervento ha detto che il prossimo incontro non lo dovremmo fare a Torino al Lingotto ma in grande centro commerciale (del nord): non credo che sia una provocazione, credo davvero che sarebbe un modo per entrare in contatto con le persone, con molti dei delusi della politica, per far vedere che ci sono persone che discutono e si mettono in gioco non per bisogno di apparire ma per passione vera!

Anche un’affermazione di Beatrice Biagini mi ha fatto riflettere sul significato delle parole.
Beatrice ha iniziato il suo intervento dicendo Il partito Democratico è nato settimino, cioè prematuro. Anche qui mi permetto di dire che i bambini davvero settimini sono nella realtà molto pochi, e molto spesso la loro nascita nasconde in realtà una menzogna, un fattaccio. Il PD fortunatamente non è un bambino, per cui si può far rinascere. Ed a questo proposito credo che la scelta di tornare al Lingotto proprio il prossimo 27 giugno vada nel verso dell’auspicata rinascita: un bravo a chi l’ha fatta!

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