Un uomo solo al comando

Questa riflessione mi è stata sollecitata dalla lettura di un post di Francesco Costa.

«E’ finita la fase dell’uomo solo al comando». Questa è una frase su cui riflettere molto. Stiamo parlando di noi? Perché per gli altri quella fase è l’unica che ci sia mai stata e che sta dando i suoi frutti.
“Il principale esponente dello schieramento avverso” non è forse sempre stato un uomo solo al comando? È questa la sua forza che non dimentica mai di ricordare a tutti i candidati per i quali va a fare campagna elettorale.
“Il principale esponente dello schieramento alleato”, che in questo momento i sondaggi danno all’8% non è un uomo solo al comando? Conosci qualche altro esponente dell’Italia dei Valori che abbia voce in un capitolo qualsiasi?
L’uscita di scena dall’arena politica attiva dell”‘ex principale esponente dell’ex schieramento alleato” ha comportato la scomparsa parlamentare di quella parte politica.
Ci chiediamo, “ma per noi l’era dell’uomo solo al comando era mai iniziata?” Ma allora è quello il nostro problema? Quello di non aver mai avuto il nostro Fausto Coppi.

Uno solo tema

Maurizio Martina ha lanciato oggi una provocazione (?) nell’intervista a Repubblica: per due mesi parliamo di un solo tema: la crisi economica e come superarla.
È una proposta degna di essere ascoltata, perché si deve smettere di rincorrere la destra sui temi pretestuosi che tira fuori ogni giorno; e la crisi economica è “IL” tema che le destre non vogliono affrontare. Lo dimostrano le risposte seccate che i rappresentanti del governo danno a chiunque cerchi di porre questo argomento all’ordine del giorno: “se ne parli diventa più grave” (come se non parlarne risolvesse il problema). “Ottimismo” ci dicono.
Questa proposta mi trova quindi d’accordo ma anche preoccupato (mamma mia, “ma anche” forse lo devo togliere). Mi dispiacerebbe se questo tema si ritorcesse contro di noi come nel caso della teoricamente giusta decisione di non nominare Berlusconi presa nella campagna elettorale che si è però risolta nella macchietta del “principale esponente dello schieramento avverso” che alla fine non ci ha giovato affatto!

No Nuke!

No, il nucleare non è la soluzione al problema energetico!

Il ministro Scajola dice “dobbiamo affrancarci dalla dipendenza che abbiamo nei confronti dell’estero: petrolio dai paesi arabi, gas da Russia e Libia. Quindi via al programma nucleare che tra 12 anni (se va bene) comincerà a dare i suoi frutti” (è prevista per quella data l’operatività di una delle quattro centrali previste).
Lasciamo da parte il problema riguardante l’approvvigionamento dell’uranio che comunque dovrà essere acquistato dall’estero, cosa che quindi non ci affrancherà dalla dipendenza, e parliamone in termini economici e scientifici.

Ci dicono che allo stato attuale costruire centrali fotovoltaiche che producano la stessa quantità di energia delle quattro centrali nucleari previste avrebbe un costo circa quattro volte superiore. È vero, forse (avete mai sentito dire di costi di opere pubbliche che in corso d’opera aumentano sensibilmente di prezzo?), ma…

Il modello concettuale della mega centrale, necessario per la realizzazione delle centrali nucleari, non è applicabile per l’energia fotovoltaica. Questa infatti può essere prodotta ovunque ed in scala ridotta senza necessità di dover fare studi approfonditi per la determinazione della localizzazione del sito di realizzazione. Inoltre le aree intorno alle centrali nucleari risulterebbero inutilizzabili ai fini urbani, agricoli o di altro tipo. Questi sono costi non calcolati nella realizzazione di una centrale nucleare e che per gli impianti fotovoltaici sono pari a zero.
Il mondo dei computer ci ha insegnato che non è necessaria la costruzione di mega elaboratori per produrre elevate potenze di calcolo ma bastano tanti personal computer interconnessi per raggiungere lo stesso risultato. Tanti impianti fotovoltaici “condiminiali” o di fabbrica potrebbero generare la stessa quantità di energia prevista dalle quattro megacentrali. Questo modello, tra l’altro permette, in caso di guasto di un impianto, di continuare a produrre energia senza diminuzioni totali apprezzabili. Anche qui il modello di sviluppo alla base della rete internet ci può servire come paragone.
Dovrebbe essere emanata una norma che preveda l’obbligo “incentivato” di installare sui tetti di tutte le nuove costruzioni e dei tetti degli edifici pubblici permetterebbe, in un tempo inferiore a 10 anni, di raggiungere una potenza installata paragonabile e forse superiore a quella prevista una volta terminata la costruzione della prima centrale nucleare ma con un vantaggio economico significativo: per 10 anni avremmo intanto prodotto progressivamente sempre più nuova energia pulita, rientrando così anche di una buona parte dei costi.
Inoltre, l’installazione di una così elevata quantità di pannelli fotovoltaici e l’impulso che questa decisione avrebbe sulla ricerca ne ridurrebbe anche fortemente i costi.

Consideriamo poi il problema del trasporto dell’elettricità. Per il principio di Joule quando la corrente passa attraverso un conduttore parte dell’energia viene dissipata sottoforma di calore. Dalla centrale alle cabine di trasformazione la perdita è pari a circa il 10%. Se la produzione di energia viene invece svolta nel posto dove viene utilizzata la pardita è pressoché nulla. Anche questo aspetto concorre diminuire il gap tra i costi dell’energia nucleare e quella fotovoltaica.

L’installazione dei pannelli richiederà inoltre una elevata quantità di manodopera ed aumenterà di conseguenza l’occupazione (i costi della manodopera sono già compresi nei costi per la realizzazione degli impianti di cui ho parlato inizialmente). La maggior parte di questi soldi rimarrebbe così in Italia e non migrerebbe oltralpe.

Il costo del combustibile non viene mai preso in considerazione. L’uranio, ci dicono, oggi costa abbastanza poco; ma come tutti i materiali presenti sulla terra il suo costo è legato all’andamento dei mercati: quanto costerà il giorno in cui i combustibili fossili diventeranno inutilizzabili? E quando comincerà a scarseggiare l’uranio (perché anche l’uranio non è infinito ed è destinato ad esaurirsi).

Finora li ho tenuti fuori, ma parliamo poi anche dei costi ambientali. I fautori del ritorno al nucleare quando parlano dei costi di realizzazione delle centrali nucleari lasciano sempre fuori dal conto il costo dello smaltimento delle scorie radioattive. Ancora non abbiamo trovato la soluzione allo smaltimento delle scorie prodotte dalle nostre quattro vecchie centrali: le vogliamo contabilizzare o no? Vedrete che includendo anche questo aspetto i costi del nucleare lieviteranno enormemente: in questo momento il costo è infinito, visto che non sappiamo dove metterle, e non zero, come vorrebbero che noi credessimo.

Gli studi sanitari ci dicono che l’aumento dei casi di cancro nelle aree che si trovano vicino ai siti nucleari sono nell’ordine di un caso ogni milione di abitanti e che quindi la situaIome è accettabile (cioè è della stessa entità di altri rischi comuni ai quali la popolazione è esposta e per i quali la popolazione è disposta a ritenerli trascurabili). Anche questo è un costo.

Fatti tutti questi calcoli e svelati quelli che ci stanno nascondendo, si può concludere che il ricorso all’energia solare sia in termini di costi assolutamente paragonabile a quello derivante dalla realizzazione di centrali nucleari.

Quindi, cosa aspettiamo a convertirci all’energia solare? Che si spenga?

Avanti un altro

Ma davvero Francesco Rutelli pensa che le sue posizioni siano strumentalizzate?
Cioé? Pensa che qualcuno travisi quello che dice?

Ieri, facendo il mio dovere di parlamentare, ho presentato in commissione in Senato i miei emendamenti e, vi confesso, non mi aspettavo questo casino

Ci prendi per dei babbei?
A me sembra che il suo pensiero sia chiaro e cristallino: con il PD non vuol avere niente a che fare?
Cosa, o chi, lo trattiene?

Si comincia?

Ho letto le dichiarazioni di Franceschini sui militanti virtuali.
Ho letto le dichiarazioni dello stesso tenore di Bersani e di Marini.
All’inizio ho pensato che potessero essere anche una risposta alle parole imprudenti di Renzi (ha già lo spessore per chiamare qualcuno del suo stesso partito un vice-disastro? spero che le citazioni americane non gli facciamo perdere il contatto col pianeta terra).
Poi ho riflettuto ancora e mi sono chiesto: com’è possibile che politici come questi, così attenti a non risultare sgraditi ad alcuno, che fanno di tutto per non scontentare quelli che la pensano in maniera diversa da loro su argomenti importanti come il testamento biologico o la laicità dello Stato, come fanno ad esprimere giudizi tanto derisori nei confronti di un gruppo di persone appassionate ad un progetto politico al quale stanno partecipando con tanta passione?
Ma vuoi vedere che questi ci stanno chiamando a gran voce?
Dal momento che di risultati tangibili dell’azione svolta sulla rete non se ne vedono, vuoi vedere che ci stanno provocando in modo da far nascere davvero finalmente qualcosa?
Dai su forza, da dove si comincia?