Ieri mattina appena uscito di casa per raggiungere la partenza della Maratona di Lucca ho incontrato Alessandro che mi ha chiesto se avessi un obiettivo per la mia corsa. Io gli ho ripetuto quello che in settimana avevo detto a Paolo, a Donatella, a Ivo ed a tutti quelli che me l’avevano chiesto. Il programma di allenamento che sto seguendo in vista della Maratona di Firenze per oggi diceva 30 km a ritmo maratona +7″ e due chilometri a rm -20″ ovvero un lunghissimo alla Tergat. Poi, avevo detto, l’idea è di iniziare a camminare, farmi raggiungere dai palloncini delle 4 ore, e, se ce la faccio, andare all’arrivo con loro. Rispetto alle maratone della scorsa primavera sarebbe un discreto miglioramento, anche se non il mio primato personale fatto proprio un anno fa a Venezia.
A Lucca alla partenza la temperatura è piuttosto rigida, circa 4°C, e sono soddisfatto della scelta di indossare i pantaloni a pinocchietto, che tiene le cosce coperte e non fa consumare subito un bel po’ di calorie per mantenerle in temperatura, e maglia a maniche lunghe.
Quanti saremo? Secondo me non si arriva ad 800, ma comunque il clima è come al solito di festa. L’impressione è che in molti, come me, abbiano deciso di correre questa maratona come preparazione per qualcos’altro: Firenze, Pisa, …
Si parte, come sempre tra frizzi e lazzi. Qualcuno con i palloncini si lamenta che quelli della Rossini che a tutte le maratone gli si appicchiamo addosso come sanguisughe. Vedo un nutrito gruppo di podisti tutto spostato sulla destra della carreggiata sulle mura dietro i palloncini delle 4h15′. Mi avvicino e scopro che una delle pacer indossa una mise che non trova (posso dire giustamente?) l’approvazione di una sua compagna di squadra: pantacollant neri trasparenti che lasciano vedere (senza intra) delle minuscole mutande altrettanto nere (non trasparenti). Si sa l’uomo è spesso allupato e con tutti gli in bocca al lupo del pre-gara il comportamento è stimolato…
Dopo i quattro chilometri di mura e lo scorcio nel centro cittadino si esce sul lungo rettilineo che porta verso Ponte a Moriano. Il mio passo si stabilizza su un 5’14″/km che è qualche secondo più veloce del preventivato, ma insomma, ci può stare. Salto il ristoro dei 5 km, ma voglio fare tutti gli altri. Peccato che le bottigliette d’acqua che prendo ai 10 ed ai 15 km siano gelate: forse non si poteva fare diversamente, ma certo che durante la tapasciate del Tre Province il tea caldo non manca mai ad ogni ristoro e stamani ci sarebbe stato proprio bene…
In lontananza scorgo i palloncini azzurri delle 3h45′; sembra che rimangano sempre lì e non si avvicinino mai. L’iPhone, con il quale corro, è impostato per dirmi a voce ad ogni chilometro il passo medio. Ho aumentato un poco e sono a 5’12″. Uso la tecnica che ho letto di nuovo qualche giorno fa su un sito americano: puntare uno di quelli che ti stanno davanti per cercare di raggiungerlo. Quando li sei accanto concentrati sul tuo respiro, non ascoltare il suo ed inquadra il prossimo obiettivo. Funziona. Solo quando raggiungo una ragazza mi deconcentro perché il suo respiro è proprio pesante. Abbiamo passato il ventesimo e tra poco c’è il giro di boa della mezza.
Ai 21,097 il mio cronometro segna 1h 50′ 42″, secondo più secondo meno. Al ventiquattresimo inquadro davanti a me Graziano, che oggi corre la sua 165° maratona. Scambiamo due parole. Mi dice che i palloncini delle 3 e 45 ormai sono lì e sono in vantaggio sul tempo di almeno 2 minuti e mezzo. Al cartello dei 25 li raggiungo. Ad uno dei pacer i palloncini sono scoppiati. Gli chiedo se per caso se l’è mangiati. Lui risponde chiedendomi come mai ho ancora così tanto spirito, evidentemente quelli accanto a lui non sono più tanto presenti. Tanto tra un po’ mi fermo, rispondo io, ai 30 manca poco.
Mi accorgo che ho nella tasca dietro dei pantaloncini un gel, ma non ne sento il bisogno eppoi mi dico che oggi voglio provare senza: fossero stati quelli che a Milano ed a Trieste hanno contribuito a scombussolare il mio intestino?
Ai 30 aumento la velocità: 4’57″/km. Vado avanti per un km e mezzo e sento che ce la faccio ma un tarlo mi entra nella testa: e la la finissi? Inconsciamente rallento. Infatti dopo un po’ sento che l’iPhone dice la media è diventata 5’13″, poi 5’14″. Va bene, va bene. Il mio l’ho fatto. Certo più di quei due che da una decina di km stanno viaggiando con me. Peccato che si alternino uno correndo e l’altro cavalcando una bicicletta. Certi tratti sono tutti e due in bicicletta con uno sulla canna. Cerco di scorgere il loro numero di pettorale, perché questa è una cosa che mi sta francamente sugli zebedei, ma gli astuti l’hanno coperto…
Si entra a Lucca. C’è una stretta curva a gomito con salita al cartello che segna il chilometro 38 che ci riporta sulle mura da percorrere in senso inverso rispetto ai primi km. Incontro Marco. È venuto con Alessandro in bicicletta per seguire Matteo e gli altri. Mi dà una grossa mano dal punto di vista psicologico, perché davvero adesso potrei rallentare molto, sono stanco. Mi racconta degli altri, di Fabio che non è poi così lontano, mi da la spinta sulla discesa che riporta verso piazza Napoleone. Sento anche Ale che mi scorge dietro un gruppetto di 6-7 persone che mi precede ma che io sto superando quando ormai mancano i fatidici 195 metri alla fine. Taglio il traguardo sfinito. L’ultimo chilometro a 4’55″, ed il tempo finale 3h 41′ 37″, il mio record frantumato di ben 7 minuti. Firenze, ci vediamo tra un mese!
A Lucca alla partenza la temperatura è piuttosto rigida, circa 4°C, e sono soddisfatto della scelta di indossare i pantaloni a pinocchietto, che tiene le cosce coperte e non fa consumare subito un bel po’ di calorie per mantenerle in temperatura, e maglia a maniche lunghe.
Quanti saremo? Secondo me non si arriva ad 800, ma comunque il clima è come al solito di festa. L’impressione è che in molti, come me, abbiano deciso di correre questa maratona come preparazione per qualcos’altro: Firenze, Pisa, …
Si parte, come sempre tra frizzi e lazzi. Qualcuno con i palloncini si lamenta che quelli della Rossini che a tutte le maratone gli si appicchiamo addosso come sanguisughe. Vedo un nutrito gruppo di podisti tutto spostato sulla destra della carreggiata sulle mura dietro i palloncini delle 4h15′. Mi avvicino e scopro che una delle pacer indossa una mise che non trova (posso dire giustamente?) l’approvazione di una sua compagna di squadra: pantacollant neri trasparenti che lasciano vedere (senza intra) delle minuscole mutande altrettanto nere (non trasparenti). Si sa l’uomo è spesso allupato e con tutti gli in bocca al lupo del pre-gara il comportamento è stimolato…
Dopo i quattro chilometri di mura e lo scorcio nel centro cittadino si esce sul lungo rettilineo che porta verso Ponte a Moriano. Il mio passo si stabilizza su un 5’14″/km che è qualche secondo più veloce del preventivato, ma insomma, ci può stare. Salto il ristoro dei 5 km, ma voglio fare tutti gli altri. Peccato che le bottigliette d’acqua che prendo ai 10 ed ai 15 km siano gelate: forse non si poteva fare diversamente, ma certo che durante la tapasciate del Tre Province il tea caldo non manca mai ad ogni ristoro e stamani ci sarebbe stato proprio bene…
In lontananza scorgo i palloncini azzurri delle 3h45′; sembra che rimangano sempre lì e non si avvicinino mai. L’iPhone, con il quale corro, è impostato per dirmi a voce ad ogni chilometro il passo medio. Ho aumentato un poco e sono a 5’12″. Uso la tecnica che ho letto di nuovo qualche giorno fa su un sito americano: puntare uno di quelli che ti stanno davanti per cercare di raggiungerlo. Quando li sei accanto concentrati sul tuo respiro, non ascoltare il suo ed inquadra il prossimo obiettivo. Funziona. Solo quando raggiungo una ragazza mi deconcentro perché il suo respiro è proprio pesante. Abbiamo passato il ventesimo e tra poco c’è il giro di boa della mezza.
Ai 21,097 il mio cronometro segna 1h 50′ 42″, secondo più secondo meno. Al ventiquattresimo inquadro davanti a me Graziano, che oggi corre la sua 165° maratona. Scambiamo due parole. Mi dice che i palloncini delle 3 e 45 ormai sono lì e sono in vantaggio sul tempo di almeno 2 minuti e mezzo. Al cartello dei 25 li raggiungo. Ad uno dei pacer i palloncini sono scoppiati. Gli chiedo se per caso se l’è mangiati. Lui risponde chiedendomi come mai ho ancora così tanto spirito, evidentemente quelli accanto a lui non sono più tanto presenti. Tanto tra un po’ mi fermo, rispondo io, ai 30 manca poco.
Mi accorgo che ho nella tasca dietro dei pantaloncini un gel, ma non ne sento il bisogno eppoi mi dico che oggi voglio provare senza: fossero stati quelli che a Milano ed a Trieste hanno contribuito a scombussolare il mio intestino?
Ai 30 aumento la velocità: 4’57″/km. Vado avanti per un km e mezzo e sento che ce la faccio ma un tarlo mi entra nella testa: e la la finissi? Inconsciamente rallento. Infatti dopo un po’ sento che l’iPhone dice la media è diventata 5’13″, poi 5’14″. Va bene, va bene. Il mio l’ho fatto. Certo più di quei due che da una decina di km stanno viaggiando con me. Peccato che si alternino uno correndo e l’altro cavalcando una bicicletta. Certi tratti sono tutti e due in bicicletta con uno sulla canna. Cerco di scorgere il loro numero di pettorale, perché questa è una cosa che mi sta francamente sugli zebedei, ma gli astuti l’hanno coperto…
Si entra a Lucca. C’è una stretta curva a gomito con salita al cartello che segna il chilometro 38 che ci riporta sulle mura da percorrere in senso inverso rispetto ai primi km. Incontro Marco. È venuto con Alessandro in bicicletta per seguire Matteo e gli altri. Mi dà una grossa mano dal punto di vista psicologico, perché davvero adesso potrei rallentare molto, sono stanco. Mi racconta degli altri, di Fabio che non è poi così lontano, mi da la spinta sulla discesa che riporta verso piazza Napoleone. Sento anche Ale che mi scorge dietro un gruppetto di 6-7 persone che mi precede ma che io sto superando quando ormai mancano i fatidici 195 metri alla fine. Taglio il traguardo sfinito. L’ultimo chilometro a 4’55″, ed il tempo finale 3h 41′ 37″, il mio record frantumato di ben 7 minuti. Firenze, ci vediamo tra un mese!
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